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Nove domande ai critici | Giovanna Giannini Guazzugli

Per fortuna ci sono gli artisti: condividi, e in che misura, questa intonazione o inno che dir si voglia?
La condivido come intonazione, più che come inno (diciamo che non ci metterei il punto esclamativo alla fine, pensando alla formidabile capacità di alcuni artisti di essere grandi scocciatori, o anche semplicemente dei fantastici egocentrici!). Il punto però è che l’arte non si fa da sola, e tante cose non avrebbero ragione d’essere senza di essa, compresa la mia “professione”, quindi sì, tutto sommato, per fortuna ci sono gli artisti.

Considerando la “liquidità” della nostra epoca, quali sono, se ci sono, i limiti del soggetto artista?
La nostra epoca, che ansia! “Liquido” è un eufemismo, c’è proprio un gran caos. Gli artisti, penso che vivano gli stessi disagi di tanti altri esseri umani, l’ansia di emergere, di risultare autentici, originali, innovativi, di guadagnare. E’ una sfida continua ed estenuante, peggiorata dalla numerosa concorrenza e, tra l’altro, dalla scomparsa di un supporto intellettuale e critico che possa abbozzare delle linee, degli indirizzi, che dovrebbe favorire la collaborazione e arginare questa imperante attitudine DIY (Do It Yourself, fattelo da solo, in ogni campo ormai), e magari far riguadagnare un po’ di fiducia nella figura del curatore…
Detto questo, comunque c’è di buono che l’artista stesso è una figura liquida, nel senso che, come un liquido, si adatta sempre allo spazio (e al tempo) in cui si trova, legge la propria epoca, ne viene influenzato, si esprime di conseguenza. L’espressione artistica c’è da sempre e ci sarà sempre. Potremmo considerare l’artista il secondo mestiere più antico del mondo??

Qual è il tuo filo diretto con l’artista, il suo mondo, la sua vita privata? Ti sei mai innamorato di un artista?
Il “filo diretto” è quello consueto, telefonate, chiacchierate, visite a studio, qualche occasione mondana di incontro, le cose normali!
Nelle relazioni interpersonali non sono particolarmente intraprendente.. Con gli artisti vale come con qualunque altro essere umano, ti incontri e puoi entrare in sintonia come no, ti puoi scegliere. Certo che sintonia (ed empatia) aiutano molto nel lavoro, ma non è detto che poi si entri in confidenza fino alla sfera privata, per quello ci vuole comunque tempo e assiduità e dipende sempre dalla persona, chiaramente. Comunque sono pochi gli artisti con cui ho confidenza stretta, principalmente perché ritengo sacra la regola “mai mescolare amore e affari”. Nell’arte è un po’ più difficile che in altri ambiti professionali, visti gli entusiasmi travolgenti che si possono scatenare, ma è una regola d’oro per fare un lavoro lucido e onesto, ed evitare situazioni imbarazzanti. Non mi sono mai innamorata di un artista, anche se in un paio di occasioni ne ho subito il fascino.

“Eppur mi son scordato di te”, cantava Lucio Battisti, o un’amnesia momentanea: chi ne ha fatto le spese quel giorno?
Come ho fatto? Non so. Seduto in quel caffè io non pensavo a te.

22 lezioni di vita imparate leggendo Harry Potter, o è sempre meglio il nostro Pinocchio? Chi è il Geppetto dell’arte?
Ho letto tutti e 7 i libri di Harry Potter in lingua originale e ho visto i film diverse volte, li trovo coinvolgenti; avendolo conosciuto in età ormai adultina è solo un’evasione, o la scusa per tenere in allenamento il mio già ottimo Inglese, nell’amara constatazione di non possedere poteri magici e non poter apprendere incantesimi! Pinocchio invece, mia nonna mi leggeva le sue Avventure quando avevo la febbre, da bambina, conservo ancora il libro, con due enormi Carabinieri neri in copertina che lo trascinano via…altro che Dissennatori e Mangiamorte. In confronto Harry Potter è un dilettante. Il Geppetto dell’arte, non saprei proprio, povero vecchietto.

Qual è il difetto migliore nell’artista di successo?
Probabilmente lo stesso che avrebbe se non fosse nato artista e praticasse con successo una qualunque altra professione.

A chi “l’uomo del Monte” dice si? A chi dice no?
A un frutto di bell’aspetto. Non ce l’hanno mai detto, gli esclusi non contano. Comunque mi stanno antipatici quelli che mi vogliono vendere cose.

“Alla mediocrità chi ci pensa?”, si domandava Carmelo Bene …
La mediocrità è una condizione così comoda…

Predicare bene e razzolare meglio …un trend?
Non pervenuto. E solitamente chi razzola bene per davvero non lo va a raccontare.