home Interviste Nove domande ai critici | Roberto Maggiori

Nove domande ai critici | Roberto Maggiori

Per fortuna ci sono gli artisti: condividi, e in che misura, questa intonazione o inno che dir si voglia?
Condivido in parte, di solito penso “per fortuna ci sono i musicisti”. La musica è una pratica che richiede cultura, dedizione, studio, applicazione costante ed empatia ed è subito evidente se uno di questi ingredienti è sotto dosato. Poi ci sono gli artisti propriamente detti, un po’ meno utili, meno fruiti, che richiedono troppo spesso un’eccessiva attenzione anche alle loro vicende biografiche e, come narciso, una ridondante propensione alla “riflessione” con il preoccupante rischio di sfociare nella pippa mentale, a un secolo dalle beffe anticoncezionali di Duchamp. Resta il fatto che dopo la musica, arriva l’arte, anche se a volerla dire tutta è preceduta per un soffio dalla filosofia e dalla fisica, due modalità creative analitiche di cui in fondo l’Arte è una sintesi.

Considerando la “liquidità” della nostra epoca, quali sono, se ci sono, i limiti del soggetto artista?
La condivisione, la comprensione e l’apprezzamento del suo fare per un ristretto numero di persone, che sono poi i critici (altre figure hanno gioco solo nel breve termine), questi i limiti principali con cui si deve fare i conti. l’Artista per essere tale deve accordarsi (nel senso musicale di entrare in risonanza) con una Tradizione ed evolverla, negarla o modificarla, ma sempre con questa deve relazionarsi, persino l’Avanguardia (e la ricerca dello chock a tutti i costi) è ormai una tradizione.
La società liquida accelera tutto, ma l’Artista ha la sua visione e il suo tempo coincide solo parzialmente con la contemporaneità e via via che il suo lavoro cresce se ne distacca sempre di più. Parafrasando Shelley, gli artisti sono ombre che il futuro getta sul presente.

Qual è il tuo filo diretto con l’artista, il suo mondo, la sua vita privata? Ti sei mai innamorato di un artista?
Se l’artista mi convince (e io convinco lui/lei) nasce quasi sempre un’amicizia a cui segue una frequentazione, email, telefonate, condivisione di pensieri, lavori, ecc., a questo punto sviluppo un ragionamento in cui cerco di spiegare cosa mi ha colpito, ma il ragionamento deve venire dopo e non prima, sennò non vale.
Non mi sono mai innamorato di un artista, ma in diversi casi delle sue opere.

“Eppur mi son scordato di te”, cantava Lucio Battisti, o un’amnesia momentanea: chi ne ha fatto le spese quel giorno?
La musica leggera va presa con leggerezza.

22 lezioni di vita imparate leggendo Harry Potter, o è sempre meglio il nostro Pinocchio? Chi è il Geppetto dell’arte?
Harry Potter non l’ho letto, resta Pinocchio, del resto per Picasso e Ionesco l’arte è la menzogna che dice la verità mentre tutti mentono, tranne alcuni attori.
Di Geppetto nell’Arte ce ne sono diversi, segano, piallano e costruiscono qualcosa che a volte prende vita, senza troppa fretta, quasi sempre lontano dai riflettori e dai salotti chic.

Qual è il difetto migliore nell’artista di successo?
Il successo momentaneo di oggi o quello storicizzato di domani?
Non tutti i successi hanno la stessa ricetta, ma a meno di avere un gran culo bisognerà quantomeno considerare un minimo di relazioni sociali, proporre il proprio lavoro ma senza esagerare, altrimenti si slitta nel peggior difetto dell’artista mancato. Ad ogni modo gli Artisti (non necessariamente di successo) hanno pessimi pregi e ottimi difetti, il miglior difetto è l’ossessiva perseveranza nel coltivare la propria visione, se necessario fino all’autodistruzione. Il peggior pregio è invece la perseveranza ossessiva nel coltivare la propria visione fino all’autodistruzione, se necessario.

A chi “l’uomo del Monte” dice si? A chi dice no?
A chi gli pare, tanto la scelta alla lunga resta di chi va al supermercato o al mercatino biologico.

“Alla mediocrità chi ci pensa?”, si domandava Carmelo Bene…
Ci pensa il pensato, ciò che è Stato.

Predicare bene e razzolare meglio… un trend?
Magari.