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Personalissima di Pietro Fortuna

La mostra personale di Pietro Fortuna, a cura di Pietro Gaglianò, inaugurata lo scorso 11 aprile negli spazi del MACRO Testaccio di Roma, intitolata S.I.L.O.S, si presenta al pubblico come un grande raccoglitore, un’antologia di molteplici opere (realizzate appositamente per questa occasione) attraverso le quali l’artista racconta se stesso attraverso il proprio percorso artistico e poetico di una vita.

“L’arte è profezia e non previsione” afferma Fortuna in questa occasione. Il progetto presentato al MACRO, difatti, nasce proprio da un non-progetto, da uno studio che l’artista porta avanti ormai da molti anni per cercare di sconfessare l’idea di una promessa e di un finalismo legato all’idea di fare arte. La creazione di un’opera semplicemente accade e si manifesta come forma del divenire. Il fare arte di Fortuna non nasce quindi con lo scopo di narrare qualcosa ma lascia libero il processo artistico e il suo risultato. Dietro ogni suo lavoro, egli intende far emergere come sia impossibile caricare l’arte di aspettative finali, perseguire in essa le risposte ai grandi interrogativi della nostra esistenza.

“L’arte non può soccorrere, è un oggetto tra gli oggetti, è una semplice possibilità tra le infinite possibilità che noi abbiamo, è una realtà tra le realtà che esistono.”

Per l’artista, paradossalmente, chi cerca di narrare attraverso l’arte rischia di limitare la stessa innata capacità dell’arte di essere narrativa e comunicativa. L’opera può nutrirsi invece del sentimento, e il sentimento ha come affine a sé la speranza, che ritorna continuamente nel lavoro dell’artista.

Questa la cifra stilistica di Pietro Fortuna: l’anti-narratività e l’anti-rappresentatività, accompagnate al contempo dalla presenza del sentimento.

Per questo le opere realizzate per S.I.L.O.S sono opere austere ed enigmatiche che nascono da un gesto che toglie la narratività, la letterarietà, ma sono opere allo stesso tempo estremamente evocative e toccanti. Opere intellegibili, trascendenti, sempre in bilico tra realtà e immaginazione, tra visibile e invisibile. Fiori imprigionati e schiacciati da due grandi lastre di vetro poggiate a terra. Il primo cielo apre il percorso espositivo provocando sin da subito nello spettatore sorpresa, stupore, meraviglia. La mostra si snoda da qui in un percorso estetico estremamente vario e articolato.

Il padiglione del MACRO si trasforma in uno scrigno, custode del prezioso mondo dell’artista. Interessante in questo senso il fatto che a chiudere il percorso espositivo vi sia installato un lavoro che si addentra nell’universo più intimo di Fortuna. Nell’ultima sala, infatti, è proiettato Studio Visit: un viaggio nello studio dell’artista, nel luogo dove egli vive e crea l’arte. Un viaggio concepito come un’esplorazione, un racconto, un viaggio nella mente dell’artista in cui il presente si confonde con il passato. Nel buio del suo studio si intravedono frammenti di sculture, strumenti da lavoro, ma anche pennelli, colori e angoli di casa che sfumano nell’obiettivo della cinepresa quasi appartenessero all’immaginario o a una memoria sbiadita.

Il dettaglio fa da padrone a questa personale di Pietro Fortuna. L’attenzione a quest’ultimo e al significato metaforico che vi è sotteso, rendono S.I.L.O.S un altro grande progetto dell’artista.

 

 

Stefania Calandriello

12 aprile – 4 giugno 2017
S.I.L.O.S
MACRO Testaccio, Padiglione A
Piazza O. Giustiniani 4, Roma

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