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Restauro, musei e imprese culturali al XXV Salone di Ferrara

Restauro, musei e imprese culturali: sono tutti gli istituti che sottraggono al mero impiego retorico il binomio “tutela e valorizzazione” i protagonisti del Salone appena conclusosi a Ferrara. I tre giorni della fiera, giunta alla sua 25esima edizione, trovano nei numeri dei partecipanti la conferma e l’occasione per ribadire la grande vitalità del settore culturale nel nostro Paese e il successo dell’intuizione di una promozione che passi anche per l’ormai acquisita rilevanza dell’evento nel panorama fieristico non solo italiano. Dal partenariato del Mibact al respiro internazionale dei 270 espositori, ai 125 convegni, un’offerta variegata di workshop, seminari ed incontri e una dozzina di mostre ed eventi, sono stati diversi i motivi di interesse per un pubblico affluito al Salone numeroso e appassionato. Un successo, quello registrato sul fronte dei visitatori, che si fa forza anche del coinvolgimento diretto degli studenti liceali e universitari, un domani potenziali professionisti o consapevoli fruitori del patrimonio.

La giornata di apertura ha visto la consegna del Premio “Domus Fassa Bortolo” allo studio di architettura Toni Gironès per la valorizzazione dell’area archeologica di Can Tacò a Montmelò (Barcellona). Il progetto del nuovo belvedere si mostra in effetti assolutamente innovativo nel coniugare preesistenze architettoniche e paesaggio per una via che non contempla solo l’accordo estetico ma lavora attentamente con tutto il materiale a disposizione, dall’orografia del sito ai materiali di scavo che si reinventano riempimenti delle due terrazze che svelano, nel tracciato, l’insediamento antico.

Tra i focus più accattivanti proposti dalla manifestazione, il ricco programma presentato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha sicuramente messo in luce l’eccellenza delle sue attività. Quattro anni e mezzo di intervento sull’Adorazione dei Magi di Leonardo hanno permesso non solo che l’opera tornasse visibile al pubblico degli Uffizi, nel marzo dello scorso anno, in condizioni di sicurezza, ma sono stati soprattutto l’occasione di indagare questo esempio capitale del non-finito vinciano. L’Adorazione riletta dalle indagini tecniche – in particolare, le riflettografie condotte con la recente tecnologia Multi-NIR – diventa la conferma dell’inesauribile inventiva di Leonardo, del suo procedere mutevole che continua la fase creativa direttamente sulla tela. Opportunità e sfide, queste, che sono l’anima stessa del restauro e che tornano negli altri due interventi presentati al pubblico del Salone dall’Opificio, sul San Girolamo di Donatello e sui disegni e bozzetti cinematografici di Federico Fellini.

Ospiti dell’evento anche diverse Scuole di Restauro delle Accademie di Belle Arti: «Una rete da nord a sud, da est a ovest, che promuove e diffonde la cultura della conservazione e del restauro formando gli addetti ai lavori del futuro e che incide fortemente a favore della salvaguardia del patrimonio con i tanti cantieri di restauro su beni culturali in pericolo», a detta di Giovanna Cassese, presidente dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Firenze. Si sono presentate le Accademie di Napoli, Bologna, Brera, L’Aquila, Verona, Como, Brescia, Sassari e Palermo. Sulla stessa linea, la presenza dei due clust-ER regionali, le Industrie culturali e creative – ICC e l’Edilizia e Costruzioni – EC all’interno del Salone è stata concepita con lo scopo di intrecciare le rispettive specializzazioni per promuovere in Emilia-Romagna nuovi cantieri ad elevato impatto attraverso l’integrazione di laboratori di ricerca e centri per l’innovazione della Rete Alta Tecnologia, da un parte, e il sistema imprenditoriale e dell’alta formazione dall’altra.

Gran finale, venerdì, con “Realtà virtuale e intelligenza artificiale nelle collezioni e nei luoghi di Vittorio Cini”. Ideato da Museyoum srl, il progetto mira ad allargare gli orizzonti di fruizione della singolare collezione di dipinti emiliani raccolta da Vittorio Cini e ospitata nel prestigioso palazzo veneziano del ramo familiare di San Vio. Nella webApp si fondono, nuovamente, i contributi tecnologici dell’apparato iconografico in eccezionale risoluzione e dell’intuitività dell’assistente virtuale con la necessità di condivisione dei contenuti e di suggestioni e risposte che giungano al fruitore live, on demand e, possibilmente, prima della domanda stessa.

Un mondo, quello presentato al XXV Salone, che raccoglie le testimonianze e le emozioni suscitate dalla ricerca sul patrimonio artistico nazionale e sulla sua possibilità di trasmissione alle generazioni che verranno. (Articolo di Erica Bisetto)