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Riflessioni su The Others

Nata otto anni fa per iniziativa di Roberto Casiraghi (l’ideatore venticinque anni fa di Artissima), la fiera di arte contemporanea The Others, organizzata dall’omonima associazione, è stata una delle tappe più interessanti dell’art week torinese di inizio novembre.

Indirizzata a un pubblico diverso da quello della fiera collocata all’Oval e alle OGR, The Others ha ospitato quest’anno ben 41 tra gallerie di ricerca, associazioni culturali, spazi indipendenti, collettivi e altri soggetti, molti dei quali lavorano al di fuori dei circuiti ufficiali, provenienti dall’Italia e per oltre il 60% da 13 paesi stranieri (Belgio, Cuba, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Marocco, Olanda, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera).

Lasciata la location delle prime edizioni, le ex Carceri Le Nuove, dal 2017 la fiera è stata organizzata in un’altra sede del tutto inusuale, l’ex ospedale Regina Maria Adelaide per bambini rachitici, divenuto più tardi centro traumatologico di eccellenza. Ancora una volta le stanze per i degenti, gli ambulatori, le sale operatorie, i locali per gli esami diagnostici, le cucine e gli uffici hanno accolto dipinti, sculture, foto, installazioni di artisti italiani e stranieri, creando in più casi stimolanti relazioni tra luoghi e opere.

Il lavoro di ricerca svolto da un team curatoriale rinnovato, attivo tra Berlino, Bruxelles, Copenhagen, Mosca, Parigi e Santander, coordinato da Bruno Barsanti e costituito da Alejandro Alonso Diaz, Yulia Belousova, Pietro della Giustina, Iben Bach Elmstrøm e il collettivo SUPERDEALS, ha conferito alla fiera – programmaticamente alternativa – un ulteriore appeal, scegliendo proposte contrassegnate da una componente spiccatamente innovativa e in molti casi underground.

Quattro le sezioni della fiera: Main, Specific, Special Projects, Expanded Screen,– quest’ultima una novità dell’edizione 2018, dedicata alla video installazione.

Numerosissimi i visitatori (circa 16.000), molti dei quali hanno potuto anche seguire la tavola rotonda sul tema Oltre il modello tradizionale di fiera e i talks che hanno affrontato argomenti molto interessanti, quali il significato dell’arte attuale, il futuro dell’editoria d’arte indipendente, la rinuncia da parte delle gallerie a svolgere la propria attività in spazi fisici.

Sostanzialmente positivo il giudizio degli espositori sul programma globale della manifestazione, ma anche in merito ai contatti stabiliti con colleghi, collezionisti, artisti e pubblico, in merito agli spazi e agli orari (molto apprezzata l’apertura sino alle 24,30, che ha consentito a espositori e visitatori di frequentare il ristorante nell’ex mensa dell’ospedale e i chioschi di gastronomia dell’area garden, e di assistere a performance di danza, organizzate dalla Fondazione Piemonte dal Vivo.

Una certa soddisfazione si è registrata in merito alle vendite, favorite quest’anno dalla presenza di opere dai prezzi ancora più abbordabili (in genere tra i 60 e i 5000 euro).

Impossibile rendere conto delle numerose proposte interessanti presenti, tra cui le deliziose opere uniche formato micro, veri oggetti d’affezione dai prezzi bassissimi, del collettivo di artisti e designer di Amsterdam Post Modern (www.post-modern.org); la serie di dipinti di Reynerio Tamayo, che con accenti beffardi ritraggono protagonisti del sistema dell’arte contemporanea internazionale, vista nella  Fucina des artistasde La Habana (Cuba); la personale – in una delle stanze del blocco operatorio – di Marta Djourina (ospitata da Display di Berlino) con video e lavori fotografici che sembrano richiamare elementi organici; ma anche l’installazione Alloggiamenti di Martina Brugnara, (presentata dalla galleria torinese Gagliardi e Domke), una serie di involucri di legno costruiti per ospitare attrezzi, la cui assenza attesta il trasferimento dall’attenzione dal contenuto al contenitore  e la perdita della storia dell’oggetto; di grande pregnanza emotiva le opere del siriano Fadi al-Hamwi, (oggi basato a Berlino, dove è giunto come profugo), foto, disegni, video, che riflettono sull’assenza di umanità nell’esperienza quotidiana della guerra. Ai suoi lavori, presentati dal collettivo curatoriale berlinese East of Elsewhere, è stato assegnato il premio per la sezione Specific, mentre per Expanded Screen il riconoscimento è andato a FOKU-Estonian Union of Photography Artistsdi Tallinn (Estonia) per la poetica videoinstallazione sull’urgenza del tema ambientale, firmata da Mari-Leen Kiipli; infine per il miglior progetto curatoriale (Main + Special Projects) la scelta è caduta sulla proposta di szena gallerydi Mosca. Il Premio acquisto Bottega Baretti è andato a tre acqueforti a colori di Francesco Casolari, presentato da Bi-Box Art Spacedi Biella.

L’arte, evidentemente, non è morta e tornerà a The Others (e non solo) anche il prossimo anno a Torino!

 

 

 

The Others, 1-4 novembre 2018

Ex Ospedale Maria Adelaide

Torino, Lungo Dora Firenze, 87

Organizzazione The Others SRL

www,theothersfair.com  theothers@theothersfair.com

social@TheOthersArtFair