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Al MAMbo la mostra dedicata a ROBERTO DAOLIO

Si compone di circa un centinaio di pezzi tra opere d’arte e prodotti editoriali la mostra che il MAMBO – Museo d’Arte Moderna di Bologna dedica a Roberto Daolio, il critico scomparso prematuramente nel 2013. ROBERTO DAOLIO. Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale, curata da Uliana Zanetti con la collaborazione di Giulia Pezzoli e Barbara Secci, è allestita nella “Project Room” situata al primo piano del museo, la sala più volte utilizzata negli anni passati per le proiezioni video, i focus e gli eventi speciali. Questo spazio nei programmi per il futuro è destinato ad accogliere progetti che testimoniano l’attività di ricognizione del museo sul territorio, assieme a progetti espositivi volti a ricordare figure del nostro paese che hanno offerto un contributo rilevante in campo artistico e culturale ma spesso non sufficientemente riconosciute.

La mostra, realizzata con il contributo scientifico della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’ Università di Bologna, in modo specifico di Davide Da Pieve, Lara De Lena, Roberto Pinto, Caterina Sinigaglia, e con il sostegno dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha visto praticare la scelta delle opere esposte su un numero totale di di centoquarantasei. L’intera collezione, appartenuta allo studioso emiliano e composta da opere a lui donate dagli artisti che gli furono più vicini negli anni della sua attività, è stata ceduta dagli eredi al Museo d’Arte Moderna, ex GAM, l’istituzione forse con la quale il critico ha collaborato in modo più frequente nel corso degli anni, e che inserirà questo insieme di opere nella propria collezione.

I pezzi esposti, mai pensati per l’allestimento di una mostra dal loro proprietario sono stati selezionati con l’intento delineare momenti precisi della sua attività di critico e curatore, collocando il lavoro svolto attorno al suo profilo intellettuale sulla linea di confine tra la dimensione pubblica e quella privata. In tal modo viene anche ricordato l’approccio operativo dello stesso Daolio che ha visto coinvolta l’intera esistenza nella partecipazione al dibattito culturale del proprio tempo. Il critico del resto fu capace di instaurare un dialogo profondo con gli artisti, di prendere parte al dibattito su metodi e finalità del fare artistico in contesti spesso informali sostenendo il valore sociale dell’arte e rivolgendosi a spazi differenti per ospitarla, spesso non consueti.

Vale la pena ricordare seppur brevemente il dialogo con prestigiose istituzioni conosciute in ambito nazionale come il Museo di Villa Croce, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Viafarini, la Fondazione Ratti. E’ inoltre opportuno sottolineare il respiro internazionale della sua attività citando i rapporti con il MoMA PS1, la Biennale di Venezia oppure il lavoro svolto per l’iniziativa Little Constellation che lo vede impegnato negli anni più vicini a quello della sua scomparsa. Il lavoro di Daolio tuttavia ha in modo particolare contribuito a delineare la vicenda artistica dell’area emiliana nei quarant’anni in cui vi ha operato.

Allievo di Renato Barilli infatti si laurea al DAMS a metà anni ’70, e pur impegnato con diversi progetti e collaborazioni è spesso al fianco di quest’ultimo e di Francesca Alinovi nel monitorare le tendenze più innovative del panorama artistico di allora. Docente all’Accademia di Belle Arti fino al 2012 prende parte parte al dibattito più vivo del territorio sostenendo l’arte emergente. La mostra allestita al MAMbo pone in luce i tratti salienti del suo pensiero nel ricordare la celebre rassegna La settimana della performance svoltasi alla GAM -Bologna dal 1977 al 1982 che vede protagoniste nel capoluogo emiliano personalità come Marina Abramovic ed Hermann Nitsch. Il ciclo di eventi è significativo dell’interesse di Roberto Daolio per esperienze come la Body Art e la Performance. Il suo nome è visto in seguito legato a rassegne che hanno segnato il clima bolognese tra gli anni ’80 e ’90. Viene ricordata a tal riguardo la mostra dedicata ai Nuovi Nuovi da lui curata nel 1980, sempre a fianco di Renato Barilli e Francesca Alinovi , dove appare manifesta da parte dei tre critici la volontà di intercettare l’insieme di esperienze che si svolgono all’insegna di quella “ripetizione differente” che interpreta negli anni ’80 lo spirito postmoderno. Ricordata, a testimoniare la sua partecipazione alla vita intellettuale di quegli anni, la sua amicizia con Andrea Pazienza e Pier Vittorio Tondelli anch’essi ex studenti del DAMS, un rapporto testimoniato in mostra da un libro e una vignetta espressamente dedicati al critico. Una decina di anni dopo il suo nome è affiancato a quello di Adriano Baccilieri, Walter Guadagnini e Dario Trento nel comitato ordinatore della collettiva Nuova Officina Bolognese (1991), che indaga sviluppo innovativo e reinterpretazione dei linguaggi nella ricerca individuale della generazione di artisti nati intorno agli anni ’60; alla mostra presero parte diverse figure oggi affermate nel panorama artistico internazionale.

La mostra al MAMbo pone infine l’accento sul lavoro svolto dalla fine degli anni ’90 al periodo della sua scomparsa, che testimonia in modo chiaro l’interesse del critico per l’arte “sociale” e l’arte pubblica. In quest’ambito si collocano progetti come Accademia in stazione, realizzato al fianco di Mili Romano, la rassegna Ad’a-area d’azione presso la Rocca Sforzesca di Imola a fianco di Claudia Baroncini e Claudia Pedrini, oppure SPA. Salus Per L’Arte, che vede l’arte entrare all’interno del nuovo reparto di oncologia infantile dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Numerosi sono gli artisti italiani oggi attivi in campo nazionale e internazionale intimamente legati al ricordo del critico emiliano oppure associati al suo nome per un percorso condiviso più o meno lungo, ricordiamo brevemente personalità come Maurizio Cattelan, Sissi, Claudia Losi, Luigi Mainolfi, Bertozzi & Casoni, Marcello Jori, Andrea Nacciarriti, Flavio De Marco tutti presenti con le loro opere nella “project room” del MAMbo in questa occasione.

ROBERTO DAOLIO

Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale

MAMbo – Project Room

Fino al 6 maggio 2018

Via Don Giovanni Minzoni, 14
40121 Bologna