home Art-Week, Fiere, Notiziario Setup è Setup o non è Setup?

Setup è Setup o non è Setup?

Nuova edizione di Setup con cambio location. La domanda sorge spontanea: sarà riuscita l’operazione di crescita dell’indipendente bolognese? Forse è presto per dirlo, tuttavia, la nuova sede, nonostante la bellezza senza tempo del settecentesco Palazzo Pallavicini non ci pare un motivo sufficiente per decretare la reale riuscita dell’operazione. Più che un rinnovo la VI edizione di Setup appare propriamente come qualcosa d’altro che a nostro parere si distacca completamente dallo spirito originale con il quale si presentò la prima volta nel 2013. Nonostante le critiche, a volte aspre, nei confronti dell’Autostazione, ci pare che quello spazio restituisse quel mood “urban” realmente mancante in città, sebbene proprio questo carattere ha rischiato, soprattutto nelle ultime edizioni, di far scivolare Setup sulla qualità, spesso discutibile. Da urban Setup oggi si mostra più glamour, il cui reale vantaggio è probabilmente quello di aver acquisito un pubblico più maturo, consapevole e disposto a spendere cifre più alte. Tuttavia, non basta il contenitore a fare una nuova fiera, la differenza la deve fare il contenuto. È un problema di selezione, come prima della Vettese aveva subito Arte Fiera che per questa edizione pare, invece, avere fatto un’attenta operazione di pulizia. Nonostante il maquillage Setup si mostra confusa, pochi lavori realmente interessanti – fra i quali tuttavia merita menzione quello del napoletano Enrico Fico rappresentato dalla Galleria Tiziana Tommei di Arezzo – e non si leggono i famigerati progetti sul tema dell’attesa, teorico leitmotiv dell’indipendente.

Nell’attesa, quella vera, di scoprire se questa operazione darà i frutti economici sperati, anche se, da un cactus (scelto per la comunicazione) ottenere fiori, si sa non è facile, questo è il nostro giudizio dettato da oltre quarant’anni di esperienza.