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SOMEWHERE ELSE – Wolfgang Laib nella Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa

La Chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa ospita Somewhere Else, installazione dell’artista tedesco Wolfgang Laib. La Chiesa della Spina è prezioso capolavoro del Gotico: vero tabernacolo che coi suoi profili sinuosamente cuspidati disegna il lungarno pisano, garrisce in una panoplia di rosoni, tarsie, sculture a tutto tondo che non possono che destare l’ammirazione dello stupefatto osservatore. Così denominata per aver custodito fino al secolo XIX una spina della corona di Cristo, ha ospitato o ospita opere di Andrea Pisano, dei figli di questi Nino e Tommaso, di Giovanni di Balduccio. Un luogo dunque storicamente deputato ad essere tutore e depositario d’arte e di spiritualità. Somewhere Else, a cura di Laura Mattioli, difatti inaugura un ciclo di mostre personali che vedrà susseguirsi su questo pregevole palcoscenico alcuni dei più significativi protagonisti del panorama artistico nazionale ed internazionale. Pur nel distinguo di cifre complesse ed eterogenee, gli artisti invitati a lavorare in Santa Maria della Spina sono ciò nondimeno accomunati da una concezione dello spazio vissuto, meditato, reinterpretato quale topos denso di significati.

L’artista, Praemium Imperiale per la Scultura 2015, scrive a proposito di questo suo progetto: “Santa Maria della Spina è un bellissimo spazio, intimo, con proporzioni perfette e pieno di spiritualità. La mia proposta è di porre 4-6 barche in cera d’api sul pavimento. Queste barche sono simbolo di un viaggio, non di un viaggio fisico, ma un viaggio verso l’altra sponda… La mia prima installazione con questo tipo di barche ebbe luogo a New York nel 1995 e s’intitolava Andremo altrove. Quello che faccio non è solo qualcosa da guardare e non voglio usare la chiesa semplicemente come un’ambientazione. Vorrei poter includere la Reliquia della Spina in questa installazione e riportarla nella sua chiesa in questa circostanza. Essa farebbe momentaneamente parte dell’opera d’arte, conferendole un incredibile significato.”

Wolfgang Laib, artista-medico e studioso di filosofie orientali, da sempre utilizza una substantia artistica eterodossa: latte, riso, polline. E, per l’appunto, cera d’api che ora inonda questo gioiello d’architettura pisano coi suoi profumatissimi effluvi generando un trionfo di sinestesie. Il genio di Laib dona vita a forme purissime di brancusiana memoria: queste ben si fondono con il sacellum che le ospita, con la sua cristallina e semplificata nitidezza delle forme architettoniche, con le sue lente archeggiature, con la sua impeccabile danza bicroma delle superfici. Le sei barche sono visioni traslucide, archetipiche, immote: sono barche pronte a solcare le acque dello Stige per l’ultimo viaggio. Ma sono anche un hommage all’antica Repubblica Marinara di Pisa, ai suoi uomini scomparsi in mare. Sono un memento mori ai poveri reietti costretti infelicemente ad abbandonare la madre patria per fame e guerre e ad affrontare traversate che non hanno arrivo. Sono emblemi di tragedie collettive e personali, sempre segnate dalla sofferenza del momento estremo.

Laib avrebbe voluto poter appoggiare direttamente su una barca l’antica Reliquia, confermando quest’ultima come ganglio formale e spirituale del proprio operare. S.E Mons. Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa, ha eccezionalmente concesso la presenza della Reliquia dal 2 all’8 aprile 2017, con la prescrizione che fosse posta sopra l’altare e circondata da adeguati segni di devozione.

La mostra è realizzata dal Comune di Pisa, in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa, la Scuola Normale Superiore, il Museo della Grafica, la Fondazione Arpa e la Galleria Michela Rizzo con il patrocinio di Regione Toscana, Center for Italian Modern Art, Centro Pecci Prato e con il sostegno di Acque S.p.A. e Banca di Pisa e Fornacette.

La mostra è visitabile fino al 5 giugno 2017

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