home Brevissime, Interviste Una storia, senza un inizio, senza una fine

Una storia, senza un inizio, senza una fine

È difficile dire se in questi sessantotto anni passati a produrre e promuovere, promuovere e produrre arte (?), sia emersa una verità lungimirante: l’illusione gravita tra i recessi del subconscio e nemmeno sotto tortura dirò mai la verità. Sto parlando degli innamoramenti, di quel tempo quando l’albero a cui tendevo la pargoletta mano era ricco di frutti invitanti, veri ricettacoli di sogni ad occhi aperti, di premesse entusiasmanti e di un energico ottimismo.

Non ricordo nemmeno di aver mai detto “mamma voglio fare l’artista”: mi sono consegnata al mio destino pervasa di innocente fervore, così come immagino, con la stessa determinazione il sacerdote prende i voti in Chiesa. E nell’abbraccio totale con l’arte, quel giorno, come per tanti e tanti altri artisti, si alzò un vento caldo di passione, di stravaganze e di intime rivelazioni. In questo scenario non trascurabile crebbe in me la consapevolezza di un dovere improcrastinabile: quello di fare i conti con una diversità quasi patologica che si alimentava d’inconciliabilità con gli schemi ovvi e più comuni che la realtà ha sempre imposto. Una realtà che, introiettata nel proprio vissuto è fonte di immagini lampanti, di eloqui, di intonazioni di virate del respiro, di una solitudine quasi selvatica, come la definiva il Vasari. Nel chiuso del proprio studio – bunker di provincia, panorama assoluto di glaciazioni dei rapporti più intimi che si danno per strategie perfettissime, l’artista osservatore tenta di decifrare, non solo su Internet l’indifferenza dell’intero universo. Mentre “la multinazionale d’oltre oceano paga ancora le tue vacanze”, scrive una cara amica della poesia che dialoga con l’infinito e i suoi abbandoni, anche il soggetto artista, immutabile nella sua diversità creativa, così ambiguamente rassicurato, è obbligato a fronteggiare e combattere la sua guerra quotidiana con le circostanze che condizionano e alterano le vicende della propria storia. Già segnata dall’infanzia e dall’adolescenza inquieta , progressivamente e fortemente emotiva, popolata di avventure , disavventure , passaggi obbligati tra mete sconosciute e impervie , trabocchetti insidiosi e segreti inenarrabili, suggestioni e una montagna di cose inutili che con l’arte hanno poco a che fare, (almeno in apparenza).

Della sterminata produzione artistica di oggi c’è chi si è sperticato a scriverne i famigerati fiumi d’inchiostro per descrivere le possibili chance dell’artista “armato”. C’è ancora chi, e di più, ha indicato, pagine dopo pagine le diverse strade, o i viali del successo, vero o finto che sia, inanellando con verismo spietato, irriverente, previsioni, anatemi e una profusione di consigli degni di una Donna Letizia non solo di maniera.

Anche il sistema dell’arte, con le sue regolette confezionate ad arte, ha creato altrettanti sottosistemi a cui gli improvvidi artisti si allineano sottomessi diventando commessi viaggiatori e improbabili produttori d’avanspettacolo, perdendo il senso delle proporzioni e il coraggio di liberarsi dagli schemi, dalle etichette, da un servilismo al potente di turno, nel tentativo più che legittimo di sentirsi soggetto unico e non negoziabile. Oggi il denominatore comune è l’omologazione del pensiero messo in vendita negli intervalli residui, tra una chat e un pellegrinaggio su Facebook Messenger Twitter Whatsapp. ” In hoc signo vinces”, urlano come sirene i vari Zuckerberg&C.

Tutto l’Occidente ha abdicato da troppo tempo in favore di una prevaricazione da parte del mercato, vero principe indiscusso. Non è un mistero oramai per nessuno, è un mistero invece non riuscire a risolverlo anche sventolando , uguali, tutte le bandiere sul fronte della libertà e delle migliori democrazie in atto. Concetti oramai archiviati.

Il paesaggio attuale presenta un nuovo mondo. Una teoria della Catastrofe così drasticamente accelerata da fare presagire, come evoca Claudio Magris sulle pagine del Corriere della Sera del 12 maggio 2017 l’ineluttabilità di una fine annunciata . “Aspettavamo la fine dell’arte”, è arrivata invece la fine del mondo. Tra le diverse ipotesi che filosofi e scienziati si rimbalzano si prefigurano altri paesaggi. Ricordando il De rerum natura di Lucrezio, “nulla nasce dal nulla”, lungo un viaggio di quasi quattordici milioni di anni, per arrivare all’idea di un altro soggetto umano che per garantire un rapporto armonico e di salvezza diventa un essere tecnologico, con configurazioni fantascientifiche.

Ma nell’Olimpo dei miti e degli eroi c’è ancora spazio e tempo, soprattutto, per l’umanità? Può l’arte, con i suoi artigli, dialogare e dare senso a un senso nuovo? L’esuberanza e la pazzia flessibile dell’artista sapranno coniugarsi, senza perdere il proprio statuto, con le prerogative a cui i nuovi linguaggi ci obbligano, scavalcando i retaggi, le nostalgie di una lunga tradizione?

O forse alla fine di questa mia geremiade non si è lontani dalla diagnosi di Macchiavelli: “Tutti li tempi tornano e li omini son sempre li medesimi”

Questo Evo Buio che stiamo attraversando rappresenta il ponte per un successivo Evo, forse meno buio e tecnologicamente straordinario?

“Si muore per il freddo, non per il buio” è un bel conforto targato D.O.C., o è solo uno slogan?

 

Nove domande per i critici

1. Per fortuna ci sono gli artisti: condividi, e in che misura, questa intonazione o inno che dir si voglia?

2. Considerando la “liquidità” della nostra epoca, quali sono, se ci sono, i limiti del soggetto artista?

3. Qual è il tuo filo diretto con l’artista, il suo mondo, la sua vita privata? Ti sei mai innamorato di un artista?

4. “Eppur mi son scordato di te”, cantava Lucio Battisti, o un’amnesia momentanea: chi ne ha fatto le spese quel giorno?

5. 22 lezioni di vita imparate leggendo Harry Potter, o è sempre meglio il nostro Pinocchio? Chi è il Geppetto dell’arte?

6. Qual è il difetto migliore nell’artista di successo?

7. A chi “l’uomo del Monte” dice si? A chi dice no?

8. “Alla mediocrità chi ci pensa?”, si domandava Carmelo Bene …

9. Predicare bene e razzolare meglio …un trend?

Rispondono:
Antonio Zimarino
Carmelita Brunetti
Cecilia Serbassi
Claudio Libero Pisano
Emanuele Beluffi
Fabiola Naldi
Gabriele Perretta
Giovanna Giannini Guazzugli
Gloria Gradassi
Luca Panaro
Paolo Balmas
Rita Vitali Rosati
Roberto Maggiori
Stefano Ferrari