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Trādĕre, la project room di Sacha Turchi

Trādĕre, dal latino: tramandare, offrire, trasmettere…
ma il suono persuade l’orecchio italiano ad ascoltare altro…

Una mostra “leggera”, la definisce l’artista. “Opere con un peso impalpabile.”
Bambole si poggiano delicate al suolo, ricoprendolo; un sentore di lavanda le avvolge. Attraverso una consistenza vaporosa e una percezione lieve, Sacha ci rivela temi consistenti.Di generazione in generazione si tramandavano virtù e racconti, arricchendo col tempo corredi che sarebbero stati la dote di bambine e future donne. Questi corredi portatori di storie, una volta logori, divenivano scampoli per creare bambole di pezza: dagide di bambine e future donne che sarebbero diventate nuovamente madri di altre figlie-bambole.

Ecco come Sacha Turchi racconta il viaggio che l’ha condotta all’ideazione e realizzazione della personale project room in mostra alla Davide Paludetto Gallery di Torino:

«Quando la scorsa estate stavo lavorando al Castello di Rivara per l’installazione Ortho Spinalis, Davide Paludetto mi chiese di realizzare un’installazione per la Project Room presso la sua nuova galleria di Torino. Ero in partenza per una residenza in Olanda, ad Amsterdam, sentii che in quel momento iniziò a prendere forma qualcosa di nuovo, decisi di far diventare quella residenza un’esperienza più ampia: stabilii che avrei curato ogni particolare, scelsi con cura il mio bagaglio, il mio percorso, le mie tappe, decisi di partire in treno proprio da Torino passando per la Francia, il Belgio e infine l’Olanda. Il viaggio durò più di 15 ore compresi gli scali; man mano che passavano le campagne francesi osservavo i colori del paesaggio dai quali man mano la componente di giallo cambiava di intensità, da caldi i colori diventavano sempre più freddi, assopiti più che altro, le case cambiavano forma e grandezza, gli abiti dei contadini si trasformavano, osservavo i territori rurali di tutto il mio percorso ed era come se il cielo man mano si poggiasse sempre di più sulla mia testa: il sole diventava più basso come se indicasse l’orizzonte.
Percepivo la distanza espandersi passo dopo passo, cominciando a sentire il valore di questo viaggio vissuto in ogni sfumatura del suo percorso.  In quel momento diventò ancor più chiara la rilevanza del bagaglio, il valore del bagaglio che mi è stato tramandato; saper osservare le nostre origini ci insegna a scegliere ogni pezzo che comporrà la valigia di oggi, ogni esperienza che facciamo è una scelta verso ciò che possiamo portare con noi: poter attingere in ogni momento da ciò che ci è stato trasmesso, acquisirne la capacità, ci rende consapevoli. Intanto le persone continuavano a salire sul treno. C’erano così tante Donne quel giorno, Donne molto diverse tra loro, per cultura, nazionalità, gestualità. Salì una donna africana, era molto giovane e portava con sé un bambina nel pagne sgargiante rosso e giallo con striature blu, dello stesso colore e tessuto della bambola di pezza che aveva tra le braccia. Mi sembrò di osservare tre generazioni a confronto, il tessuto della bambolina era consumato, sbiadito, vissuto, tramandato; le osservai per tutto il tratto in cui rimanemmo sedute vicine. Arrivata ad Amsterdam sentivo di aver arricchito la mia storia insieme alle storie di ciascuna di quelle donne. Sembravano tutte così diverse eppure c’era sempre qualcosa che le accomunava a me e alle mie origini, ognuna di loro aveva quel bagaglio che raccontava il loro essere donna e la propria storia sociale, culturale e familiare. Quando rientrai in Italia mi resi conto di avere molto da raccontare e una project room vuota e bianca come un foglio sarebbe stata uno scenario perfetto. Secondo la tradizione del nostro paese il corredo, egida della dote per il matrimonio di una donna, veniva raccolto sin dalla nascita della bambina; parte di quel corredo poi veniva tramandato dalle generazioni precedenti ed altro si sarebbe aggiunto nel tempo. Le donne si radunavano per raccontarsi storie arricchendo il corredo delle piccole donne. Parte di quei tessuti con il tempo si consumavano e venivano trasformati, riadattati, riutilizzati per creare bambole per le bambine future donne. Ho ricreato il mio percorso cercando donne/nonne che potessero donarmi parti di quei corredi logori, ho imparato ad usare la macchina da cucire e una ad una ho creato circa duecento bambole di pezza fatte di tessuti di trama diversa e periodi storici differenti, per donne di oggi che sentano la ricchezza di quel bagaglio tramandato, che se ne riapproprino diventando consapevoli nella propria quotidianità. Essere consapevoli del passato ci rende coscienti nel presente, questa storia ha simboli antichi, semplici, riconoscibili. Oggi i simboli sono nuovi e più difficili da identificare, ma la storia permane, lavorando in incognito».ST

Trādĕre è una narrazione che segue il ritmo lento dell’evoluzione, degli schemi che si perpetuano per generazioni, schemi di sviluppo e crescita individuale, di eredità femminile e trasmissione di beni e valori per raccontare al fruitore nuove possibilità evolutive.

Sacha Turchi, (Roma 1988)
Le interazioni tra individuo e natura, corpo/psiche e cervello, costituiscono la matrice essenziale della sua ricerca. La sua indagine si concentra sull’essere umano, la sua storia genetica, culturale, sociale e familiare; sulla figura del corpo, sulla sua postura, il rapporto che esso ha con la gravità e con i materiali che lo compongono. La sua ricerca concettuale viaggia in parallelo con la ricerca materica, utilizza ingredienti naturali basici che, incontrandosi in reazioni chimiche raccontano una risposta dell’organismo vivente, adoperando sostanze che si trovano nel corpo umano oppure ricercandone l’equivalente (funzionale o per similitudine) in composizione nel vegetale. Questo lavoro è alimentato continuamente da ricerche teoriche ed esperienziali.In questo scenario la scultura diventa feticcio, oggetto ricco di intenzionalità, dai materiali alle procedure ritualizzanti con cui li elabora. L’installazione diventa ambiente dove la metafora è elemento.

Scheda tecnica
DavidePaludetto Arte contemporanea
Via degli Artisti, 10 – Torino
PROJECT ROOM #04
Sacha Turchi. Tradere
dal 18 aprile al 13 maggio 2017

Image: Installation view ©Sacha Turchi at Davide Paludetto Gallery

 

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