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Turi Simeti. Opere al MARCA

Si è inaugurata una grande mostra antologica di Turi Simeti al Museo delle Arti di Catanzaro. Dopo il recente riconoscimento presso il Museo Riso di Palermo, l’arte del maestro siciliano riceve un ulteriore tributo nel capoluogo calabrese, grazie alla volontà e all’impegno della Fondazione Rocco Guglielmo, in collaborazione con la Provincia di Catanzaro e l’Archivio Turi Simeti. 

In mostra una serie di lavori che dal 1961 ad oggi ripercorrono l’iter artistico di Simeti, artista innovatore, protagonista del rinnovamento della pittura fin dai Sessanta, quando muovono “i primi passi” le sue ellissi, alla pari con le sperimentazioni di Enrico Castellani ed Agostino Bonalumi. Esponente del fermento culturale di quegli anni, come dimostrano le partecipazioni ad Aktuell 65 a Berna o a Zero Avantgarde a Milano nello studio di Lucio Fontana nel 1965, Simeti è emblema dell’affermarsi di un nuovo linguaggio pittorico, che si rinnova nel suo innovativo farsi, ma che allo stesso tempo resta fedele a codici visivi saldi, quali colore, luce, movimento, forma.

Ma ancora, la sua ricerca si fa esempio di come un linguaggio poetico convincente – la scelta dell’ellissi – possa essere affinato continuamente, senza esser mai abbandonato e, al contempo, senza essere meramente ripetuto o ripetitivo. Razionale ed irrazionale – facendo riferimento all’intervento di Andrea Bruciati, che ha presentato il lavoro di Simeti al MARCA – si fondono nei suoi rigorosi monocromi, delle forme compiute, integrate ed organiche, per la cui definizione ultima è determinante la scelta dell’unico colore. 
Fin dai primi lavori, dei quali in mostra a Catanzaro è esposto un collage con carte bruciate, la pittura di Simeti diventa tridimensionale, inizialmente con applicazioni di elementi a rilievo e in seguito con le estroflessioni, ma sempre lieve e delicata. Statici eppure “mutevoli”, i suoi lavori si aprono alla percezione del pubblico, che ne coglie il movimento, attraverso i tenui volumi e i giochi di luci ed ombre. È una pittura extra-materica, oggettuale, in cui emerge la capacità dell’artista di qualificazione e significazione dello spazio, ma ancor di più emerge la sua capacità progettuale, dunque quell’anima razionale che scientemente assembla, divide, disegna sulla tela con forme, volumi e colori. La tela diventa così la cifra dell’azzeramento, evidenziata dal monocromo e l’estensione di ogni possibilità, resa visibile dall’estroflessione delle ellissi che si moltiplicano. E così la realtà spaziale esterna viene inglobata nello spazio dell’opera, diventando un tutt’uno con la superficie della tela, intesa dall’artista come quel campo sensoriale, sensibile, quasi irrazionale, su cui si gioca la partita – della sperimentazione – dell’arte. 

 

 

 

 

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