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Una selezione del Fuorisalone 2018

Il Salone del Mobile 2018 si è da poco concluso. L’edizione numero 57 ha visto un’affluenza superiore ai 400.000 spettatori provenienti da oltre 180 Paesi del mondo. Quest’anno la manifestazione ufficiale era dedicata alla cucina (EuroCucina/FTK) e al bagno (Salone Internazionale del Bagno) e si è svolta insieme al Salone del complemento d’arredo e al Salone Satellite, riservato ai designer under 35, negli spazi della fiera di Rho. Da 15 anni il Salone invade anche la città di Milano con una serie di eventi dedicati alla creatività e al design con il Fuorisalone che anche quest’anno non ha disatteso le aspettative con i suoi 1372 eventi inclusivi di spettacolari installazioni e percorsi tematici.

Difficile (se non addirittura impossibile) vedere tutto, ma ancora più complesso comprendere a pieno i concept proposti dai creativi in arrivo da tutto il mondo. Per tale ragione espongo di seguito una ristretta selezione di eventi dislocati nei vari Design Dstrict di Milano.

Senza spostarci troppo a nord nel capoluogo meneghino, nel distretto di Isola il design incontra l’arte con la Galleria di Giovanni Bonelli. In collaborazione con la Nero Design Gallery di Arezzo, propone un’esposizione dedicata al confronto tra le opere storiche di Gianni Pettena e pezzi inediti di design progettati da Duccio Maria Gambi, dove il cemento è protagonista. La mostra, in corso fino al 19 maggio, presenta opere che celebrano il sodalizio tra arte e design nei lavori di Gianni Pettena, come la Poltronamaca del 1985 o sei delle sedie utilizzate nel 1971 per la performance Vestirsi di sedie/Werable Chairs.

A proposito di marmo, materiali grezzi e risorse naturali sono alla base delle creazioni proposte da un collettivo di designer belgi Brut ospitati allo Spazio Maraniello di viale Stelvio. Ben Storms, Bram Vanderbeke, Cedric Etienne, Charlotte Jonckheer, Linda Freya Tangelder e Nel Verbeke debuttano sulla scena del design italiano proprio durante la Milano Design week 2018 con i loro lavori in cui le caratteristiche dei singoli si fondono per creare una scenografia d’insieme, illusioni ottiche dove la plasticità è solo apparente, dove il concetto prevarica la forma.

Nello stesso complesso di edifici l’artista Simona Uberto coglie l’occasione per aprire il suo studio al pubblico insieme alla collega Clara Brasca con una doppia personale dal titolo Ultimorizzonte. Le opere della prima, formate da frammenti di immagini fotografiche e lastre metalliche, creano scenari immaginari dinamicamente disposti su più livelli, questi si pongono in netto contrasto con i paesaggi dipinti attraverso tecniche tradizionali della collega Clara Brasca.

Ma a Milano il termine ‘design’ non può che essere associato alla Triennale, tempio del disegno industriale, dell’oggetto d’uso e della sua storia, che per la quindicesima edizione del Fuorisalone ha ospitato nello spazio antistante il Palazzo dell’Arte, uno yacht di 21 metri. L’Azimuth S7 è installato sopra una base di specchi grazie ai quali sembra galleggiare a mezz’aria, l’operazione prende il nome di La Dolce Vita 3.0, Yachting in Milan ed è il tentativo di avvicinare il grande pubblico ai temi del design nautico. Un tentativo riuscito considerata l’affluenza dei visitatori che, incuriositi dall’imponente installazione, hanno poi proseguito la visita all’interno dell’edificio dove li attendeva una elegante proposta di arredamento per lo yacht all’esterno. Al piano superiore il Triennale Design Museum ospita, fino al 20 gennaio 2019, la mostra Storie. Il design italiano 180 pezzi iconici del Novecento provenienti dalla collezione permanente del museo, realizzate tra il 1902 e il 1998 e individuate come le più caratterizzanti del design italiano. Il percorso, articolato in cinque approfondimenti tematici, ci guida all’interno del mondo degli oggetti e della loro evoluzione formale e stilistica, rispondendo ad ogni nostro dubbio e curiosità in modo esaustivo.

A qualche fermata di metro più ad est, verso San Babila, si trova Palazzo Isimbardi il cui cortile sembra accogliere l’atterraggio di una navicella spaziale. È l’installazione che COS presenta con l’artista americano Phillip K. Smith III, Open sky. Il cielo in terra una costruzione architettonica rivestita di specchi che interagisce sia con l’ambiente naturale circostante sia con le sue architetture. L’artista trae ispirazione dal Rinascimento italiano e dunque dal cortile cinquecentesco del palazzo e dal suo giardino all’inglese, dove si trovano ulteriori strutture composte da sezioni specchianti sulle quali gli elementi naturali, come il cielo e le piante, si riflettono modificando la nostra percezione dello spazio.

Futuristici modelli di abitazione prendono posto negli spazi dell’Università Statale di Milano in via Festa del Perdono, che per i 20 anni della mostra-evento della rivista “Interni”, allestisce House in Motion: una casa “diffusa, transitoria e nomade”. Così delle unità abitative modulari si dispongono nel Cortile d’Onore, come il padiglione basato sulla geometria del triangolo studiato per produrre al suo interno un’innovativa formula di cooking experience progettato dallo studio di architettura Labics con Elica, società produttrice di cappe da cucina, oppure la ‘casa delle origini’ che ci proietta verso il futuro, composta da un cubo delimitato da bacchette metalliche progettata da Tabanlioglu Architects, o My Dream Home la torre progettata da Pietro Lissoni composta da 12 container come esempio di architettura ecosostenibile. Al piano superiore un labirinto composto da fili rosa di policarbonato ci sorprende e ci invita ad attraversarlo, è l’esperienza sensoriale che Jacopo Foggini ha progettato con Ferragamo Parfums per dare forma artistica al profumo Amo Ferragamo.

Restando nell’ambito del fashion voglio segnalare l’allestimento dello stilista Simone Guidarelli che, negli spazi della boutique multibrand N. 30 in via della Spiga e presso la Vanity Fair Green House aperta in via Tortona per la Design Week, sfoggia i suoi Walldesign otto tessuti da parati adatti ad ogni complemento d’arredo, realizzati con la tecnica Jacquard, ispirati ai celebri disegni tessili del Fondo Renzo Brandone.