home Interviste, Notiziario XII Premio Nazionale delle Arti di Faenza – intervista a M.Paderni e G.Cassese

XII Premio Nazionale delle Arti di Faenza – intervista a M.Paderni e G.Cassese

La XII edizione del “Premio Nazionale delle Arti 2017 – Sezione design”, promossa dal MIUR – Direzione generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore, si svolge quest’anno nella città di Faenza che vede le proprie istituzioni e i propri spazi urbani al centro di una manifestazione di ampia portata. La sezione design del dodicesimo “Premio Internazionale delle Arti” dal titolo Future is Design, è infatti progettato e organizzato da ISIA Faenza Design & Comunicazione e prende vita da un abile e intenso lavoro di Marinella Paderni e Giovanna Cassese, rispettivamente direttrice e presidente dell’Istituto Superiore Industrie Artistiche Design e Comunicazione di Faenza. L’evento che vede coinvolti diversi operatori del mondo del design, della musica e delle arti visive, si rivolge in modo particolare ai giovani talenti che operano nel campo della progettazione, provenienti da università, accademie e scuole di design italiane ed europee.

Quest’ultima edizione del premio che ha visto a fine settembre la sua apertura con un susseguirsi di eventi e inaugurazioni, si concluderà dopo diciotto giorni con un evento di finissage.

Il fermento dei giorni inaugurali ha visto la premiazione dei vincitori del concorso della XII Edizione del Premio Internazionale delle Arti, il concerto, eseguito dagli studenti vincitori del “Premio Nazionale delle Arti 2017 – Sezione musica”, e il ciclo di incontri Oltre il confine. Dialoghi e contaminazioni per un’estetica e una didattica del design del terzo millennio, a cura di Giovanna Cassese e Marinella Paderni .

Tra gli eventi che compongono la manifestazione ricordiamo la mostra dei giovani partecipanti al XII Premio Internazionale delle Arti selezionati da un comitato nominato dal MIUR, la mostra Builders of Tomorrow. Immaginare il futuro tra design e arte in corso al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. La mostra al MIC, incentrata sulle relazioni concettuali, progettuali e estetiche tra design e arte, è cura di Giovanna Cassese e Marinella Paderni ed è realizzata con il contributo di un comitato scientifico composto da Claudia Casali, Daniela Lotta e Irene Biolchini. Ricordiamo infine la mostra ISIA ON dedicata agli studenti dell’ISIA di Faenza.

A metà ottobre, in occasione della chiusura della manifestazione Future is Design, si svolgerà sfilata/performance Living with Fashion che metterà in scena una collezione di abiti e oggetti progettati dagli studenti dell’ISIA di Faenza.

Future is Design è realizzato con l’eccezionale patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dell’AIAP – Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva, dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Faenza e della Provincia di Ravenna.

Francesca Cammarata. Il concorso per giovani talenti che si svolge nell’ambito della XII edizione del Premio Internazionale delle Arti 2017 – Sezione design, unitamente agli eventi collaterali che hanno luogo a Faenza tra il 28 e il 30 settembre in occasione della festa celebrativa e della premiazione, costituiscono un’importante occasione di incontro tra chi svolge attività creativa con strumenti diversi. Pensate che questo invito al dialogo e allo sguardo interdisciplinare nei confronti delle nuove generazioni possa colmare una carenza in qualche misura presente nell’attuale mondo della produzione culturale o della progettazione creativa?

Marinella Paderni. Le intenzioni di questo Premio e degli eventi collaterali in programma vanno proprio in questa direzione. I temi della XII edizione del Premio sono stati da noi proposti allo scopo di portare l’attenzione pubblica sull’importanza e il valore di un dialogo sempre più necessario tra le diverse arti, tra cultura immateriale e materiale, tra ricerca creativa e mondo produttivo, tra bisogno di bellezza e immaginazione a fronte delle sfide di questo terzo millennio. Come raccontiamo io e la Presidente Giovanna Cassese nella mostra Builders of Tomrrow. Immaginare il futuro tra design arte, in mostra presso il Museo delle Ceramiche di Faenza fino al 25 ottobre, per rilanciare il futuro si riparte dal patrimonio culturale che abbiamo avuto in lascito dai nostri predecessori, in particolare dalle avanguardie storiche (Dada, Bauhaus, Costruttivismo Russo) che hanno immaginato per primi una cultura globale del progetto capace di mettere in relazione e di esprimere sia la ricerca tecnologico-scientifica che l’anima umanistica e la coscienza etica.

Quali indicazioni è fondamentale trasmettere a chi oggi si forma in ambito creativo e si confronterà nei prossimi decenni con il mondo globalizzato e con prassi operative vincolate all’uso di tecnologie sempre nuove?

La passione per il proprio lavoro, la curiosità per quello che fanno gli altri e per il mondo, il desiderio continuo di sperimentare, ricercare, mettersi alla prova. Queste sono attitudini che valgono da sempre, tuttavia oggi valgono ancora di più considerando che altri paesi concorrono insieme a noi ad emergere sul piano culturale e di politiche economiche. Le nuove tecnologie sono il futuro anche per i giovani designer, che vengono sempre più impiegati dalla industria 4.0 nel progettare le applicazioni intelligenti e i flussi di dati.

Soffermandoci un po’ sul dialogo tra discipline, come l’arte, il design e l’architettura, possiamo immaginare come queste possano influenzarsi reciprocamente. Pensiamo a come le ricerche visive sviluppate in campo artistico possano offrire stimoli nell’ambito della progettazione di oggetti d’uso. Inversamente possiamo ricordare l’esperienza visiva del quotidiano ad esempio, spesso oggetto di indagine da parte degli artisti, che si svolge al cospetto di architetture e strumenti di comune utilizzo. Quali altri elementi o pratiche possono essere oggetto di incontro o influenza reciproca tra questi ambiti operativi?

Il mondo dei makers e dell’autoproduzione stanno sperimentando pratiche pubbliche inedite che collimano spesso con la processualità dell’arte, mentre l’arte sta portando nel proprio processo la cultura del progetto tipica del design. Entrambi poi si scambiano display espositivi e il ricorso alle tecnologie intelligenti.

Quanto ritenete sia utile chiarire invece a chi oggi si forma in questi ambiti di attività quali sono i confini e le finalità della propria disciplina, avvicinare il mondo delle arti visive, della musica o del design all’interno di un evento come quello che ha luogo a Faenza può servire al tempo stesso a mostrare queste demarcazioni, magari per meglio comprendere o elaborare da parte dei creativi gli stimoli e i bisogni provenienti dal mondo in cui viviamo?

Giovanna Cassese. E’ utilissimo che le discipline dialoghino tra loro! Ad esempio Il tema principale del convegno è stato andare oltre il confine tra arti e design per un dialogo costruttivo tra cultura del progetto  e cultura della creatività e per una nuova estetica del design in età post industriale. L’ obiettivo è ripensare in Italia il ruolo delle industrie culturali creative, vera filiera di saperi e ricchezza identitaria dell’Italia, unica alternativa per ridare senso alla nostra storia in prospettiva del nostro futuro. E ciò anche per  gli indifferibili  riflessi sulla didattica del design e sul ruolo determinante che possono e devono avere le istituzioni di formazione nel disegnare i nuovi scenari del design del futuro. In realtà per assicurare il primato dell’Italia nel  campo delle arti e del design non si può che partire dalla didattica e viceversa: la formazione è parte integrante ed essenziale del sistema del contemporaneo.   . Lo scambio di idee, visioni, pratiche, progetti tra artisti e designer, tra umanisti e scienziati sta diventando sempre più un modus operandi di lavoro che apre i confini delle discipline a sconfinamenti, s-definizioni, contaminazioni, influenze reciproche. I saperi scientifici, tecnologici, economici guardano con sempre maggiore interesse alle abilità e competenze umanistiche quando si tratta di elaborare nuovi modelli e forme inedite di progettazione del futuro. Il design in tal senso non può che avere un ruolo guida anche nella sua accezione di patrimonio immateriale e di progettazione a 360 gradi di nuovi mondi e nuovi modi di vivere. Il convegno, correlato alla mostra Builders of Tomorrow, esplora la collaborazione proficua tra arti e design alle soglie di un nuovo millennio sempre più orientato alla produzione di oggetti e sistemi come esperienza estetica e etica del mondo.

L’incontro tra arte e design richiama alla mente di tutti noi un antico argomento di dibattito, quello della produzione in serie, e in campo artistico del multiplo. Variamente esplorata tra gli anni ’60 e ’70 da diversi movimenti di Neoavanguardia l’arte seriale oggi sembra avere esaurito il suo interesse, le sue caratteristiche non sembrano in generale offrire nuovi spunti riflessione a chi svolge ricerca nel campo delle arti visive. Nonostante chi opera oggi con la fotografia o con il video utilizzi di fatto mezzi espressivi che consentono la riproducibilità non è di solito questo specifico carattere che induce alla scelta di questi “medium”. Qualche volta addirittura, per ragioni anche in una certa misura comprensibili, l’artista ne è spaventato. Un incontro “da vicino” con il mondo del design pensate possa offrire a chi svolge ricerca in campo artistico l’occasione per un nuovo e magari diverso interesse verso l’arte ripetuta?

Assolutamente si. Crediamo invece che ci sia una nuova attenzione anche per i multipli, sia nell’ambito del design (pensiamo per esempio a tutta la produzione di Gufram per esempio degli anni ’70), che in ambito artistico e lo dimostra la nuova attenzione della critica per la Pop o l’Arte Povera. Va aperta una riflessione seria sulla riproducibilità anche nell’era 4.0 ripensando ai fondamenti di opere come quella di Benjamin, ancora a ottanta anni dalla sua pubblicazione, così carica di sensi per il contemporaneo. Mostre come Serial portable classic a cura di Salvatore Setttis hanno metodologicamente posto da poco l’accento lucidamente su queste questioni. Oggi spesso nel contesto liquido che viviamo gli artisti fanno opere differite, prodotte serialmente e magari i designer pezzi unici… è un discorso molto articolato, ma gli sguardi incrociati sono sempre fecondi.

In riferimento alle sfide del nostro secolo, in rapporto al mondo globalizzato in che misura immaginate che la ricerca nel campo delle arti, della progettazione in modo particolare, debba in qualche modo essere interprete di valori identitari, e in quale misura invece pensate debba guardare al contesto internazionale?

Crediamo in realtà che la questione dell’identità sia di fatto una questione internazionale e globale. Lo sguardo di chi fa ricerca nel campo del design e delle arti non potrà essere che multiplo e complesso: oggi non si può fare arte o design senza una profonda conoscenza del panorama internazionale, ma d’altro conto la riconoscibilità e l’identità culturali sono fattori imprescindibili di riuscita. Proprio in Italia, così ricca di genius loci di antica tradizione (si pensi ad esempio proprio a Faenza), dove tanta fortuna ha avuto il made in Italy, sembra naturale che si operi nel rispetto dell’identità culturale ma con uno sguardo lontanante, ampi orizzonti, consapevolezza della complessità della realtà del terszo millennio.

 

Future is design 

Premio Nazionale delle Arti 2017

fino 15 ottobre 2017

 

ISIA FAENZA