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Zucchero & Catrame – Vittoria (RG)

Esprimere il mondo in due ingredienti non è compito arduo. In fondo, il mondo è semplice. Nella sua confusione, dai, è semplice. Anche se non si gode di tale dote poetica: «Nos ans ne sont-ils pas des songes minéraux»*, esprimere due ingredienti, soltanto due, dovrebbe risultare una riflessione istintiva. E poi, senza spingersi oltre, se mossi dalla compassione (e, ripeto, se adeguatamente mossi), inizieremmo distrattamente a fruttificare costellazioni di giudizi, pesanti come la rugiada.

Ma, e questo è il solitario avvertimento, per una maggiore concentrazione bisognerebbe inviare se stessi ai margini del mondo. Bisognerebbe, lì, confezionare gli eventi, che sul mondo danzano, con una reazione appropriata: che questa sia la paura, o l’ironia, non saprei dire. Di certo c’è che la paura e l’ironia, nel composto organico in grado di comprenderle, un composto che le parole non potranno mai fissare, bene si accordano al sentimento che abbiamo del mondo; in modo inconscio, sia chiaro.

Come la canzone, e come qualcuno avrà fischiettato qualche anno fa, in “Zucchero & Catrame”, visitabile fino al 25 giugno allo “Spazio Gucciardello” di Vittoria, e in occasione  della decima edizione del “Vittoria Jazz Festival” diretta dal sassofonista Francesco Cafiso, vi sono articolati i due ingredienti del mondo, curati di Luciano D’Amico.

Momò Calascibetta, in quaranta opere, ha sdraiato la specie umana sul tavolo operatorio del chirurgo, e con le abilità di un artista che di paura, ironia e perversioni del contemporaneo se ne intende, illustra, in maniera ideale (non così ideale, comunque, bensì prettamente reale e ragionata) la società dell’homo oeconomicus divisa in due sezioni. Nello “zucchero”, con il ciclo “I bambini sulle strade del mondo”, ovvero le opere che comprendono il biennio 2004/2006, i soggetti portano con sé, sui propri occhi, le speranze delle periferie delle metropoli o delle traversate in mare. Nel “catrame”, invece, è chimicamente analizzata la putrida linfa che irrora i cervelli di coloro che di crisi, di guerre, di armi e di fame ne hanno fatto il proprio profitto.

*«I nostri anni non sono che sogni minerali», E. Vandercammen.

Zucchero & Catrame
quaranta opere storiche
di MoMò Calascibetta
Dal 16 al 25  Giugno

Spazio Gucciardello

Via Cavour 32 97019 Vittoria (RG) Italia

Dario Orphée La Mendola

Nato ad Agrigento. Maturità scientifica. Laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l'Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle professionalità presso l'Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente. Collabora con numerose riviste, scrivendo di arte, estetica, filosofia della natura e filosofia dell'agricoltura. Si sta occupando dello studio del sentimento, di gnoseologia dell'arte, estetica della natura e scienze naturali.