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Arte e Motori – Bevignani e Augusta 1966

Vi siete persi Dalla Potenza all’EssenzaFrom A to Be ? L’evento Site-Specific organizzato lo scorso maggio da Augusta 1966 – presso i suoi spazi a Castel San Pietro Terme (BO) con le opere dell’artista Giorgio Bevignani? e composizioni musicali di Luigi Bellino ? Vi proponiamo noi le immagini dell’evento. Curato da Silvia Grandi Jannik Pra Levis, l’evento ha visto la presentazione della nuova ed esclusiva BMW X7, in collaborazione con TURBOSPORTAugusta 1966 carrozzeria storica dell’hinterland bolognese. Qui, l’inedito dialogo fra varie forme di arte si è respirato tangibile nella connessione tra auto e opere, il ricavato – della serata di beneficienza – è stato devoluto a favore della Clinica Pediatrica Gozzadini dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. 

È stato Giorgio Bevignani il protagonista di questo evento con le sue opere immaginifiche e fluttuanti, fra le quali alcune inedite: Tre Trittici prodotti negli anni ’90 e mai esposti fino ad ora e un’opera nuova creata ad hoc dal titolo “Kinyubi” ossia “Venerdì” in giapponese. Ancora, presenti il “Grande Muro Blu” del 1989, prima installazione di Bevignani prodotta in concomitanza con la caduta del muro di Berlino, alcuni lavori della serie “Al-gher” e di “Silenzio Nudo”, l’opera “Extra Liz” e quattro lavori provenienti dal ciclo “Iridi”. Infine, due grandi reti, note opere dell’artista, “I’m Ready to Live” e “Soul of the Dawn”, accostate in parallelo come un muro ortogonale alto otto metri, evocante il passaggio di Mosè tra le acque del Mar Rosso nella fuga dall’Egitto, archetipo del viaggio (From A to Be) e EosEco,una grande scultura sferoidale incentrata sul tema della luce che riprende le fila della sperimentazione sui materiali, diventata ormai cifra stilistica di Bevignani.  

Alcune delle composizioni del pianista Luigi Bellino, grande talento del panorama nazionale della musica, sono state scritte ad hoc per l’occasione, ispirandosi e legandosi in una straordinaria sinergia creativa alle opere di Bevignani. La musica di Bellino si è sposata, quindi, all’arte di Bevignani in modo da plasmare e formare un’intensa armonia e un unico linguaggio comune di forte impatto. 

Di seguito le immagini dell’evento svoltosi lo scorso 10 maggio 2019 e i testi critici di Silvia Grandi e Jannik Pra Levis.

L’opera EosEco nasce dalla lettura di un piccolo libro straordinario: Breve Storia del Verbo Essere di Andrea Moro. Qui l’autore afferma un concetto che si sposa perfettamente alla poetica di Giorgio Bevignani quando, sintetizzando, dice che: “la luce da sola non si vede così come la materia non si vede senza luce”. Partendo, pertanto, da una riflessione su questa realtà che qualifica i due fenomeni fisici, l’artista si è chiesto se fosse possibile nel loro incontro aggiungere un altro elemento per sua stessa definizione immateriale: il suono. Sicché la domanda diventa: sarebbe possibile captarne uno dalla luce? Se sì, come sarebbe? EosEco è nata così, dal desiderio di dar forma a due fenomeni naturali/fisici in un unicum inscindibile.Se in un’occasione precedente l’opera era stata accompagnata dai suoni e dai rumori registrati nelle fasi della sua realizzazione, poi manipolati da due musicisti elettronici, per questo evento la sfera si presta ad essere animata e fatta vibrare, sospesa su un pianoforte a coda, dall’improvvisazione musicale del maestro Luigi Bellino. L’incontro con la composizione musicale ricca di luci ed ombre, di momenti empatici e suggestivi, di melodie e contrappunti virtuosistici crea l’illusione di poter visualizzare quel suono che supponiamo possa esistere nella luce e che si irradia dal movimento della sfera stessa nell’ambiente.  

                                                                                                            Silvia Grandi

Il processo artistico è per sua natura un concretizzarsi di forme in potenza che divincolandosi dalle strette maglie della realtà noumenica manifestano la loro fenomenicità. In questo caso, Bevignani non si limita a fornire la forma “perfetta” dell’idea che sottende all’opera d’arte, ma offre allo spettatore la visione di uno stato pregresso dell’arte, della gestazione che precede la nascita. Con la sospensione, l’impacchettamento, l’attesa del momento scatenante, l’artista ci accompagna in quel luogo interstiziale tra potenzialità ed essenza, portandoci nel centro nevralgico della creazione. Anche nelle sue forme più compiute, l’opera di Bevignani pulsa di un’aura vitale pronta ad esplodere in tutta la sua potenza, ma, ipostatizzata all’attimo prima della detonazione, modifica lo spazio circostante e mantiene l’osservatore in costante tensione. Riprendendo le parole dell’artista «La sospensione è dubbio, equilibrio, ricerca del vero. L’attesa è riflessione, studio, riposo. Il viaggio è avventura, rischio, scoperta, progetto.». Oscillare diventa allora un imperativo categorico. I traguardi della creazione – ideazione e realizzazione – non sono che tappe poco interessanti, lo spazio di tempo che separa queste tappe diventa il vero oggetto di studio egregiamente indagato da Bevignani.

                                                                                                           Jannik Pra Levis