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BienNoLo: il tema è… la paura del 17!

 17 domande a Matteo Bergamini

Venerdì 17 maggio si è inaugurata BienNolo, Biennale d’arte contemporanea di  NoLo, un quartiere che deve il suo acronimo proprio al distretto in cui sorge, ovvero a Nord di Piazzale Loreto. Il tema di questa prima edizione è una parola che suona quasi come uno scioglilingua Eptacaidecafobia, paura del numero 17: un punto di partenza in realtà per riflettere sulle piccole e grandi paure e perché no, esorcizzarle attraverso il linguaggio dell’arte.

37 artisti presentano lavori eterogenei per lo più site-specific, che rispondono a temi legati all’ecologia, alla sostenibilità ambientale, relazionale e sociale in uno spazio ormai abbandonato e di grande suggestione, l’ex Laboratorio Panettoni Giovanni Cova. Un luogo sospeso,  senza luce elettrica (è aperto infatti dalle 12.00 alle 20.00), che Gilles Clément avrebbe definito “terzo paesaggio”; uno spazio misterioso ed “effimero” di 1.800 metri quadrati con piante e muffe che crescono indisturbate qua e là e colonizzano l’area in attesa di nuovi contenuti.

L’ideatore di questa Biennale dal nome simpatico, con chiare assonanze che richiamano la più famosa manifestazione da poco inaugurata in laguna, è Carlo Vanoni (critico d’arte, autore, curatore), affiancato da Matteo Bergamini (direttore responsabile di Exibart, giornalista e curatore) ed ArtCityLab (una onlus che si occupa d’arte, formata da Rossana Ciocca e Gianni Romano). Durante BienNoLo ho avuto il piacere di intervistare Matteo, al quale ho rivolto 17 domande, in linea con il tema di questa prima edizione.

Qual è la parola chiave che ha contraddistinto questo progetto?
Sicuramente BienNolo, e nello specifico NoLo: da dove è nato tutto e che ha ispirato il tema di quest’anno, quello della paura (dalla fobia della scala alla paura del diverso); un quartiere abbastanza complesso, un mix di etnie e culture, che anni fa lo ha visto teatro di scontri, e che sta cercando di scrollarsi di dosso una reputazione non proprio rassicurante.

NoLo, per dirla tutta, sta diventando da luogo “depresso” a quartiere  “cool” (alcuni l’hanno paragonato a SoHo o a TriBeCa) con locali hipster, etnici, realtà creative in fermento (come è accaduto anni fa per esempio al quartiere Isola). Così da qualche tempo  NoLo ha un festival della canzone (SanNoLo), una radio (Radio NoLo), una propria piantina, un’Associazione culturale (GiraNoLo) che si occupa di tour guidati per il quartiere, e ora una Biennale d’arte. Come si concilia il desiderio d’apertura e contaminazione con il chiudersi in un distretto, in una dimensione riqualificata sì ma che prevede una realtà sempre più autosufficiente, “local”? Si tratta di accrescere l’identità o si rischia la ghettizzazione?
È una bella domanda. Penso che il problema si pone quando ci si chiude. E’ giusto che ogni luogo abbia una forte identità. Mi viene in mente Milton Gleiser, ideatore del logo I love New York: si era accorto che la metropoli stava vivendo una fase di declino e voleva contribuire a renderla migliore nonostante la rassegnazione generale, ed è partito proprio dal design.  Il riscatto dei quartieri funziona quando si esce dalla rassegnazione e si entra nella dimensione di un affrancamento, non prettamente commerciale. A NoLo si respira un’aria di paese determinata anche dalle sue caratteristiche strutturali (strade strette, palazzi ben tenuti, liberty) …lo puoi gentrificare quanto vuoi, e fino ad un certo punto, ma non sarà mai come Porta Nuova, sede di speculazioni edilizie… manterrà sempre questa identità di quartiere. E poi ben venga il “local” se c’è desiderio di aprirsi e di diventare “global”.

Tu, Vanoni, ArtCityLAb, a chi è venuta l’idea di una Biennale meneghina?
L’idea iniziale è da attribuire a Vanoni per omaggiare Milano ed il quartiere in cui vive (ed in cui vivo anch’io ancora prima che si chiamasse NoLo).

Qual è una qualità che vi accomuna?
Pur avendo tutti personalità diverse, ognuno di noi ha un’idea dell’arte che ha a che fare con una visione poetica, romantica, di partecipazione.

Come vi siete suddivisi i compiti e la selezione delle opere?
È successo tutto naturalmente con uno spirito divertente, di condivisione per nulla piramidale. Lo spazio l’abbiamo tenuto aperto da gennaio ad aprile e gli artisti presenti hanno fatto continui sopralluoghi: hanno disegnato, preso appunti, fatto svariate proposte. ..devo dire che si sono spesi molto….

Quanto tempo ha richiesto realizzare BienNoLo?
La prima telefonata mi è stata fatta a fine ottobre ma la cosa è partita a gennaio. Quindi diciamo 6 mesi.

BienNoLo è costituito da opere molto varie, la maggior parte delle quali site-specific (di cui alcune hanno previsto momenti performativi), ben calibrate e ben installate in uno spazio di grande fascino ma non sempre di facile gestione. Ci vuoi parlare di qualche lavoro in particolare?
Gli artisti hanno tutti collaborato con entusiasmo: Andrian Paci ne Il silenzio delle piante ha perimetrato un “albero delle farfalle” con una recinzione di ferro ponendovi accanto delle sedute per rimanere in ascolto, Alessandro Simonini ha trovato un mobiletto del primo soccorso in loco e l’ha ricoperto di specchi perché, si sa,  l’ipocondriaco si vede già morto facendosi l’anamnesi, Mario Airò ha posizionato una vecchia targa di educazione aziendale “Si prega di tenere pulito” in questa area industriale dismessa creando un intervento mimetico, Stefano Arienti ha riproposto un lavoro con gessetti  dell’85, Muffe, fatto in una ex fabbrica di Milano, la Brown Boveri; Luisa Turuani con Memento Mori ha lavorato sulla fobia della lentezza posizionando nello spazio  60 svegliette che suonano ogni otto minuti dalla 12 alle 20, Vedovamazzei con Storno ha presentato un uccellino in fase di stasi, come dire, non sempre le cose devono assumere il ruolo che abitualmente hanno.

C’è qualche nome inedito lanciato da BienNoLo?
Ci sono artisti giovani come Marco Ceroni, Luisa Turuani, Alessandro Simonini, The Cool  Couple, Matteo Pizzolante, Giuseppina Giordano, Iva Lulashi.

Avete avuto delle sponsorizzazioni?
Sì, sponsor privati.

So che durante l’intera manifestazione siete supportati da uno staff di volontari…
Assolutamente! Tanti  volontari molto efficienti  reclutati tramite i social media: lavoratori, ricercatori, studenti… Si occupano di svariate cose , una tra tutte quella di presidiare le opere. Alcune sono molto particolari tipo Turborage, una colonna di cemento che si può colpire per sfogare la rabbia, o il mantello indossabile di Francesca Marconi.

Come è stato accolto BienNoLo dagli autoctoni?
In maniera molto positiva

Quanti visitatori stanno venendo?
Durante il primo weekend abbiamo raggiunto 3.000 presenze. Ogni giorno ne contiamo 200-300. 

Quale è il loro target?
Si tratta di un pubblico trasversale che va dagli  anziani alle famiglie con bambini, dalle scolaresche agli addetti ai lavori.

BienNoLo è anche Habitat, ovvero BienNoLo off
Sì, il 28 febbraio, giorno della conferenza stampa, allo Hug Milano (bistrot e luogo di coworking) si sono presentati due ragazzi che ci hanno proposto di organizzare il Fuori BienNoLo. In poche settimane sono riusciti a trovare 30 spazi tra giardini, studi d’artisti, appartamenti che sono diventati luoghi preposti ad accogliere attività collaterali.

Ci vuoi segnalare qualche evento programmato per il finissage?
Sabato BienNoLo ospiterà una giornata interamente dedicata alla performance, ad opera di artisti presenti in questa edizione.

Il prossimo anno che non ci sarà BienNoLo è previsto un premio…
Sì un’opera pubblica realizzata per il quartiere, ma la giuria di esperti sarà nominata più avanti…

Su BienNoLo c’è stata una grandissima attenzione da parte della stampa, c’è qualcosa che non è stato detto?
Ti racconto un aneddoto, Paolo Nava, uno stampatore della zona, voleva fare qualcosa per BienNoLo. È nata una mostra BienNoLo Border il cui tema sono i confini (che si riallaccia sempre al tema della paura), costituita da manifesti pubblicitari che ogni giorno affiggiamo sulla facciata a destra e a sinistra dell’entrata del cancello della ex fabbrica e sostituiamo via via. Si tratta di 11 immagini di 11 artisti: ha aperto la manifestazione il bolognese Ivo Bonaccorsi  e si succederanno altri artisti tra cui Bianco-Valente, Daniela Comani, Kensuke Koike, Fabrizio Bellomo, Elena Bellantoni, Francesca Marconi, Monica Carocci, Cool Couple, Vedovamazzei e Paola Di Bello

BienNoLo Via Popoli Uniti 11 Milano
Dal 17 al 26 maggio, dalle 12.00 alle 20.00
Ingresso libero