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«Birds, Orphans and Fools» di Felix Shumba alla Galleria Fonti

La flagellazione risuona come un’ossessione elettiva, un nucleo generativo cui l’artista si affida con profonda dedizione. Nel secondo ambiente della Galleria Fonti di Napoli, il dramma universale della flagellazione si scompone e si specchia in configurazioni ribaltate, dove la temporalità perde ogni asse lineare e il prima e il poi si disperdono in ogni direzione. Questo fiero confronto con il supplizio trova una risonanza d’elezione nel capolavoro caravaggesco custodito al Museo di Capodimonte, richiamando quella violenza carnale e insieme luminosa che innerva la tradizione partenopea. Sul corpo martoriato convergono e si aggrovigliano i fili sottili e feroci della fede, del potere e della violenza, trasformando l’iconografia sacra in un archetipo persistente che continua a riproporsi senza tregua.

Felix Shumba. Vista dell’installazione alla Galleria Fonti di Napoli

La mostra Birds, Orphans and Fools di Felix Shumba, artista originario dello Zimbabwe,  si anima negli spazi della galleria Fonti. La poetica racchiusa nello stesso titolo dell’esposizione si scompone in tre nuclei semantici che delineano la mappa ontologica e visionaria tracciata dall’autore. Il primo termine, birds, evoca l’essere alato, la creatura sottratta alla terra che abita le pareti della galleria come presenza irrequieta e selvatica, richiamando l’istinto di un volo primordiale e la dimensione di un’esistenza che rifiuta ogni costrizione geografica. La seconda parola, orphans, scava nel territorio della privazione e dell’abbandono, riflettendo la condizione di figure smarrite, sradicate da un tempo lineare e costrette a muoversi in un rifugio desolato, dove la protezione svanisce e permane solo il frammento di un’origine perduta. Infine, l’ultimo lemma, fools, richiama la maschera del folle, l’individuo che sceglie l’assurdo, l’osceno e l’irrazionale come estrema e lucida difesa contro la violenza e il trauma del reale. In questa triade concettuale si compendia l’intero universo della mostra, un itinerario sospeso tra ferinità, sradicamento e la paradossale saggezza di chi abita l’eccezione.

Un misterioso silenzio avvolge lo spazio espositivo, dove l’immaginazione si denuda di fronte a geografie interiori che sfuggono a ogni logica consueta. L’artista edifica un universo ontologico instabile, intessuto di trame oscure e dissonanze liriche, dove la materia stessa respira un’inquietudine ancestrale. I lavori in carbone autoprodotto e di recupero dialogano con supporti cartacei che fissano l’alito segreto del mondo in una densa sedimentazione visiva. Si assiste così a una germinazione di forme spettrali, in cui la materia carboniosa diventa traccia epidermica di geografie lontane e ferite mai rimarginate. Nella prima sala, lo spettatore è accolto in un sortilegio di maschere e sembianze zoomorfe, sagome sfigurate che emergono dall’ombra come relitti di una memoria primordiale. Creature alate e figure grottesche abitano le pareti con la forza di un’allucinazione lucida, evocando la disperata e necessaria fuga nell’assurdo. I frammenti di un passato remoto riaffiorano così dal fondo della coscienza, riattivati in una narrazione fluida e continua che attraversa lo spettatore senza tregua.

La visione sarà aperta fino al 28 novembre.

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«Birds, Orphans and Fools» di Felix Shumba alla Galleria Fonti

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