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Bologna immaginata. La fotografia contemporanea come pratica di riattivazione della memoria storica e urbana

Visioni e luoghi apparentemente familiari sono in grado di svelare nuove sorprese? Sì. Lo ha dimostrato il progetto Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli che, durante l’ultima edizione di ART CITY Bologna, in occasione di ARTEFIERA 2026, ha aperto a migliaia di persone il piano nobile di uno dei palazzi storici più noti e misteriosi della città. Ci sono, difatti, luoghi che attraversano il nostro quotidiano senza che davvero li si conosca, od anche facciate che diventano sfondo della nostra memoria, architetture che la consuetudine rende, ahinoi, invisibili. Bologna immaginata, è nata proprio da questa consapevolezza e dal desiderio del proprietario degli spazi del piano nobile, Gabriele Monetti: la città esiste davvero solo quando qualcuno decide di guardarla di nuovo.

Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli,
da un’idea di Gabriele Monetti, a cura di Azzurra Immediato. Ph. Vittoria Vicchi

Non è un caso che l’intuizione alla base del progetto, ideato da Gabriele Monetti e curato da Azzurra Immediato, sia partito da una definizione tanto semplice quanto rivelatrice. Palazzo degli Strazzaroli è “il palazzo che tutti vedono e nessuno conosce”. In questa frase si concentra il senso dell’intera operazione: trasformare un edificio percepito come quinta urbana in uno spazio attivo di esperienza culturale. La fotografia contemporanea è diventata, allora, il linguaggio attraverso cui questo processo di riattivazione ha preso forma, sostanza ma non come semplice medium espositivo, quanto, semmai, come strumento capace di mettere in relazione tempi diversi. Le immagini degli artisti hanno dialogato con le architetture del palazzo, con gli arredi storici, con le stampe e incisioni provenienti dalla collezione della dimora e dalla galleria Lux in Art, costruendo una stratificazione visiva che ha attraversato passato e presente.

È qui che il progetto ha assunto ed assume ancor più oggi, lontano dal tourbillon dell’evento mediatico, a ragion veduta, una dimensione più ampia: non una mostra fotografica sulla città come ce ne sono tante, ma un vero e proprio dialogo ontologico tra immagini e memoria. Azzurra Immediato lo ha sottolineato nel testo critico in catalogo, in cui si legge che “la dimensione dell’immaginifico affiora da trame remote”, generando visioni che, pur nate da differenze di linguaggio e sensibilità, riescono a comporsi in una nuova coralità.

In questo intreccio di tempi e sguardi Bologna è emersa non soltanto come ciò che oseremmo definire un (s)oggetto di rappresentazione, ma come organismo vivo, attraversato da percezioni e interpretazioni.

Le ricerche dei sei autori invitati – Sara Camporesi, Giuseppe Anthony Di Martino, Marco Medici, Stefano Monetti, Carolina Negroni e Anna Rosati – si sono inserite in modo originale e non scontato in questo campo di risonanza con modalità diverse, ma sempre riconducibili ad una riflessione sul rapporto tra immagine e spazio urbano.

Cosa resta, però, di una mostra conclusasi? Una domanda che spesso Segnonline e Rivista Segno si pongono. Il varco creato da un progetto, da una esposizione lasciano sempre qualcosa nel futuro? Si ha la percezione che qualcosa di spettacolare, sensazionale debba in qualche maniera sopravvivere all’evento; spesso, però, è ben diverso. Al silenzio che irrimediabilmente giunge dopo il finissage, qualcosa continua a muoversi sotto la superficie delle idee, come tra le pareti di luoghi la cui storia è fatta di tempi e storie. Bologna immaginata ha aperto le porte di Palazzo Strazzaroli al pubblico, mostrando come uno scrigno la prospettiva di un futuro diverso, nuovo, in cui la costruzione progettuale e culturale non deve passare per nuova cementificazione né, tanto meno, per una perdita identitaria. Il Palazzo è, difatti, in procinto di tradurre una nuova volontà di ciò che in gergo è chiamato ‘hub culturale’, in cui Storia e storie convergono, si incrociano, tra bivi pubblici e privati, esattamente come ciò che accadeva nei grandi saloni dei piani nobiliari dei palazzi patrizi bolognesi.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Palazzo Re Enzo di Sara Camporesi
in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

Abbiamo infine chiesto alle autrici ed agli autori fotografi che sono stati protagonisti di raccontare la propria ‘Bologna immaginata’, come senso ultimo – e primo, al contempo – di restituzione.

“Lo sguardo che si fa spazio di condivisione dove Bologna diventa una presenza calma ma potente. Un’opera ponderata.” Sara Camporesi

La sua ricerca ha introdotto le migliaia di persone in visita alla mostra verso una dimensione contemplativa. L’architettura storica – come nel caso di Palazzo Re Enzo – è stat attraversata da presenze umane e da giochi di luce che hanno trasformato lo spazio monumentale in esperienza percettiva e trasposto le proiezioni di uno storico e simbolico palazzo felsineo all’interno di un altro, una sorta di stratificazione orizzontale immaginifica.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Tracce di luce. Cronaca di un passaggio
di Marco Medici in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna Immaginata è stata una splendida occasione di confronto e condivisione di come noi percepiamo la nostra città, ognuno con il proprio occhio e con la propria sensibilità.” Marco Medici

La sua sensibilità fotografica, invero, agisce sul tempo dell’attraversamento urbano. Nelle sue immagini mosse e giocate sulla proliferazione di layers, la città di Bologna appare come traccia luminosa, memoria di un passaggio, tanto che l’architettura – anche quella più nota e riconoscibile – non è più una forma stabile ma una presenza dinamica, registrata nello spazio dell’esperienza e che in mostra ha funzionato da elemento perturbante e dinamico, in contatto con la memoria di ognuno.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Un paesaggio… Bologna di Stefano Monetti
in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna immaginata ha congiunto l’osservatore all’autore, tramite una idea personale e originale, in un contesto collettivo di intenti. La particolarità dell’evento, è che si sia svolto in un punto strategico della città, ossia in un luogo da cui partono da secoli, ben sette direzioni di comunicazione con il mondo esterno.” Stefano Monetti

Nel suo lavoro, portato avanti in una lunga carriera in cui la via analogica era l’unica, il paesaggio si espande oltre la città stessa. Le sue vedute composte da migliaia di scatti analogici restituiscono un orizzonte in cui Bologna diventa punto di osservazione privilegiato sul territorio, nodo visivo tra pianura e Appennino. Non una città isolata, ma un sistema di relazioni geografiche e percettive, punti di vista che in Palazzo Strazzaroli hanno idealmente unito il centro alle sue ramificazioni geografiche ben oltre ciò che l’occhio umano può percepire, in una sorta di ideale costruzione prospettica vicina alla visione rinascimentale.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Lumen di Carolina Negroni
in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna Immaginata è la trasformazione di un lavoro nato in modo intimo in un’esperienza condivisa. Le immagini non raccontano semplicemente la città, ma propongono un modo diverso di abitarla: sospeso, percettivo, mentale. Inserite in uno spazio storico reale, hanno iniziato a dialogare con l’architettura e con chi lo attraversava, sovrapponendo tre livelli – la città vissuta, quella fotografata e quella ricostruita dallo spettatore.” Carolina Negroni

Con Carolina Negroni lo sguardo si è spostato nella dimensione notturna. Incroci, pensiline e spazi di transito hanno definito degli scenari sospesi, dove la luce artificiale ha dato vita a visioni di nuove architetture visive e suggerendo una Bologna quasi cinematografica, fatta di silenzi e attese.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Composizioni di Giuseppe Anthony Di Martino
in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna immaginata è una connessione di visioni, la stesura di un ritratto nuovo e sfaccettato che proietta la città nel recupero di un’ identità sospesa tra spazio e tempo.” Giuseppe Anthony Di Martino

Nel lavoro del fotografo siciliano compare, da un po’, una presenza simbolica: una sfera bianca che attraversa lo spazio urbano e, in Palazzo Strazzaroli, architettonico, come un enigma visivo, un punto di orientamento dentro la geografia invisibile della città. Le sue opere hanno raccontato di una ‘visibile invisibilità’ ma anche di giochi percettivi che incuriosiscono mostrando prospettive inattese del già noto.

Bologna immaginata. Opere dal progetto Tempus Spiritus di Anna Rosati
in una sala di Palazzo degli Strazzaroli, dettagli. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna Immaginata a Palazzo Strazzaroli è un luogo sospeso, un incontro tra antiche memorie e nuove visioni della città che nuovamente si svela attraversata da sguardi diversi e complementari.” Anna Rosati

Lo sguardo dell’artista fotografa bolognese ha diretto lo sguardo verso la Certosa monumentale della città, luogo dove il tempo sembra rallentare e la fotografia diventare strumento di meditazione sulla memoria e sulla spiritualità dello spazio, deframmentando la spettacolarizzazione del dolore, per offrire una silente dimensione inattesa ed affascinante, intrisa di emozione.

Ma il valore di Bologna immaginata non è tracciabile o misurabile soltanto nella qualità delle singole ricerche. Ciò che è merso con forza è il dialogo che queste opere hanno costruito tra loro e con il contesto che le ha accolte. Palazzo degli Strazzaroli si è rivelato ben più che uno straordinario e scenografico contenitore espositivo: si è fatto, o meglio, è tornato, un luogo di intersezione tra epoche, immagini e immaginari.

Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli,
Gabriele Monetti e Azzurra Immediato. Ph. Vittoria Vicchi

“Bologna Immaginata è la realizzazione di un’idea che vagava nella mente da tempo, ma che non trovava materialità per cause esterne. È l’inizio di un percorso voluto da lungo tempo con forza e determinazione, nonostante tutti gli ostacoli quotidiani; è l’inizio di un nuovo rinascimento per un edificio storico solo guardato, ma mai osservato. Ed è, last but non least, l’inizio di nuove amicizie e creazione di future idee.” Gabriele Monetti

Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli,
Gabriele Monetti e Azzurra Immediato. Ph. Vittoria Vicchi

“Quali e quanti sono i volti di una città? Esiste un ritratto poliedrico che si edifica dalla memoria urbana per traslarsi in una cartografia ove, ad ogni tratto topografico, sembra corrispondere un percorso di scoperta e narrazione emotiva; una simil mappatura si affida allo sguardo ed agli sguardi del rinvenimento, ma anche del sorprendente svelamento, legandosi alla stratificazione di pensieri e prospettive mnestiche che addizionano la molteplicità di un paesaggio alle condizioni ideali di un ritratto.” Azzurra Immediato

Un ritratto, dunque. Un ritratto che si è contraddistinto con sfumature e tratteggi inaspettati, come nel caso del confronto con le opere storiche provenienti dalla collezione del palazzo e dalla galleria Lux in Art che ha assunto un ruolo decisivo. Le incisioni e le vedute antiche in colloqui con le opere fotografiche hanno sancito l’importanza di un controcampo storico delle visioni contemporanee. L’immagine della città, sedimentata nei secoli, ha incontrato lo sguardo degli artisti di oggi e genera una nuova stratificazione.

Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli,
Marco Medici e il suo progetto in dialogo con opere incisorie di Lux in Art Gallery. Ph. Vittoria Vicchi

È qui che il progetto ha forse rivelato il suo respiro più ampio. In un momento in cui molte architetture storiche rischiano di diventare scenografie immobili, iniziative come questa mostra hanno dimostrato come l’arte contemporanea possa riattivare il patrimonio e restituirlo alla vita culturale della città. La fotografia, in un simile contesto culturale e progettuale, non ha meramente rappresentato Bologna, l’ha piuttosto attraversata, interrogata, in un certo senso, persino reinventata. Ed è forse proprio questo il lascito più interessante della mostra: aver reso tangibile quanto il dialogo tra artisti, città e memoria possa trasformare uno spazio storico in un luogo di immaginazione condivisa.

Bologna immaginata. Fotografia contemporanea a Palazzo degli Strazzaroli. Ph. Vittoria Vicchi

Perché una città, in fondo, continua a esistere davvero solo nella misura in cui qualcuno continua a immaginarla e da Palazzo degli Strazzaroli sono molte le prospettive da cui guardare il futuro, grazie ad un ricco programma culturale in progettazione ed attuazione.

Palazzo degli Strazzaroli, vista sulle 2 Torri_courtesy

BOLOGNA IMMAGINATA. FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA A PALAZZO DEGLI STRAZZAROLI
Da un’idea di Gabriele Monetti
A cura di Azzurra Immediato
Bologna
Promossa da Palazzo degli Strazzaroli (1923 srls)
con il patrocinio di ConfCommercio Ascom Città Metropolitana di Bologna
Regione Emilia-Romagna e diBologna Città Metropolitana
Gennaio 2026 – Nell’ambito di ARTCITY e in occasione di ArteFiera
Artisti
Sara Camporesi
Giuseppe Anthony Di Martino
Marco Medici
Stefano Monetti
Carolina Negroni
Anna Rosati

Pitture, stampe, incisioni storiche:
Collezione Palazzo Strazzaroli (ApFM e ApGM)
Lux in Art Gallery, Bologna

Catalogo e identità visuale Matteo Vitaloni

www.palazzostrazzaroli.com

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Bologna immaginata. La fotografia contemporanea come pratica di riattivazione della memoria storica e urbana

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