«Il cantante che resta confinato nel disco è una figura anacronistica, destinata a scomparire». Quando Lucio Dalla pronuncia queste parole è il 1976 e l’album Automobili è appena stato pubblicato. Nello stesso momento, il poeta Roberto Roversi gli fa eco con un imperativo quasi antropologico: «Dobbiamo affrettarci a ridisegnare la mappa dell’uomo».
Non si tratta di semplici dichiarazioni d’intenti ma di vere e proprie intuizioni premonitrici. C’è un filo rosso, quasi profetico, che unisce la visione dei due artisti a quella che, solo tre anni più tardi (nel 1979), Jean-François Lyotard teorizzerà ne La Condizione Postmoderna. Quello di Dalla e Roversi è un grido d’allarme e, al tempo stesso, una lucida analisi sulla meccanizzazione dell’esistenza e sulla crisi dell’uomo contemporaneo.
È da questa potente sinergia che prende vita la mostra allestita al primo piano del MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile). Curata da Mario Esposito e Carlo Emilio Zummo, l’esposizione celebra un sodalizio artistico nato nel 1973. Un incontro magico in cui Roversi scriveva e lanciava provocazioni intellettuali e Dalla rispondeva componendo, giocando a incastrare quelle parole taglienti in un’armonia inedita. Un’opera monumentale e complessa, di cui alla fine vennero incise solo sei canzoni a fronte delle undici inizialmente proposte.
Ma perché dedicare uno spazio espositivo a due giganti della musica e della poesia all’interno di un museo dell’automobile? La risposta sta nel cortocircuito visivo e concettuale che questa scelta genera.



MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. Photo Perottino
Il MAUTO è, per definizione, il tempio della materia: un luogo dove l’evoluzione umana viene raccontata attraverso la lamiera, la velocità, il design e la precisione meccanica delle vetture. Eppure, varcando la soglia di questa mostra, la prospettiva si ribalta. Tra i corridoi dominati dal metallo si apre una finestra dedicata interamente all’immateriale. Là dove ci si aspetterebbe di celebrare il mito del progresso industriale, Dalla e Roversi impongono lo spazio del pensiero, della voce, dell’intelletto puro.
L’automobile, in questo contesto, smette di essere un semplice mezzo di trasporto e diventa un prisma filosofico. Roversi non era affascinato dalla macchina in sé, ma dall’impatto che l’industrializzazione e la catena di montaggio stavano avendo sulla psiche e sulla società italiana. Portare Automobili dentro il MAUTO significa quindi compiere un’operazione quasi sovversiva: costringere il visitatore a riflettere sul “prezzo” di quel progresso. Le canzoni del disco diventano la colonna sonora critica che smonta il mito della velocità futurista, sostituendo al rumore dei motori il suono più potente di tutti: quello delle idee.
L’allestimento della mostra traduce questa tensione concettuale in un percorso visivo e sonoro di grande impatto. Al centro della sala campeggia un’Autobianchi Bianchina, un’icona dell’Italia del boom economico che qui si trasforma in un reperto poetico. Attorno a lei, le pareti si articolano di parole: ci sono i testi delle canzoni, le locandine teatrali e diverse postazioni con cuffie che, indossandole, proiettano il visitatore dentro la traccia sonora di quel 1976.
Il viaggio musicale proposto è un percorso bipolare e profondo. Si apre con l’ascolto di Intervista con l’avvocato, la prima traccia dell’album, in cui un monumentale Lucio Dalla si sdoppia per interpretare sia il giornalista del Manchester Guardian sia l’Avvocato Gianni Agnelli. Il risultato è una caricatura grottesca, tagliente e attualissima della crisi del mondo dell’auto e del capitalismo industriale. Ma la durezza della critica sociale lascia infine il posto alla vulnerabilità umana: la mostra si chiude idealmente con le note di Due ragazzi, l’ultima traccia del disco, una delicata canzone d’amore in cui due naufraghi, lontani dal rumore delle fabbriche e delle catene di montaggio, riscoprono il senso della loro relazione e della propria umanità.
Proprio sul tema dell’umanità e della fragilità dei rapporti si consuma l’atto finale dell’esposizione. Com’è noto, Automobili segnerà la fine del sodalizio artistico tra il cantante e il poeta, lacerato dalle divergenze e dai compromessi discografici. A testimoniare questo doloroso distacco, la mostra espone lo scambio epistolare tra Dalla e Roversi: lettere cariche di amarezza per come andò la pubblicazione del disco, ma in cui non viene mai meno la stima intellettuale e l’affetto profondo che li univa. A suggellare questa storia restano i loro sguardi in una fotografia tenera, esposta alla fine del percorso, che ritrae i due artisti insieme.
Un’immagine che commuove e che ci ricorda che, anche quando le macchine si fermano e i contratti discografici si esauriscono, ciò che resta è l’intensità di aver vissuto e creato qualcosa di immenso. In fondo, parafrasando proprio Lucio, la mostra ci lascia con la consapevolezza che, sebbene l’industria continui a correre, il motore del duemila non sarà un prodigio di lamiera, ma sarà sempre e solo l’anima dell’uomo.




MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. Photo Perottino
Lucio Dalla e Roberto Roversi
Automobili. Un disco
A cura di Carlo Emilio Zummo e Mario Esposito
Project Room / primo piano
MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile
13 maggio – 20 settembre 2026
Leggi l’intero articolo su segnonline.it
https://segnonline.it/il-futuro-viaggia-in-automobili-la-profezia-postmoderna-di-dalla-roversi-al-mauto/