Ambientale, la prima personale di Joana Escoval presso la Galleria Vistamare di Pescara, mostra la fase più recente e inedita del suo percorso che affonda le radici nell’esperienza diretta dei fenomeni naturali, nella loro capacità di modellare il paesaggio e influire sulla sensibilità umana. Scultura, installazione, performance, video e pittura sono per Joana Escoval un insieme di linguaggi espressivi adottati per dare corpo anche alle vibrazioni più sottili, esiti di un processo di ascolto e di condivisione profonda con le dinamiche elementari della Natura.
Le opere presentate, tutte inedite, nascono dall’immersione dell’artista nell’Alentejo, regione rurale e arcaica del Portogallo meridionale, scarsamente popolata, dove l’orizzonte si distende in ondulazioni minime. In questo contesto essenziale, segnato da un clima asciutto e da un’economia agro silvo pastorale, l’artista instaura una relazione diretta con gli elementi primari — metalli, acqua, fuoco, suolo —, ne individua le interrelazioni, le reifica in forme che ricompongono la natura attraverso i suoi stessi materiali. Le sue opere non aspirano a imitare il paesaggio bensì a tradurlo in una forma altra che ne renda percepibili risonanze, pulsazioni, qualità sensoriali.
La mostra si configura così come una metamorfosi della materia oggettuale in organismo vivido, vibrante, in costante interscambio con il contesto e svela le potenzialità di un’arte che s’innesta nei processi naturali e ne manifesta gli aspetti più sottili. Tale dinamica è particolarmente evidente nella serie delle Vibrational geography, sculture essenziali composte da rocce grezze, licheni, aria, metalli. Vibrational geography I è un masso solitario con l’inserto di un filo d’oro spiraliforme che penetra in una fessura naturale come a sondare il battito interno e propagarlo all’esterno con onde crescenti. Vibrational geography II, III, IV sono invece costituite da due o più rocce distanziate e collegate da un esile filo d’ottone: una connessione fragile ma rigorosa che non è pura forma bensì un dispositivo di trasmissione di energie e risonanze normalmente sotterranee. I macigni, estratti dal loro contesto originario, diventano nodi di un sistema energetico attivato dalla loro reciproca relazione resa visibile dalla curvilinea tracciata nello spazio dal filo metallico, linea connettiva e di passaggio per correnti vitali. Non interessate a una geografia territoriale né a una rappresentazione paesaggistica convenzionale, queste opere, materialmente ridotte all’essenziale, mettono a fuoco paesaggi evocati attraverso la vibrazione percettiva e la sonorità comunicativa degli elementi.

Photo by Paolo Jammarone. Courtesy the artist and Vistamare Milano/Pescara

Rock, air, lichens, plants, brass, air, cm 61 × 125 × 80
Courtesy the artist and Vistamare Milano/Pescara
L’osservatore è invitato a rallentare per cogliere l’organismo sensibile che si cela sotto la durezza della pietra: un esercizio di attenzione che conduce alla scoperta di risonanze, equilibri nascosti, relazioni impercettibili latenti sotto l’inerzia di materiali arcaici.
Le linee metalliche curve che attraversano lo spazio come onde, le Travelling wave I – II e III, si presentano come forme quasi disegnate nell’aria, fragili e precise, appoggiate alle pareti e predisposte ad attivare un dialogo tra luce, vuoto, architettura e osservatore. Si tratta di sculture-gesto che mutano lo spazio in un campo di risonanza energetica. La leggerezza del materiale, la sua evidente fragilità e la sospensione calibrata della curva producono una condizione di instabilità controllata. L’onda sembra sul punto di muoversi, come se fosse attraversata da un’energia impalpabile ma presente, percepibile.
Nella semplicità disarmante dei materiali, delle forme e delle posizioni, queste Onde si configurano come metafora di forze invisibili -vento, suono, vibrazioni, movimenti cosmici- e come dispositivi sensibili atti a registrare e restituire minime variazioni nello spazio. Non sono concepite per essere semplicemente viste ma per essere osservate, percepite, auscultate. Profittano della loro collocazione per mimare un’oscillazione, riflettono la luce per abbozzare un movimento, reagiscono al minimo movimento d’aria per simulare il soffio del vento. Offrono un’esperienza percettiva intensa e sottile allo spettatore interessato e attento, disponibile all’ascolto.
La serie Ambientale, che dà il titolo alla mostra, introduce un’ulteriore tipologia di opere: pannelli verticali affiancati a gruppi di due, tre o più. Le superfici di tela naturale trattate con soluzioni di acqua e terra generano una base cromatica beige che richiama i terreni prossimi alla costa atlantica dell’Alentejo. Su di esse vediamo segni obliqui e sottili di inchiostro di china, tracciati con setole naturali (crine di cavallo nel dittico Hair paintings III) con densità crescente da sinistra verso destra come un flusso nell’atto di attraversare l’opera da un lato all’altro, da oriente a occidente.
I tratti irregolari, intermittenti, lasciano una trama di tracce che attraversa diagonalmente i pannelli passando dall’uno all’altro fino alla consumazione, fino all’ultima superficie deserta, quieta. Nulla di figurato ma è netta la sensazione di movimento vitale simile a ombre vegetali trapassate dall’aria, a fremiti di luce filtrata dai rami e rapidamente dissolta. L’energia innescata dall’interazione tra materia, luce e tempo si deposita sulla tela, permane nelle zone vuote come un’eco.


Photo by Paolo Jammarone. Courtesy the artist and Vistamare Milano/Pescara
Non la rappresentazione, ma l’evocazione di un contatto, di un suono, di una interazione tra materie tangibili (rocce, terre, metalli) e intangibili (aria, vento, suoni) sono una costante nella pratica di Joana Escoval e trova piena espressione in questa personale presso la Galleria Vistamare di Pescara: dalle connessioni tra rocce e innesti metallici delle Vibrational geography, alle oscillazioni delle Traveling waves fino alle traiettorie oblique degli Ambientale.
Le sue opere continuano ad essere dispositivi sensibili che attivano, registrano, sollecitano relazioni e reazioni tra corpi inerti ed esseri viventi. Al cospetto delle sue opere lo spettatore non è chiamato a un’osservazione contemplativa bensì a un esercizio di disponibilità percettiva: rallentare, cogliere e lasciarsi cogliere da un suono, un’oscillazione, un tremolio, lasciandosi coinvolgere in una rivelazione inaspettata.
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