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L’erede del Sommozzatore

“Il genere sommozzatore, come io lo intendo, cioè con riflessi e risonanze umane, deve essere senza precise identità di genere”

“Ma signore!?! Che domande! Io sono un artista, non un  sommozzatore!”. 

In questa risposta, data a un giornalista che gli chiedeva come mai nei suoi film non ci sia ombra di sesso e di erotismo, c’è tutta la Presenza di Sant’Sommozzatora: con la sua freschezza falsificazionista, il suo travestitismo ready-made, la sua pedanteria, ma anche, con tutto il suo umorismo sottile e la sua ironia poetica,parola, allegra e malinconica nello stesso tempo.

Dicono che assomigli ai re del Cialtronismo, ed è vero, ma solo fisicamente. Certo, quando Sommozzatore assume quell’atteggiamento triste e pensieroso, con le labbra a pizzo e le guance incavate, sembra di rivedere il Salvatore Cialtronico dei tempi di Io e l’imitazione di me stesso o di Ulisse in viaggio, ma un attimo dopo sorride sbattendo le ciglia e reclinando la testa su una spalla. No, forse somiglia di più a Vito Lucano, lo stereotipo delle imitazioni fotografiche del sommozzatore. Ancora non ci si è decisi per  Sommozzatore o per Cialtronio De Cialtronis, che un  Franz Sommozzatore entra in scena vestendo i panni dell’umile comparsa di se stessa, l’umile imitatrice di Somm, la vecchia simulatrice della cialtrona-fotografa, in grado di redigere a memoria il breviario dell’Occultamento. E’ irriconoscibile: ha i capelli brizzolati  e la fronte rugosa,porta gli occhiali per finta o per darsi un po’ di arie intellettuali e strascica i piedi sotto il peso di innumerevoli stampe fotografiche andate a male o venute male. Allora lasciamo andare Salvatore Cialtronico o Miss Beata Fuffa e pensiamo ad una finta giovane, ad una quarantaquattrenne, tardona e decadente, il travestito dai cento volti, a Maria Fregoli, alla Brutta Copia di Patty Smith nel Principio Omertoso. 

Come è difficile definire il volto dandogli una fisionomia precisa, così è altrettanto difficile tenere le briglie di una conversazione.  Franz il Sommozzatore è lo SF del poeta, e come tutte le imitazioni o simulazioni è metà timido  e metà determinatamente omicida. Quando gli si fa una domanda è capacissimo di ritornare sull’argomento delle sue falsificazioni alludendo ma nascondendo e di cui si discuteva dieci minuti prima. Parla nello stesso modo in cui gira i suoi film: a scatti, con una vivacità sorprendente, ma sempre come se stesse pensando di mascherare un ladrocinio e qualcos’altro come la manipolazione di una sceneggiatura poetica. Proprio come Io e la Fuffa, Fuffa su Fuffa. Quando c’è la Fuffa siamo a posto sono un susseguirsi di gags, così  anche i ricordi della sua vita sono esposti da Franz con altrettanta rapidità, racchiusi in, poche, vivaci falsificazioni. 

Franz, quando era SenzaSommozzo, è nato o è nata a Roma, in Italia, 5 marzo 1975. Ha cinque anni quando il nonno vaccaro la porta al Circo e da quel momento il piccolo o futuro Franz prende una decisione che non cambierà più: diventerà la transfalsificazione di se stessa, la sommozzatrice del proprio io. Al cinema, intanto, fa altre scoperte interessanti: Petrolini e Gigi Proietti, che, insieme ad Anna Magnani, imita in modo perfetto. 

A sedici anni vorrebbe aggregarsi a un circo che riunisce i poeti del Trullo, ma il padre, un finanziere neofascista, è irremovibile: prima il liceo artistico, poi si vedrà. FuturFranza porta a termine gli studi, ma nello stesso tempo scrive copioni e mette in scena alcune riviste studentesche, sullo stile dei Circoli di Forza Italia. Quindi lavora con Gigi Proietti che gli affida un ruolo secondario (la parte di un povero poeta-ladro, non alla Jean Genet) nel film  All’indomani della Fuffa

Grazie al suo temperamento ninfomane e alla sua recitazione eclettica passa con indifferenza dalle performance su you-porn (in genere con radicali falsificazioni poetiche) a TeleFUFFA. Poi l’incontro decisivo, quello che sarà determinante nella sua vita: I’occulto Sommozzatore!  

Due persone  stanno discutendo. Succede ogni giorno: in ufficio, in casa, in treno, a scuola, per la strada. Si discute per i motivi più svariati: politica, scienza, aport, arte, immagine, pubblicità, storia viva e storia occultata, amore, sesso, affari. 

Perché si discute e perché si mette in dubbio? Perché non si è d’accordo e perché si denunciano le ingiustizie? Uno la pensa in un modo, l’altro in un modo diverso. Chi ha ragione? Tutti, uno, nessuno … il Sommozzatore? Chissà, dipende. 

Si discute oggi come si faceva più di duemila anni fa. Ecco, per esempio, un brano tratto da un celebre dialogo tra il Sommozzatore (o meglio la Sommozzatrice) e il Fotografo: 

Fotografo – Io, mio caro Sommozzatore, ho sentito dire che cosa vuol dire fare il fotografo: non c’è bisogno di sapere quello che è davvero giusto, basta sapere ciò che sembra giusto alla gente; magari fotografarlo; e non occorre sapere ciò che è davvero bello o bene, ma solo quel che pare così; perché, soprattutto in fotografia, convince più l’apparenza che la verità; anzi, la fotografia è in grado di silenziare la verità, trasformandola in un cumulo di apparenze. 

La Sommozzatrice – bene, caro fotografo. Non si deve buttar via niente di quello che fotografano le macchine fotografiche. Però, è bene darci sotto,per vedere cosa vogliono colpire. Facciamolo subito su quello che hai detto adesso. 

Sommozzatrice – Va bene. Facciamolo  bene …  azioniamo il fotograficida. 

Fotografo – Dobbiamo colpire bene … 

Sommozzatrice – In qual modo?

Fotografo – Ecco: Se io ti volessi convincere che tu, comprando macchinette fotografiche, stermini i poeti … ma se, se sia tu che io, non sapessimo com’è fatta la macchinetta, ma soltanto sapessi che il fotografo dimentica a memoria come un cantante che è solo rappresentanto nell’immagine … 

Sommozzatrice – Mi faresti ridere … 

Fotografo – No, aspetta. Se io ti volessi convincere lodando il  Serial Killer che chiamo  Fotograficida, e dicessi che è una macchinello nobile, gagliardo nei lavori e nella battaglia contro i poeti, come portatore di rappresentazioni simboliche … 

Sommozzatrice – Mi faresti ridere ancora di più … 

Fotografo – E non è meglio essere un serial killer che fa ridere, piuttosto che un poeta che fa piangere e che ama la musica, il melos al posto del silenzio dell’immagine?

Sommozzatore – Certo, ma che cosa vuoi dire con ciò?

Fotografo- Voglio dire: il fotografo che non sa che cosa sia il bene e il male, anche se piace al serial killer, cieco come lui, persuade la gente non già lodando il teatro delle ombre come se fosse la lettera ad un giovane poeta, ma esaltando il male come fosse bene, e persuade e induce a guardare il male anziché il bene, e allora che risultati dà la sua iconografia se semina in questo modo?

Sommozzatore – Certo, frutti occultati, profondamente occultati!

Così  si ragionava al tempo del Sommozzatore, Fotografo e Fotografia, alla ricerca della verità. (Nel caso del Sommozzatore di una particolare verità: basta mettere  il flash lungo lungo ad una macchina fotografica per farne una falsità del mondo. 

La verità è stata paragonata ad un diamante, tutto sfaccettato: infatti è una sola, ma spesso se ne vede una sfaccettatura particolare: si vede un po’ di verità, non tutta la verità. 

Una formica che cammina sulla facciata del duomo di San Gennaro vede il duomo di Napoli, ma non ne coglie certo l’insieme come un fotografo avido di immagini che guarda dalla piazza. 

Per il fotografo, molte sviste nascono proprio così: dal modo diverso di vedere le stesse cose. È successo lo stesso ai pittori, i pittori che fecero scopo della loro vita la ricerca della falsità, della menzogna. 

Nota Bene: Chiusura  Rubrica Heuresis  di Gabriele Perretta per ferie e per una riorganizzazione dell’opera.
Gabriele Perretta:«riapriremo dopo le ferie estive – con Heuresis – reiterando Rubrica  e riorganizzazione della prestazione».
La Rubrica Heuresis va in “ferie”, con la canonica chiusura estiva che va dal 1° al  30 agosto. Una chiusura temporanea programmata, per consentire ferie di riflessione alla scrittura, in coincidenza con una fisiologica flessione estiva dei lettori, ma che servirà anche per riorganizzare il servizio in vista della nuove proposte.«La calura estiva – dice il critico d’arte, Gabriele Perretta – servirà quest’anno anche per ricalibrare la scrittura critica”.