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L’impercettibile respiro della materia: Fabio Mariani da MAGTRE

C’è un’archeologia del quotidiano e dell’infinitesimo che attraversa la ricerca recente di Fabio Mariani, protagonista della nuova mostra personale ospitata nei suggestivi ambienti di MAGTRE. Il titolo, O forse un vento, funge da chiave d’accesso poetica a un corpus di opere che rifiuta la staticità della pura astrazione per farsi, al contrario, superficie ricettiva, sismografo di tensioni invisibili e mutamenti atmosferici. 

Fino al 5 giugno, lo spazio indipendente romano al civico 26 di via Flaminia si trasforma in una cassa di risonanza in cui la pittura dialoga intimamente con la dimensione installativa e con l’architettura stessa che la accoglie.

Ripartendo dal nucleo concettuale espresso nel testo critico della mostra a firma di Flavia Orsati, l’esposizione si configura come un diario di bordo della percezione. Mariani opera per stratificazioni e sottrazioni, orchestrando un palinsesto visivo in cui la materia pittorica – densa ma mai opaca, a tratti aerea – sembra mossa da un’energia endogena. Non vi è alcuna concessione alla figurazione didascalica; l’artista evoca il paesaggio non come dato fenomenico da riprodurre, ma come spazio dell’attraversamento e della memoria. Il riferimento al “vento” non è dunque una suggestione meteorologica, bensì una metafora dell’inafferrabile: quel principio vitale e trasformativo che modifica i corpi, increspa le superfici e sposta lo sguardo oltre il limite del visibile.

Dal punto di vista formale, la forza metodologica di Mariani risiede nella gestione sapiente delle gamme cromatiche e delle tessiture micro-strutturali. I toni, spesso giocati su variazioni tonali sofisticate, lasciano emergere zone di luce improvvisa, squarci che interrompono la densità del pigmento come correnti d’aria in una stanza chiusa. È una pittura che richiede un tempo di osservazione prolungato, un rallentamento dello sguardo necessario per cogliere le transizioni impercettibili, i graffi, le velature e le suture che compongono la pelle dell’opera. L’allestimento da MAGTRE asseconda questa necessità di respiro: le opere non si impongono sul visitatore, ma si lasciano scoprire in un contrappunto perfetto con lo spazio minimale dello studio, esaltando quel carattere di urgenza espressiva e, al contempo, di assoluto rigore formale che caratterizza l’intero progetto.

In un panorama artistico contemporaneo spesso dominato dall’iper-semplificazione concettuale o dall’effimero digitale, la mostra di Fabio Mariani riafferma con forza la centralità della pratica pittorica intesa come atto conoscitivo e fenomenologico. O forse un vento ci ricorda che l’arte è ancora il luogo in cui l’invisibile può trovare una sua temporanea, e straordinariamente fragile, forma di permanenza.

La mostra, a ingresso libero, potrà essere visitata solo su appuntamento fino al 5 giugno. 

Per info. magtrestudio@gmail.com | mob. 3497836041

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