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Lingua Spartitraffico: Michele Cotelli all’Ex Chiesa di San Francesco di San Giovanni in Persiceto

Più che un semplice allestimento, Lingua Spartitraffico si delinea come un’esperienza immersiva che coinvolge lo spettatore in un percorso articolato in sei stazioni, concepite come movimenti di un unico organismo. Le opere dialogano costantemente con lo spazio che le accoglie, dando vita a una sequenza fluida, quasi poetica, in cui ogni elemento richiama l’altro e compone una riflessione stratificata su temi quali il tempo, la percezione, il paesaggio e la costruzione del senso. Un settimo intervento sonoro, collocato sulla soglia tra interno ed esterno, estende ulteriormente il campo dell’esperienza, attraversando simbolicamente il confine tra la dimensione espositiva e quella urbana. Al centro della ricerca di Michele Cotelli emerge una domanda radicale: quale capacità ha il linguaggio di cogliere l’essenza delle cose? La mostra si sviluppa proprio attorno a questa tensione, con Cotelli che è abile a mettere in scena il linguaggio come filtro inevitabile tra soggetto e realtà. In questo contesto, l’arte appare come uno spazio intermedio, un ponte fragile ma necessario attraverso cui tentare di comprendere il mondo e, al tempo stesso, se stessi.

Il titolo stesso introduce una duplice direzione di senso. “Spartitraffico” si impone come parola concreta, quasi ready-made, residuo linguistico e storico dell’edificio che, nel corso del Novecento, è stato anche utilizzato come magazzino e officina. Allo stesso tempo, il termine suggerisce l’idea di passaggio, di snodo, con le opere che diventano punti di deviazione e attraversamento lungo il percorso del visitatore. “Lingua”, invece, rimanda a un sistema complesso di oggetti, segni, e simboli, da riconoscere e interpretare ma anche da abitare e attraversare per essere vissuti e compresi a pieno. 

Non è un caso che l’intero progetto nasca da una relazione diretta e prolungata con lo spazio. Michele Cotelli ha infatti vissuto temporaneamente all’interno della chiesa, instaurando un vero e proprio corpo a corpo con l’architettura. Da questa immersione emergono lavori che non si sovrappongono al luogo ma, in realtà, ne costituiscono una naturale emanazione, come escrescenze che rendono visibile ciò che normalmente resta nascosto. L’ingresso in mostra è segnato da una grande struttura reticolare in metallo, una sorta di trama organica che reagisce alle sollecitazioni dello spazio, definendo al contempo una soglia e una mappa visiva. Poco oltre, il percorso si confronta con un intervento che porta alla luce tracce sepolte. Un ritrovamento archeologico, infatti, introduce una dimensione sospesa tra memoria e temporalità. Il costante dialogo tra presenza e assenza e tra superficie e profondità messo in mostra da Cotelli attraversa l’intera mostra, alternando momenti di immersione e riemersione.

Altri lavori amplificano ulteriormente questa tensione. Attraverso dispositivi ottici e giochi di riflessione, lo spettatore è invitato a osservare se stesso nell’atto del guardare, in una dinamica che ribalta la prospettiva e mette in discussione il ruolo dell’osservatore. Altrove, materiali come polvere e paraffina vengono utilizzati per costruire paesaggi minimi, giardini effimeri e forme organiche che emergono direttamente dalla materia dello spazio. In questo processo, ogni elemento diventa traccia. Segni residuali, frammenti architettonici, dettagli apparentemente insignificanti vengono isolati, duplicati, trasformati e, alla fine, assumono una nuova centralità. Il lavoro di Cotelli si concentra proprio su questo scarto, su ciò che eccede ogni sistema di significazione. L’artista in qualche modo rivela la distanza incolmabile tra esperienza e linguaggio.

Il percorso si conclude con una grande superficie che richiama l’immagine di una pagina, insieme piena e vuota, attraversata da ombre e stratificazioni. Un punto finale che più che chiudere l’esperienza della mostra rilancia, evoca l’idea di una scrittura sempre possibile ma incompiuta. “Lingua Spartitraffico” si presenta così come un’indagine sensibile e complessa sul rapporto tra spazio, percezione e linguaggio, in cui l’esperienza estetica diviene occasione di riflessione sull’impossibilità e al contempo sulla necessità di dare forma al mondo attraverso i segni che abbiamo a disposizione.

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Lingua Spartitraffico: Michele Cotelli all’Ex Chiesa di San Francesco di San Giovanni in Persiceto

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