La Biennale Nomade Europea Manifesta giunge alla sua sedicesima edizione scegliendo come contesto la regione della Ruhr, vasta area urbana della Germania occidentale che comprende le città di Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen. L’appuntamento coincide con il trentesimo anniversario della nascita della manifestazione, fondata nel 1996 a Rotterdam, e conferma la sua natura itinerante. Manifesta 16 Ruhr si svolge nell’arco di quindici settimane e prevede l’accesso gratuito a tutte le attività con l’intenzione di coinvolgere un pubblico più ampio, includendo anche chi solitamente resta ai margini delle istituzioni culturali.
Il progetto si sviluppa all’interno di dodici edifici religiosi non più utilizzati o progressivamente dismessi, distribuiti nelle quattro città coinvolte, e riunisce oltre cento partecipanti tra artisti, collettivi e professionisti provenienti da discipline diverse. I partecipanti provengono da trentatré paesi. Le nazionalità più rappresentate sono quella tedesca, turca e polacca, una distribuzione che riflette la storia demografica della Ruhr, regione modellata da decenni di mobilità interna ed europea. Più di cinquanta opere sono state realizzate appositamente per questa edizione, affiancate da lavori concessi in prestito. Il sostegno economico e organizzativo proviene da una rete di enti pubblici e fondazioni private attive nel campo culturale. L’apertura ufficiale è prevista per il 20 giugno presso il complesso industriale di Zeche Zollverein, ex miniera di carbone situata a Essen e oggi riconosciuta come patrimonio mondiale dell’UNESCO.
In questa edizione, la progettazione è affidata ai cosiddetti Creative Mediators, professionisti che lavorano in coppie e collaborano con specialisti provenienti da ambiti come l’architettura e studi sulle migrazioni. Nati tra il 1942 e il 1998 e formatisi in contesti politici e culturali differenti hanno sviluppato interventi specifici per ciascuno dei dodici edifici coinvolti, lavorando a stretto contatto con le comunità locali e con la memoria dei luoghi. Il loro metodo si fonda sull’ attenzione alle trasformazioni sociali e alle storie quotidiane.



Le opere affrontano temi centrali tra cui: tradizioni delle comunità migranti, disinformazione, memoria collettiva, condizioni di vita dei minatori, fino ad arrivare all’urbanistica modernista del dopoguerra. Accanto a queste narrazioni si collocano interventi architettonici e partecipativi che modificano concretamente la configurazione degli spazi. All’interno degli edifici religiosi convivono documentari, archivi storici, raccolte fotografiche e installazioni multimediali, che ricostruiscono una storia plurale della regione e dei suoi abitanti. Tra le iniziative previste compaiono ambienti destinati ad attività sportive, sale di lettura, mense comunitarie, sfilate di moda, spettacoli teatrali, gruppi di sostegno al lutto, corsi di tessitura e laboratori per la costruzione di arredi urbani realizzati riutilizzando materiali provenienti dalle stesse chiese. Altri progetti includono spazi per la produzione musicale, un giardino per la preparazione del tè e una mostra di oggetti realizzati dagli abitanti attraverso pratiche partecipative. In questo modo ogni edificio diventa un laboratorio temporaneo con funzioni specifiche.
Le attività educative e di mediazione costituiscono una componente essenziale del progetto. Un gruppo di nove mediatori accompagna i visitatori in percorsi di esplorazione che li invitano a partecipare attivamente alla lettura dei luoghi. Passeggiate urbane gratuite e visite collettive consentono di conoscere la storia degli edifici e di riflettere sul loro ruolo attuale. Il programma Youth Shift coinvolge giovani residenti come osservatori critici della manifestazione, partendo dall’idea che il futuro degli spazi comunitari dipenda dall’iniziativa delle nuove generazioni. Altri programmi sviluppati in collaborazione con associazioni e reti locali offrono visibilità a gruppi che hanno vissuto esperienze di discriminazione, utilizzando strumenti partecipativi per promuovere l’espressione creativa. Durante il periodo delle vacanze estive, la biennale organizza inoltre scuole estive in collaborazione con istituzioni museali locali ed attiva partnership con iniziative di base che presentano progetti sociali e culturali all’interno delle chiese coinvolte.



Il testo critico This is not a church è redatto da Michael Kurtz a nome del gruppo dei Creative Mediators. Il testo ricostruisce la storia dell’edilizia religiosa del dopoguerra, ricordando come nella regione della Ruhr siano state costruite oltre mille chiese nei venticinque anni successivi alla Seconda guerra mondiale, sia per sostituire edifici distrutti sia per accogliere nuove comunità di sfollati e lavoratori migranti. In questo contesto, la costruzione di chiese divenne anche un segno della ricostruzione simbolica della Germania occidentale dopo il nazismo, mentre l’architettura modernista adottata esprimeva l’aspirazione a una società più democratica.
Oggi molte di quelle strutture vengono chiuse, vendute o abbandonate, in un processo spesso paragonato alla dismissione delle miniere e delle acciaierie che avevano reso la Ruhr un centro industriale europeo. Gli edifici religiosi, un tempo centrali nella vita di quartiere, sono diventati indicatori della trasformazione della sfera pubblica. Secondo alcune stime, oltre ventimila chiese in Germania potrebbero risultare inutilizzate entro il prossimo decennio. Manifesta 16 assume questa condizione come occasione per aprire una riflessione sul loro futuro.
L’approccio del team artistico si condensa nell’immagine dei Trümmerziegel, i mattoni recuperati dalle macerie della guerra e riutilizzati nella ricostruzione urbana. Alcune chiese coinvolte nella biennale, come la Gethsemane-Kirche di Bochum, furono effettivamente costruite con questi materiali raccolti dagli abitanti negli anni Quaranta. Allo stesso modo, gli artisti lavorano sui resti degli edifici esistenti trasformando ciò che appare superfluo in risorsa progettuale dando vita a sperimentazioni eterogenee. Il titolo stesso suggerisce un atteggiamento critico che parte dalla perdita per immaginare nuovi usi possibili.


Manifesta 16 Ruhr propone così un modello di biennale che aspira a diventare un sistema diffuso e radicato nel territorio, accessibile e orientato alla partecipazione. La manifestazione utilizza la cultura come strumento per ripensare la città e ricostruire forme di vita collettiva suggerendo che la creazione di nuovi spazi pubblici e la conservazione della memoria storica siano processi inseparabili.
Biennale Nomade Europea Manifesta 16
A cura dei Creative Mediators
Testo critico This is not a church di Michael Kurtz
dal 21 giugno al 4 ottobre 2026
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