All’ombra della barricaia di Tenute Rubino, nel Brindisino, il tempo cambia consistenza. Il vino si trasforma, sedimentando la memoria nelle fibre del legno. È dentro questo spazio sospeso che l’artista romano Riccardo Masini costruisce Memorie di Tannino, installazione immersiva inaugurata il 24 aprile scorso e visitabile fino al 5 giugno nell’ambito di Alchimie, il progetto ideato da Romina Leopardi e curato da Ilaria Caravaglio.
Memorie di Tannino è un’esperienza meditativa, che obbliga il visitatore a disimparare la velocità contemporanea per entrare in un tempo diverso. E’ il tempo che, nel silenzio delle botti, accompagna il vino verso la sua maturazione. Qui il legno è archivio organico, deposito di ferite e resistenze. E il tannino evocato nel titolo diventa metafora invisibile del ricordo, elemento che struttura, conserva, lascia tracce.

L’autore, Riccardo Masini, classe 1984, porta dentro il proprio lavoro la sua radice biografica. La scintilla nasce nell’infanzia, durante le estati trascorse tra gli abeti della Val Pusteria. «Più che scegliere io il legno, è stato lui a scegliere me» racconta l’artista, che oggi vive e lavora a Roma trasformando il suo studio in una sorta di bosco interiore nel cuore della città. La sua formazione prende forma attraverso un rigoroso apprendistato artigianale e scultoreo: prima a Viterbo con Giacomo Malaspina, poi a Verona sotto la guida del maestro francese Claude Arragon alla scuola La Truciolara, fino all’approdo alla Scuola di Arti e Mestieri San Giacomo di Roma con lo scultore Roberto Mannino. Un percorso tecnico che col tempo si trasforma in una ricerca sempre più introspettiva, dove la scultura smette di essere esercizio formale e diventa diario emotivo.
«Quando l’albero ha molto da dire, il mio compito è rimanere in silenzio. E viceversa. Per questo non mi sento mai solo in studio: siamo sempre in due» scrive Masini in una delle sue più intense riflessioni poetiche. Ed è forse proprio qui la chiave della sua opera: un dialogo continuo tra uomo e materia, tra ferita e trasformazione. Nella barricaia di Tenute Rubino questa poetica prende corpo attraverso una costellazione di pedoni lignei disseminati nello spazio in differenti dimensioni e altezze. Alcuni emergono come presenze isolate, altri si aggregano in sequenze che ricordano paesaggi accidentati o architetture incompiute. Il visitatore si muove tra superfici attraversate da venature, nodi, fenditure e imperfezioni volutamente lasciate vive, mentre le botti della cantina diventano parte integrante dell’opera. Il suolo stesso appare come una scacchiera disgregata, un terreno instabile di conquiste progressive, soste e salite, dove ogni elemento sembra custodire il deposito di un tempo lento.


Le sculture di Masini dialogano con il luogo: il legno dei pedoni richiama quello delle barrique che custodiscono il vino in affinamento, condividendone sostanza e memoria. Così l’installazione costruisce un continuo rimando tra sedimentazione del vino e sedimentazione dell’esperienza umana. Tutto è attraversato da un processo in atto, come se quelle forme stessero ancora mutando nel silenzio della cantina. Memorie di Tannino diventa allora un invito raro a rallentare lo sguardo. A sostare dentro le ferite della materia, nelle sue assenze, nelle sue trasformazioni. Perché, sembra suggerire Masini, anche la fragilità – proprio come il vino – necessita di tempo, ombra e attesa per raggiungere la propria forma compiuta.
Riccardo Masini
Memorie di Tannino, in Alchimie
Tenute Rubino, Brindisi
ideato da Romina Leopardi e curato da Ilaria Caravaglio
dal 24 aprile al 5 giugno 2026
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