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Le tensioni di Pierre-Etienne Morelle

Da circa un anno e mezzo al n.7 di Via Marsala a Milano c’è uno spazio giovane e ben curato che propone artisti dalle ricerche fresche e innovative. Stiamo parlando della Loom Gallery di Luca Maffei. Tuttavia il nome di Maffei non è nuovo sulla scena milanese. Anzi, al contrario Maffei è quasi un veterano, allievo di Marconi prima, e direttore poi fino al 2015 di uno studio che portava il suo stesso cognome: Studio Maffei Milano per l’appunto. Luca Maffei sin dagli esordi come giovane gallerista porta avanti con coerenza e una sana incoscienza, la sua visione del contemporaneo con proposte già da prima, coraggiose e di ricerca e capaci di sfidare il mercato più conservatore. Ebbene con la Loom Gallery, spazio fra l’altro presente tra le gallerie emergenti ad Artissima, a nostro avviso la migliore tra le new entry, Maffei pare aver trovato una sua linea chiara, pulita ed elegante bilanciatamente equilibrata fra pittura e scultura, installazione e linguaggi semi-astratti dalle possibili figurazioni di ritorno. Un mix di espressività propulsive ben dosato, dove all’eleganza dell’estetica si accompagnano forti messaggi di concetto e di sostanza. Un telaio (Loom) per l’appunto dove a intrecciarsi sono i diversi linguaggi dell’arte e i precetti costitutivi a essa che spaziano, secondo la visione di Maffei, dalla scomposizione alla costruzione e viceversa. È questo il caso delle opere di Pierre-Etienne Morelle impaginate fra le sale della Loom in una mostra dal titolo Tenseness, letteralmente tensioni. Prima esposizione in Italia del giovane artista francese, attualmente residente a Berlino, Tenseness affronta il tema, in prima istanza, della decostruzione stessa dello spazio che ospita il suo lavoro, ovvero la galleria intesa come contenitore o white cube dove si comprimo e si sprigionano forze fisiche e meccaniche, metaforicamente espressioni di una “conflittualità”. Ecco il senso dell’opera site-specific realizzata da Pierre-Etienne Morelle, dove una serie di cinghie agganciate alle pareti tengono in sospensione delle cornici – in posizione orizzontale – trasmettendo in chi guarda un senso di equilibrio precario. Poi una serie di opere più piccole a parete mettono a nudo due elementi essenziali e imprescindibili dell’opera, perlomeno quegli elementi che tutti diamo per scontati e ritenuti basilari a definire l’opera stessa, ossia la cornice e il vetro. Qui, la loro funzione è ribaltata. Essi, non più strutturali all’opera diventano essi stessi l’oggetto dell’operazione artistica, rimettendo in discussione il principio assodato alla composizione. Dalla decostruzione alla costruzione e viceversa. In tal senso Pierre-Etienne Morelle sviscera nel profondo l’origine di un processo creativo, la sua visione e la sua fruizione.

Fino al 30 gennaio 2017

Loom Gallery

Via Marsala 7 – Milano

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