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Pollock e gli Irascibili. La Scuola di New York

Nel 1950 il Metropolitan Museum di New York organizza un’imponente mostra dedicata all’arte contemporanea americana. Gli esponenti dell’Espressionismo Astratto, attivi dalla metà degli ’30, vengono esclusi dalla lista degli artisti invitati a partecipare. In risposta a questo episodio nasce la lettera di dissenso che un gruppo di pittori inviarono al New York Times. Tra i firmatari c’erano Jackson PollockWillem de KooningMark RothkoRobert Motherwell Barnett Newman, etichettati poi come il “gruppo degli Irascibili”. I protagonisti di questa vicenda e del movimento d’avanguardia americano sono in mostra – fino al 16 febbraio – a Palazzo Reale di Milano con la mostra Pollock e gli Irascibili – La scuola di New York, curata da Carter Foster con la collaborazione di Luca Beatrice, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, prodotta e organizzata da Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, presenta il lavoro che va dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Sessanta dei 18 artisti, gli Irascibili, con 49 opere provenienti dal Whitney Museum di New York. Chi con un approccio più gestuale manifestato nella tecnica della sgocciolatura o della pennellata ritmica, chi con un atteggiamento più contemplativo che predilige la stesura cromatica per campiture ampie e morbide – emergono le personalità di Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman si fanno promotori di un codice stilistico nuovo.

Il percorso espositivo comincia con la lettura della lettera di protesta e con il celebre scatto di Nina Leen che nel gennaio del 1951 la rivista “Life” pubblicò e che ritraeva quindici dei diciotto artisti detti gli “Irascibili” vestiti da banchieri. Nella seconda sala, alcuni disegni giovanili di Pollock e a due sue opere la Number 17, Fireworks, (1950) e Number 27 (1950), protagonista indiscussa della mostra, forse il suo quadro più famoso, nonché prestito eccezionale, data la delicatezza e la fragilità di questo olio, oltre alle sue dimensioni straordinarie – circa tre metri di lunghezza. Con video istallazioni che proiettano il film Jackson Pollock di Hans Namuth. Nelle sale successive si trovano opere di Franz Kline che, dopo aver abbandonato la figura, approda a composizioni astratte, monocrome bianche solcate da larghe bande nere, ideogrammi ottenuti a colpi di spatola o di pennello. Willem de Kooning con Landscape Abstract, ( 1949) e Woman Accabonic (1966), l’aerografo sfumato dell’unica donna del gruppo, Hedda Sterne. Chiudono la mostra Barnett Newmann, The promise (1949), riconoscibile per le campiture cromatiche dilatate a dismisura in orizzontale, con rigore geometrico e Mark Rothko, che ha eliminato qualsiasi segno o forma a favore di campiture cromatiche pure, caratterizzate da stratificazioni di colore, l’uno sull’altro, dalla luminosità irresistibile e trasparente, come nell’opera Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) (1954). In questo caso la pittura si fa fluida, ogni confine è abbattuto. Guardandoli si perde la cognizione dello spazio.

Un quadro non è qualcosa che riguarda un’esperienza: è un’esperienza. Mark Rothko

Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12, Milano

24 settembre 2013 – 16 febbraio 2014

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