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Retrospection al Castello Carlo V di Lecce

11759469_10207196342327673_1720763858_nRetrospection è un viaggio nelle radici della cultura; è un itinerario a ritroso nella conoscenza.

Retrospection è la mostra che sarà inaugurata il prossimo 24 luglio (ore 19.00) al Castello Carlo V di Lecce, una collettiva che vede a confronto le pratiche scultoree-installative di quattro interessanti artisti: Daniele D’Acquisto, Giuseppe Capitano, Davide Coltro, Eva Caridi. Unico must: la relazione con lo spazio – nella Sala d’Enghien e negli ambienti limitrofi del Castello -, che presuppone – afferma nel suo testo critico in catalogo Lorenzo Madaro, curatore della mostra – una volontà curatoriale di fare interagire opere e linguaggi differenti all’interno di luoghi connotati dalla storia e dall’architettura, ma anzitutto dal carattere deciso della pietra locale. Ma c’è naturalmente il bisogno di mettere a confronto quattro esperienze e altrettante vie della pratica allargata della scultura.

Quattro visioni differenti, quattro sguardi sul mondo, talvolta tangenti o affini, che costruiscono un percorso equilibrato, di dialogo reale con gli ambienti.

Se la Retrospecition di Capitano rivela un appassionato, quanto controverso, rapporto con la Natura, frutto anche di un periodo di residenza d’artista nella Valle d’Itria successivo al quale sono state realizzate sinuose forme in canapa, Coltro contrappone alla povertà del tessuto la ricchezza espressiva dell’immagine in movimento interattiva, in una video installazione ambientale. L’artista avvia un processo, che ha insito il mutamento nel tempo, giacché di volta in volta (o di giorno in giorno!?) modificherà dal suo studio a Milano le immagine riprodotte e che il fruitore potrà osservare. Un processo complesso, la cui totalità non potrà esser immediatamente percepita dal fruitore, che si troverà al cospetto di piccole monadi, di iter parziali che solo sommati, alla fine dell’esposizione, potranno dirsi completi, o per lo meno ultimati.

Lo scorrer del tempo è ciò che caratterizza anche il lavoro di Caridi. Nel suo andamento regolare, il tempo altera, trasforma, modifica imprevedibilmente l’uomo e l’esistente, complice quella dimensione accaditiva nella quale si è calati e contro la quale nulla si può. Nella ricerca di sè nel tempo che passa, di un presente che è già passato ed un futuro che vive nel – e del – quotidiano di ogni giorno, l’Io si scorge innanzitutto come corpo, un corpo senziente, sensibile e sessuale. Quale sessualità mai generica che brama il riconoscimento e l’accoglienza della propria individualità particolare, l’Io che si abbandona all’Eros porta all’estraneità dal quotidiano, all’atopia, dunque ad esser fuori-luogo. In questo senso le sculture di Caridi appaiono “estranee”, calate in un’altra dimensione – dell’esistenza -, in uno stato di sospensione in cui si sono perdute estensione e durata.

Da una dimensione all’altra, dal suono al tatto alla vista, si dispiegano le sculture di D’Acquisto: suoni impalpabili si sono trasformati prima in forme bidimensionali, attraverso appositi programmi, ed infine in opere plastiche, anelli ruotati ed inclinati attorno al proprio asse. L’esperienza dell’ascolto diventa praxis con cui definire la possibilità d’intervento sul reale, attraverso cui generare consapevolezza ed efficacia, attraverso cui intessere relazioni col mondo esterno. E dunque, ancora una volta un modo di indagare ed indagarsi, di comprendere e di comprendersi; ancora una volta una Retrospection sulla realtà. Daniele D'Acquisto, GoRe, 2008, installazione. Courtesy GAS-Gagliardi Art System, Torino 1518133_10207188394248976_7709886938585678452_n

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