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TransumArte

Recentemente presso il Castello Malaspina Fieschi Doria a Santo Stefano D’Aveto, il critico d’arte Gabriele Perretta ha tenuto una curatela di Transumarte (ideata da Ivano Sossella), con la quale è stata presentata la mostra personale di Elisa Cella e la rassegna Videofusion (Media Video e Corpi gloriosi), con la proiezione dei film di Francesco Di Loreto, Anneè Olofsson, Antonello Matarazzo, Vito Acconci, Antonin Artaud, Hermann Nitsch, Gunther Brus, Otto Muhl, Rudolf Schwarzkogler, Bruce Nauman, John Cage & Merce Cunningham, Richard Serra, Marta Rosler, Peter Campus, Michel Foucault, Noam Chomsky, Gregory Bateson, Guy Debord,Gary Hill, Marina Abramovic, Bill Viola, Andrej A. Tarkovskij, Garth Jennings (with Tom Yorke and Radiohead). Ma cos’è una personale di Elisa Cella e una “videofusion” su media, video e corpi gloriosi? In Italia è abbastanza raro, purtroppo assistere a questo tipo di iniziativa che non è come potrebbe sembrare una mera presentazione promozionale dove vengono mostrati svariati materiali espositivi in modo superficiale e tendente ad ottenere solamente un più o meno spettacolare riscontro; la “monografica di Elisa Cella + la video fusione” è invece un incontro molto più approfondito su dei format in cui vengono messi a fuoco molto chiaramente sia tutti i problemi tecnici di un solo show e la sua produzione, sia i più aggiornati modelli di estetica mediale che affrontano seriamente lo studio e la relazione tra “arte su tela” ed arte “schermatica relazionale”. E’ chiaro – precisa Perretta – che vi devono essere due presupposti curatoriali, per la buona riuscita di una transumarte: il primo che il “solo show” sia realizzato da un artista emblematica che lavora sul corpo e sulle sue estetiche: e nel caso di Elisa Cella l’obiettivo è pienamente raggiunto. Il secondo presupposto sta nel pubblico che dovrebbe essere qualificato e quindi in grado di apprezzare la qualità delle sue pitture e dei suoi appressamenti con artisti visivi quali Muhl, Nauman, oppure con parole di filosofi come Foucault, Chomsky, Bateson, Debord. Anche questo obiettivo è stato centrato in pieno, c’è stata infatti una grande partecipazione del pubblico concretizzata in approfondimenti delle critiche proposte da Gabriele Perretta, che in catalogo scrive: ”Il significato ultimo, più creativo della poetica di Cella e della videofusion, sta proprio nel suo intuire e dar principio all’intreccio tra la vitalità della tela, il flusso elettronico, e la dialettica di una autentica semiotica del movimento artistico, problematiche prima di loro lontane dal patrimonio espressivo: schermo/immagine fissa. Questo abbozzo di sintesi fra esprit de geometrie (Elisa Cella) e cinema, tra web e post-web, restituisce il suo senso più naturale alla ricerca di linguaggio, muovendosi in sintonia con le più avanzate proposte estetiche presenti nel movimento mediale e per un nuovo modo di creare e vivere l’espressione figurale”.

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