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Mike Kelley, HangarBicocca Milano

A poco più di un anno dalla sua scomparsa Hangar Bicocca propone, a partire dal 24 maggio, una mostra di Mike Kelley, in un percorso aperto che si snoda tra installazioni, video e sculture realizzate principalmente tra il 2000 e il 2006: opere di grande intensità che rappresentano al meglio il complesso e visionario universo espressivo di una delle figure più influenti dell’arte contemporanea. Fino all’8 settembre in mostra un intreccio di elementi culturali e ricordi autobiografici dell’opera di Mike Kelley: il rapporto con l’educazione, il legame con l’architettura modernista, la relazione con la tradizione della pittura e della letteratura statunitense, il confronto con la cultura popolare e vernacolare, i riti iniziatici giovanili e gli stili delle sottoculture musicali.
La mostra si apre con Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (A Domestic Scene) e Runway for Interactive DJ Event, due installazioni (presentate insieme alla prima personale italiana di Mike Kelley presso la Galleria Emi Fontana di Milano nel 2000) che rappresentano una svolta fondamentale nella ricerca dell’artista, testimoniandone l’inizio del periodo creativo più prolifico. “Eternity is a Long Time”, che dà il titolo alla mostra, è inoltre la frase pronunciata da uno dei due attori del video Extracurricular Activity Projective Reconstruction #1 (A Domestic Scene) al partner prima che entrambi si tolgano la vita.
Altra installazione centrale della mostra è John Glenn Memorial Detroit River Reclamation Project (Including the Local Culture Pictorial Guide, 1968-1972, Wayne/Westland Eagle) del 2001, ispirata a un monumento dell’astronauta John Glenn a cui il liceo frequentato da Mike Kelley era dedicato e ricoperta da frammenti di vetro e ceramica colorati recuperati dallo stesso Kelley nel fiume di Detroit. Tecniche artistiche nobili e processi tipici di un approccio vernacolare, memoria personale e collettiva, immaginario mediatico e cultura popolare si intrecciano in un’opera emblematica.

Il progetto deve la sua unicità al coinvolgimento di Emi Fontana, curatrice italiana che vive a Los Angeles e che ha lavorato con Mike Kelley in un rapporto di stretta collaborazione negli ultimi quindici anni.

Roberto Sala

Art director della rivista Segno insegna Grafica editoriale all'Accademia di Belle Arti di Brera

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