home Premi Assegnato a Emilio Isgrò il XXIX premio internazionale di grafica “Do Forni”

Assegnato a Emilio Isgrò il XXIX premio internazionale di grafica “Do Forni”

L’ormai storico Premio Internazionale di Grafica Do Forni è giunto quest’anno alla sua ventinovesima edizione, confermando ancora una volta la continuità della grande tradizione dei “Ristoranti dell’Arte” a Venezia. Come da vari anni, la manifestazione è realizzata con la collaborazione della Fondazione Musei Civici di Venezia che riconosce questo Premio come un importante appuntamento d’arte dell’inverno veneziano. L’apposita commissione, coordinata da Enzo Di Martino, ha deciso di attribuire il Premio di questa edizione all’artista messinese Emilio Isgrò. Il prestigio di questo ambito riconoscimento (uno dei più longevi tra quelli dedicati all’arte in Italia, come ci ricordano Eligio e Diego Paties), promosso dalla generosità di Eligio e Diego Paties e curato dal critico Enzo Di Martino, è assicurato oramai dall’importanza degli oltre cinquanta artisti italiani e stranieri ai quali nel tempo è stato attribuito, ed è ormai ufficialmente testimoniato dal fatto che negli ultimi anni esso viene ospitato, oltre che nelle sale del noto ristorante, nei maestosi spazi del Museo d’Arte Moderna di Ca’Pesaro, vero scrigno veneziano dell’arte moderna e contemporanea, ed è stato onorato da nomi di grande importanza quali, solo per ricordarne qualcuno, Tadini, Sassu, Baj, Plessi, Gianquinto, Licata, Paladino, Chia, Paolini, Adami e, l’anno scorso, dal pesarese Walter Valentini; oltre agli stranieri , Arroyo, Folon, Frohner, Tilson, Pepper, Berrocal, Verdet, Azuma, Mitoraj, da poco scomparso, Murtic’, Velickovic e Peter Blake. Inoltre la manifestazione gode del patrocinio dalla Regione Veneto, Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici, avvalendosi – ormai come tradizione – della sponsorizzazione di Bellussi Spumanti. La cerimonia di premiazione, alla presenza dell’artista e dei rappresentanti delle istituzioni della città, si terrà venerdì 12 dicembre alle ore 18,00 presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’Pesaro, dove per un mese, contemporaneamente al Do Forni, una bella selezione di opere di Isgrò resterà in mostra.

     Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, 1937), oltre che riconosciuto artista di fama internazionale, è apprezzato, poeta, drammaturgo e scrittore. Dal 1956 vive e lavora a Milano, salvo una parentesi a Venezia, dal 1960 al 1967, dove è stato responsabile delle pagine culturali del quotidiano “ Il Gazzettino”. Ha esordito come artista alla metà degli anni Sessanta nell’ambito interdisciplinare e concettuale della Poesia Visiva eseguendo le prime cancellature nel 1964; la sua prima mostra personale si tiene nel 1966, proprio nella città lagunare, nella storica Galleria Il Traghetto e nell’occasione pubblica la “Dichiarazione 1” con la quale precisa la concezione della poesia come “arte generale del segno”. Nel 1972 viene invitato alla Biennale di Venezia dove esporrà ancora nel 1978, 1986 e 1993, dopo di che il suo “curriculum” si arricchisce sempre più di grandi successi espositivi ed editoriali, coltivando parallelamente pittura, incisione e letteratura, ottenendo importanti riconoscimenti nei diversi campi della sua creatività. Nel 1977 riceve il Primo Premio alla XIV Biennale d’arte di San Paolo del Brasile. L’anno scorso, la GNAM di Roma ha ospitato la mostra antologica “Modello Italia” (2013-1964), e, nel maggio di quest’anno il Pecci di Prato ha inaugurato la mostra in tre tempi “Maledetti toscani, benedetti italiani”.

     Presentando quest’ultima edizione del Premio, Di Martino, che da sempre ha seguito con grande attenzione l’attività del maestro siciliano, ha scritto, tra l’altro: “Ci sono artisti che risultano difficili da definire, da catalogare cioè in una formula critica ed estetica perché la loro opera configura un fatto nuovo, l’inizio di un evento espressivo prima di allora inesistente. Emilio Isgrò appartiene con evidenza a questa ‘categoria’ dell’arte e non a caso, quando apparvero le sue prime ‘Cancellature’ nel 1964, vennero accolte con sorpresa, malcelate venature di scandalo e qualche indecisione sulla loro ‘definizione’, la più ricorrente essendo quella dell’allora nascente ‘poesia visiva’. La personalità di Isgrò è in effetti estremamente complessa perché, oltre che artista fattuale e concettuale, è anche scrittore e poeta, drammaturgo, critico e teorico dei processi dell’arte. È però attorno alle sue cancellature che si è rivolta maggiormente l’attenzione dei critici d’arte e letterari, con la produzione di una quantità enorme di testi e riflessioni, a volte anche fuorvianti e contraddittori.

Manifestando spesso, peraltro, una sorta di indefinibile ‘imbarazzo’ dinanzi ad una operazione linguistica e visiva che, in modo originale e per certi versi perfino paradossale, accentua il significato attraverso la sua negazione, la sua cancellazione”.

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