home Recensioni Cenere – Un’esaltazione dei Vizi, Virtù e Godimenti dei signori dell’Arte in Sicilia

Cenere – Un’esaltazione dei Vizi, Virtù e Godimenti dei signori dell’Arte in Sicilia

È partita sabato 16 giugno dal Farm Cultural Park di Favara la mostra itinerante Cenere, progetto dell’artista Momò Calascibetta con un racconto Dario Orphée La Mendola, curata da Andrea Guastella, in qualche modo artefice del fortunato incontro.  Cenere conta sedici opere 69 x 69 cm su forex, allestite su altrettante loculi cimiteriali, ed è visitabile, anche con possibilità di offrire fiori finti, fino al 31 agosto. Le opere di Calascibetta ritraggono critici, collezionisti, curatori e galleristi del sistema dell’arte contemporanea siciliano, una carrellata spumeggiante di carnosi e grotteschi personaggi anonimi, le cui fattezze, in realtà, sono assolutamente riconoscibili per chi pratica il mondo dell’arte isolano.  “Oggi a un artista che intenda farsi strada non basta la benedizione di un’accademia o di una corte: deve conquistare il favore dei galleristi, collezionisti e curatori più influenti con la partecipazione costante a biennali e residenze”, così Guastella descrive le intenzioni di questo “esercizio tentato da Momò Calascibetta e Dario Orphée”.

Una provocazione irriverente che s’impone per la qualità delle opere e la sottile pervicace malizia con cui i due seppelliscono l’oggetto della loro seduzione.  Le forme sensualissime e avvolgenti dei “signori dell’arte” ricordano molto da vicino le volute zuccherine della pasticceria siciliana, e conseguentemente lo strabordare erotico dell’animo intrinsecamente barocco dell’isola.  L’horror vacui di Calascibetta rende questi ritratti esplosivamente vitali, pericolosamente in bilico sulla morte per il troppo, caricati oltremodo, sono icone gaudenti e voraci come processioni trionfali di certi patroni e di certi morti. La morte è qui presentissima, nel titolo e in tutta l’operazione che col seppellimento immortala i “signori dell’arte contemporanea” smaltati da una spassosa laccatura moraleggiante che, in fondo, nella cenere vuole lavare a fondo un sistema ben strutturato nelle sue aristocrazie e nelle sue corti. Però non bisogna fissare troppo lo sguardo sul celebre popolo delle macabre e maestose nicchie dei Cappuccini di Palermo, nella mostra la morte ha complemento nell’opulenza del sesso, suo gemello, sostanzialmente sotteso al ludico e gastronomico strabordare della carne.

La coppia Calascibetta – Orphée ha messo su un’operazione artistica che è anche di marketing non rinunciando all’ironia e a un sarcasmo strutturato nella qualità dell’arte e nello spessore concettuale di archetipi sapientemente manipolati. Momò Calascibetta non è nuovo queste soluzioni ironiche sempre serissime nella scia di un perenne andare oltre,  Orphée lavora con uguale morsura brillante potenziando l’intelaiatura dell’operazione con parole paladine che per ritmo e significato costituiscono il verso dello spumosissimo di Calascibetta:  “Non sono mai stati gli artisti a fare la mostra: è la mostra che li rende tali”; “Oggi ci sono più artisti fastidiosi che emorroidi in tutti i culi della popolazione mondiale”; “La vita stessa è una vendita”; “La cosiddetta critica è una forma subliminale di pubblicità”; “Diciamo che qualcosa è arte perché ci piace, perché abbiamo la necessità di inventare qualcosa in cui riversare la nostra paura di non morire, perché l’ha fatto un nostro amico, perché siamo pagati per dirlo, perché ci siamo abituati, perché dall’arte vogliamo essere sollevati, perché abbiamo il terrore della solitudine, o di essere giudicati e relegati in una minoranza; anche a quelli che stanno nella minoranza e che dichiarano di fottersene, alla fine, gli rode. Insomma, diciamo che qualcosa è arte perché non capiamo nulla”.

Il racconto di Dario Orpheè si chiama La cenere dell’acanto. Ontologia dell’arte contemporaneaed è incluso nel catalogo che verrà presentato al FARM di Favara nel corso della mostra. Il progetto si prepara anche a una lunga tournee tra Erice, Favara, Gela, Siracusa, Cefalù, Palermo, Termini Imerese, Catania, Ragusa, Messina e Lipsia, difficile mancare d’omaggiarla.

Momò Calascibetta / Dario Orphée – Cenere

Fino al 31 agosto 2018

FARM CULTURAL PARK

Favara (AG) – Cortile Bentivegna

Dal martedì al venerdì dalle 10 am alle 12 pm

Sabato e Domenica dalle 10 am alle 2 am

Martedì chiuso