DESSEIN

Domenica 3 Dicembre da LAND La nuova dogana di Catania si inaugura “Dessin”, solo show dell’artista Antonella Ludovica Barba a cura di Arionte Arte Contemporanea. La mostra è un estratto della ricerca dell’artista di questo ultimo anno. Le opere in mostra sono fotosculture su dibond e lavori digitali in realtà aumentata fruibili tramite l’applicazione Bepart, scaricabile gratuitamente dall’Apple Store e Play Store.

Dessein come fotosculture e Realtà Aumentata
La fioritura di vegetali su figure settecentesche è l’immagine visiva dei lavori digitali in mostra che riprendono incisioni dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert. Queste immagini realizzate da maestri incisori che nascono come tavole descrittive delle aree di anatomia, incisione, e pittura della sezione di Tecniche artistiche dell’Enciclopedia, sono state decontestualizzate e reinventate dall’artista. I soggetti di questi dessein (così chiamati da Diderot e D’Alambert) sono figure di donne e uomini in pose anatomiche e volti le cui espressioni servivano allo studio della miologia del viso. Il lavoro di Barba parte da questo momento di studio delle antiche tecniche e dell’anatomia, momento importante per l’artista che fin dagli inizi del suo lavoro ha creato delle forti basi delle metodologie tradizionali del fare arte e soprattutto del fare scultura.
Dessein letteralmente significa disegno in francese ed è il termine antico del più recente e utilizzato “dessin”. Così questi disegni del contemporaneo si trasformano sostanzialmente e formalmente in figure in cui la vita vegetale di funghi di varie specie, prende corpo, diventando parte dell’anatomia umana, in una danza vitale che travalica i confini del reale grazie alla realtà aumentata (AR).
La realtà aumentata integra questo modus operandi dell’artista che legata alla tradizione artistica, assimila nel suo lavoro le più innovative invenzioni del digitale.
Uno dei lavori in mostra, dunque ha un’estensione in AR che è parte integrante dell’opera stessa ideata e realizzata dall’artista, la cui visione è possibile tramite smarphone e tablet. Inquadrando l’opera infatti si può fruire della sua estensione visiva e sonora, quest’ultima realizzata dal sound designer Rubens Garofalo.

I funghi come mezzo di conoscenza
I soggetti, che siano figure o oggetti, sono contaminati da flammulina velutipes, armillaria, clavulina e lepista e sembrano sovrastare uomini e donne; in realtà i funghi sono l’epifania di una rinascita segreta, cavernosa, sfruttando la putrefazione interiore dei soggetti, condizione necessaria per questi essere vegetali affinché nascano e si nutrano.
I funghi sono legati all’archetipo di morte-rinascita; nascono e crescono su substrati di sostanze macerate, fra muffe e foglie morte, e sono il simbolo di ciò che si nutre e cresce sfruttando la decomposizione e la fermentazione di materiale organico. Sfruttando la morte presente in natura.
Da sempre quindi sono considerati oggetti misteriosi, non hanno radici, foglie e clorofilla, e considerati come qualcosa d’appartenente ad un mondo misterioso legato a fenomeni ultraterreni e a forze sovraumane. Geroglifici egiziani di 4600 anni fa attestano che i Faraoni pensavano che i funghi fossero “erbe dell’immortalità”. Gli antichi egiziani credevano che i funghi selvatici fossero i “figli degli Dei” mandati sulla terra attraverso i fulmini.
Gli atzechi e i maya consideravano i funghi allucinogeni, una sorta di “carne divina”, per la loro proprietà allucinogena e per le capacità che conferivano agli sciamani.
Tra le popolazioni siberiane l’Amanita muscaria era ed è usata, in occasione di cerimonie e di feste, oppure impiegata dagli sciamani per favorire la trance durante le pratiche curative o per contattare gli spiriti dei morti. Nel corso delle visioni indotte dall’assunzione dei funghi si presentavano delle figure antropomorfe che erano considerate gli spiriti del fungo che venivano chiamati “uomini-amanita”. Si tramanda che essi entrassero attraverso un’apertura del tetto e portassero questi funghi in grandi sacchi. Erano vestiti di rosso e bianco, i colori di Babbo Natale, ma anche dell’Amanita, che in Siberia cresce nei boschi di conifere.
In Europa Occidentale è sempre stata presente una microfobia verso i funghi, particolarmente accentuata in Inghilterra e Irlanda, ma che parte già dagli antichi romani. Nella civiltà Romana infatti, il fungo, pur apprezzato per le qualità culinarie, diventò anche simbolo di morte e sono vari gli episodi, tra leggenda e realtà, legati alla concezione funesta dei funghi: l’imperatore Claudio era così ghiotto di funghi che morì proprio a causa di questi.
E ancora, la moglie Agrippina, conoscendo il suo debole culinario e desiderando mettere sul trono il figlio di primo letto Nerone, lo avrebbe fatto avvelenare proprio con funghi velenosi.
Nell’Europa dell’est e in Oriente invece i funghi costituiscono una parte importante della dieta e sono usati tantissimo per le loro proprietà medicinali.
Da sempre questi vegetali sono stati considerati degli oggetti di cui avere timore ma anche medium per accedere a gradi di conoscenza superiore. È questo ultimo punto di vista che permette la lettura delle opere in mostra alla Vecchia Dogana.
Queste figure sono colte in un momento magico, un’epifania mistica in cui ciò che è oscuro e a tratti terrifico dialoga con la vita e la bellezza.

LAND La Nuova Dogana
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Arionte Arte Contemporanea
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Antonella Ludovica Barba
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Data e Ora
03/12/2017 / 11:00 - 23:30

Luogo
LAND La nuova dogana