Facies

FACIES. Quante facce ha l’uomo? Come quelle di un foglio, di un cubo, di un diamante? Molte, molte di più…come quelle di una sfera. Facce e maschere da indossare. Ossa, cartilagini, muscoli, pelle, un volto che prende forma e consistenza da quel piccolo morbido, fragile faccino che sbuca fuori dal buio del suo rifugio per lanciare il suo grido alla luce. Ed è terrore e gioia. Cresce, portando con sé entrambe le cose, con il naso, la bocca, gli occhi, le orecchie che si fanno più grandi per vedere e sentire, respirare e ingoiare meglio. E questa facciata mobile si fa strumento di comunicazione, dove scorrono i più diversi sentimenti. Già i greci, Aristotele in testa, s’industriavano a studiare nei tratti, nei lineamenti, nelle espressioni del volto, caratteri psicologici e morali. Fisiognomica si chiama, disciplina poco accettata, se non contestata nell’avanzar dei secoli, visto che ha portato a Lombroso e al suo Atlante delle facce criminali. Comunque sia, specchio dell’anima o meno, il volto racconta, esprime, manifesta, inganna. Quante facce ci sono? Un’infinità. Delle più diverse forme, espressive o meno, note e sconosciute, “civili” e “primitive”, chiare e scure, sulle quale l’arte ha avuto modo di sbizzarrirsi. Il volto ha acceso la curiosità di una selva di pittori e fotografi che si sono impossessati del soggetto con i più diversi modi, scopi e sentimenti sino a trasformarlo, riscriverlo, frantumarlo. Facies, l’aspetto che ci identifica, ci accompagna nella solitudine di uno specchio, nel dialogo con l’altro, nel cammino quotidiano fatto di volti che ti scorrono davanti agli occhi, sorridenti, pensierosi, dolorosi, sofferenti. Facce che scompaiono, che ritrovi, facce di ieri e di oggi, con le loro storie belle o brutte, da appendere nel salotto del tuo cuore, occhi che hanno visto e ti osservano mentre guardi lassù e laggiù, mentre scappi dai ricordi e t’incanti davanti ad un volto nuovo. E qui ce ne stanno undici…



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Data e Ora
11/11/2017 / 10:30 - 18:00

Luogo
artespaziotempo gallery