SOTTOBOSCO

Palatul Bánffy – Muzeul National de Arta | Cluj-Napoca, in collaborazione con l’UAD – Universitatea de Artă și Design Cluj-Napoca, con la Facultatea de Litere | Departamentul de Limbi și Literaturi Romanice della Universitatea Babeș-Bolyai, con la Galleria Richter Fine Art (Roma) e la Sector 1 Gallery (București) è lieta di annunciare Sottobosco, una trilogia di mostre, a cura di Antonello Tolve, che saranno inaugurate giovedì 15 novembre per celebrare i settant’anni di Ioan Sbârciu.

Come un nodo d’aria, un filo felice che collega diverse generazioni a un tessuto magmatico dove è possibile scorgere la leggerezza dell’incontro, la freschezza dell’ospitalità, il desiderio di disegnare un platonico pascolo felice, l’avventura culturale avviata a Cluj-Napoca con Sottobosco è un soffio di vento che porta buona salute da luoghi benefici.

L’indispensabile mancanza di un senso univoco da seguire, la brezza di un labirinto silvestre, luogo poetico ricco di stradine da attraversare per smarrire la parola e trovare la forza evocativa del segno, sono centro di un territorio espositivo imprevedibile, di una ricerca mai paga, di un percorso la cui natura narrativa collega l’uomo alla natura, la natura alla cultura, al pensiero, ai ricordi che tornano alla luce modificati, alterati dai territori della memoria.

Nel percorso di queste tre mostre – ognuna delle quali significativamente legata a una espressione silvana presa a prestito da un romanzo di Grazia Deledda che apre il Novecento, Il vecchio della montagna – la pittura è linguaggio che fa parlare il mondo, è discorso filosofico, è terapia il cui trattamento presta soccorso al generale disordine dei concetti che affligge l’uomo, è scavo continuo che irrora e concima nel terriccio secco e disidratato della mente (Wittgenstein).

Nata dall’incontro tra due personalità dirompenti (Enzo Cucchi e Ioan Sbârciu), la passeggiata che offre questo Sottobosco è un confronto costruttivo tra generazioni differenti e, nel contempo, intreccio rizomatico (nient’affatto caotico) di due atmosfere creative legate a uno stesso filo, a una idea della pittura intesa come ricerca, come performance di una mano pensante che traccia, nell’ombra rotta dalla luce, i sentimenti dell’umanità.

Il sussurro della selva e del vento

L’itinerario si apre con un colloquio tra due maestri di stessa generazione, Enzo Cucchi e Ioan Sbârciu, indici di una totalità della pittura che elaborano per l’occasione un incontro tra il micro e il macro dell’atmosfera silvestre dove si instaurano contatti tra segni che sembrano venir di corsa da dietro l’angolo per mescolarsi al suono scuro della visione (Cucchi) e ampie distese cromatiche dove a volte si scorge un verde vitreo, altre un verde spento come il vento che la mattina scherza tra gli alberi (Sbârciu).

Si tratta di un primo affascinante percorso in cui è possibile perdersi nel buio della selva, in atti performativi veloci e vivaci, tra calibri linguistici che lasciano apparire, tra l’ombre e le sembianze (Leopardi), lo spettro caldo delle cose.

Sullo sfondo rossastro del cielo

La seconda mostra del progetto è delineata da una generazione di artisti nati tra gli anni Settanta e Ottanta – Georgeta-Olimpia Bera, Kudor Duka István, Cristian Lăpușan, Anca Bodea Mureșan e Andrea Salvino – e genera un momento di lucida analisi su figure dell’arte il cui modus operandi tocca la realtà con un atteggiamento riflessivo sull’intimità, sulla memoria, sul tempo della pittura. Si tratta di un pentagono la cui vocalità si posa su uno sfondo leggero del sottobosco per mostrare il silenzio distratto del giorno, le ombre che vagano nella bruma della sera, la frescura del quotidiano, la tregenda che si nasconde dietro la storia. Questa seconda tappa del sottobosco offre temperature pittoriche di artisti già formati, di docenti impegnati nella loro ricerca personale e contemporaneamente legati alla didattica dell’arte, a seguire il proliferarsi di generazioni più recenti.

Nella nitida frescura del mattino

Polifonica, morbida e cremosa, aperta a nuove leve dell’arte italiana e della Scuola di Cluj, la terza mostra che si incontra nel sentiero linguistico è un progetto più strettamente legato alle generazioni nate tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta. Il passaggio sulle nuove leve della Scuola di Cluj e su alcuni nomi dell’arte italiana – Veronica Bisesti, Gagyi Botond, Dario Carratta, Giovanni De Cataldo, Luca Grechi, Mihai Guleș, Andrei Ispas, Tincuța Marin, Alexandra Mureșan, Oana Nastasache, Emma Păvăloaia, Jacopo Pinelli, Lucian Popăilă, Marcel Rusu, Andrei Sclifos – rappresenta, in questo viaggio, una riflessione irrinunciabile non tanto sul presente, quanto piuttosto sul verzicare creativo che si fa strada sulla piattaforma dell’arte per prendere voce, per disegnare forme calate nella materia (sinoli di materia e forma), per farsi trait d’union tra il passato e quello che passato non è.

Chiude la mostra una pubblicazione (IDEA edizioni) che salta il fosso del catalogo tout court per diventare mostra di carta, luogo non già di documentazione, ma di azione creativa, di piacevole scoperta, di animata plasticità.

Un ringraziamento particolare a Monica Fekete per aver supevisionato le traduzioni dall’italiano al rumeno.

SOTTOBOSCO

a cura di Antonello Tolve

Il sussurro della selva e del vento

Enzo Cucchi | Ioan Sbârciu

Sullo sfondo rossastro del cielo

Georgeta-Olimpia Bera | Kudor Duka István | Cristian Lăpușan | Anca Bodea Mureșan | Andrea Salvino

Nella nitida frescura del mattino

Veronica Bisesti | Gagyi Botond | Dario Carratta | Giovanni De Cataldo | Luca Grechi | Mihai Guleș | Andrei Ispas | Tincuța Marin | Alexandra Mureșan | Oana Nastasache | Emma Păvăloaia | Jacopo Pinelli | Lucian Popăilă | Marcel Rusu | Andrei Sclifos

Palatul Bánffy / Muzeul National de Arta (Cluj-Napoca)

Piața Unirii 30Cluj-Napoca

dal 15 novembre 2018 al 10 gennaio 2019

Opening | giovedì 15 novembre ore 18.00



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Data e Ora
15/11/2018 / 18:00 - 22:00

Luogo
Palatul Bánffy / Muzeul National de Arta (Cluj-Napoca)