Toru Hamada. La disciplina del dubbio costante

TORU HAMADA, SABATO 27 OTTOBRE alle ore 12:00 a Spoleto presso Palazzo Collicola Arti Visive. La mostra è a cura di Gianluca Marziani e Italo Bergantini, ed è realizzata in collaborazione con Romberg Contemporanea. Dopo la collocazione a giugno, durante il Festival dei Due Mondi, di una sua scultura in marmo di Carrara davanti al Teatro Nuovo, arriva oggi una grande mostra che ci racconta la sua pittura poetica e ispirata…

La vita di Toru Hamada somiglia al ciclo elaborativo della sua arte. Si sente, in primis, il legame atavico col Giappone, ascrivibile ad uno stato dell’essere che privilegia il silenzio atmosferico, la fermezza dello sguardo, la disciplina tra corpo e spirito. Al contempo, si sente la seconda patria in Europa, prima a Pietrasanta e poi nella campagna francese di Saint-Lubin-de-la-Haye, due luoghi di solida cultura che hanno accolto l’uomo e l’artista. Asia ed Europa, due continenti che oggi tirano le somme adulte in quest’esperienza umbra, nel cuore di una Spoleto che da sempre concepisce l’armonia tra mondi lontani. Toru Hamada, durante l’estate 2018, ha posizionato una scultura davanti al Teatro Nuovo, di fronte al primo palcoscenico nella città del Festival dei Due Mondi; una collocazione simbolica che esalta l’anima stessa dell’opera, la sua apertura nel marmo bianco, quel grande occhio atmosferico che connette l’ingresso del teatro ai tetti della città antica. Oggi siamo dentro Palazzo Collicola Arti Visive, il museo d’arte contemporanea che incarna la propulsione meticcia delle arti visive. Qui si distendono le opere pittoriche di un viaggio umano e artistico, un percorso accidentato e al contempo sinuoso, verso le direzioni del possibile e del plausibile, nel cuore armonico di un’orchestra cromatica.

Toru Hamada si plasma sul mondo come la forma dell’acqua: per adattarsi ai percorsi momentanei, al ciclo che sta elaborando, alle ispirazioni che lo guidano nel dato periodo. Questo significa non cadere nella divisione tra generi e tematiche ma mescolare citazioni e memorie, ricreando materia poetica, un humus pittorico che ragioni come una biologia ispirata. L’arco della carriera si legge nei legami “parentali” tra un ciclo e l’altro, mai nel distacco tra momenti ma sempre nel rilascio tra un prima, un durante e un dopo. Decenni di lavoro che raccontano un autore ora dentro lo spazio metafisico ora fuori dal tempo specifico, in lenta navigazione nella sua idea di caos da ordinare. Un procedere dentro la molteplicità del presente, dentro un profluvio di colori, elementi, rumori, odori… è qui che l’artista unisce forme distoniche e dissonanti, accumulando elementi, cucendo dialoghi inaspettati e coraggiosi, mettendo assieme ciò che spesso non potrebbe convivere. La sua è una visione olistica e babelica, sorta di ciclo continuo in cui talvolta inventa da zero, altre volte riparte da una personale memoria, altre ancora unisce caratteri di periodi diversi. Decenni di lavoro pittorico che simulano la complessità e l’eterogeneità di un’esistenza, dove la pluralità del quadro rispecchia il principio stesso della vita umana.

La pittura e il collagismo di TH generano paesaggi interiori, labirinti e intrecci dell’anima, geografie del colore che fluiscono come un fiume di pigmenti. I vari momenti tematici hanno un comune denominatore: sono brani conclusi in un ideale pentagramma figurativo, composizioni stratificate che ragionano come oceani di colore narrativo. Dentro quei colori nascono eventi, talvolta figure umane, volti, animali, oggetti, numeri… tutto è sospeso, un volo silenzioso negli spessori del colore, un mare cromatico di vite ed esperienze, appunti sparsi ma non dispersi di un osservatore speciale.

La disciplina profonda di TH si rivela nel modo in cui il quadro unisce anziché disperdere. Campiture, colori e contaminazioni sembrano avere un’entropia altissima: pensare e fare sono talmente fusi da rendere il gesto una continua cucitura di colori, una costruzione lenta che ragiona con equilibrio ingegneristico. Si sente un quid ispirato e melodioso, una musica in cui la violenza del gesto diventava il rito marziale (Thai Chi) delle braccia nell’aria, a fendere l’atmosfera con disciplina e risolutezza. Una sonorità che ricorda l’aurora boreale, profluvio di colori poetici che cela, in realtà, una meteorologia violentissima. Certa pittura somiglia davvero alle natura del Pianeta: melodia di gesti e colori che nasconde asprezze e drammi, passione e paura, coraggio e pazienza. Una doppia anima che nasce dal controllo dei movimenti ma anche dal sapere quando va lasciato spazio al caso, ai segni del destino, alle correnti inaspettate.

Info mostra: www.palazzocollicola.it

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Contatti Palazzo Collicola: info@palazzocollicola.it

Contatti Sistema Museo: ufficiostampa@sistemamuseo.it



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Data e Ora
27/10/2018 / 12:00 - 17:30

Luogo
Palazzo Collicola Arti Visive