Un’idea di Fotografia 2019 – Finissage

In occasione del finissage del Festival F4 / un’idea di Fotografia a Villa Brandolini, Pieve di Soligo, Fondazione Fabbri promuove una visita guidata alla mostra insieme al curatore Carlo Sala, domenica 30 giugno alle ore 17.30.
Uno degli eventi principali della manifestazione è l’esposizione Paesaggi inquieti, che presenta tre cicli di lavori che indagano un paesaggio contemporaneo segnato dalla conflittualità tra uomo e territorio, dove il confine tra realtà e finzione appare labile. Si parte dalla serie site specific_ Emilia 12 (earthquake) di Olivo Barbieri, uno dei più noti fotografi contemporanei; le immagini mostrano gli esiti del violento sisma che ha colpito l’Emilia Romagna: dalle macerie dei centri storici tra palazzi crollati e chiese sventrate, fino ai danni nelle zone industriali. L’artista ha realizzato le fotografie da un punto di vista aereo con la tecnica del fuoco selettivo per generare un sistema di visone che individua all’interno dell’immagine un punto di “lettura”: con questa tecnica la realtà ritratta appare ambigua, fittizia, facendo apparire quelle porzioni di paesaggio come dei modellini in scala. Il ciclo KA-BOOM, che Andrea Botto porta avanti da un decennio, ritrae invece una serie di esplosioni civili tra Italia ed Europa. Queste radicali trasformazioni del paesaggio si cristallizzano in immagini che generano sentimenti contrastanti: da un lato la bellezza estetica e la fascinazione emotiva per il pericolo, dall’altro una rinnovata coscienza di estrema fragilità esistenziale e dei luoghi che viviamo. Inoltre, anche in questo caso, è presente una riflessione sullo statuto stesso della fotografia, sospesa tra documento e messa in scena. A chiudere la mostra la serie La Terza Venezia di Silvia Camporesi dove l’autrice si è confrontata con la città lagunare, una delle più ritratte al mondo, senza cadere nella cosiddetta visione da cartolina. La serie mette in dialogo le immagini scattate a Venezia senza la presenza di turisti con quelle realizzate a Rimini in una riproduzione in scala 1:10 della città, rendendo per lo spettatore quasi impossibile riconoscere quali immagini siano reali e quali finzionali. Tutte le fotografie sono accomunate da un punto di vista dal basso che rende minacciose le onde del mare perché, nonostante il gioco di inganni percettivi, un fattore certo è il pericolo dell’innalzamento delle acque che rende ancor più fragile la città.
A seguito della tempesta ‘Vaia’ che si è abbattuta con particolare violenza su alcune aree di Veneto e Friuli con 41.000 ettari di bosco colpiti e 8,6 milioni di metri cubi di alberi abbattuti, il comitato curatoriale di Fondazione Fabbri ha commissionato al noto fotografo milanese Filippo Romano di indagare i territori colpiti dalla calamità e gli esiti saranno presentati nella mostra intitolata Oltre Vaia: l’autore ha viaggiato nel Veneto delle montagne ricostruendo la geografia del disastro nove mesi dopo l’accaduto con la volontà di comprendere nel profondo quei territori senza cadere nell’immaginario iconico della tragedia trasmesso in questi mesi dai mass media, fatto di immagini spettacolari e omologate tra loro. Il suo non è stato un censimento dei luoghi, ma un attraversamento per creare un racconto sullo stato del territorio per documentare l’adattamento al cambiamento traumatico, con uno sguardo rivolto al futuro. La mostra presenterà visioni del territorio e ritratti degli abitanti ripercorrendo il percorso compiuto dall’artista tra paesi sottopopolati, seconde case immacolate e chiuse in questo momento dell’anno fuori stagione, tagliatori di alberi e cittadini che stanno ripensando il futuro di quelle comunità.
Un’altra proposta di F4 è Marina Caneve, con Are they rocks or clouds?: un’indagine territoriale sulle Dolomiti che mira, attraverso l’interazione tra osservazione, memoria e scienza, alla costruzione di una conoscenza del rischio idrogeologico. Il progetto nasce in vista di un evento catastrofico, che secondo studi geologici, accadrà tra 50 anni: le catastrofi naturali hanno tempi di ritorno ciclici. In particolare, secondo alcuni studi geologici, la catastrofe idrogeologica del 1966 avrà un tempo di ritorno di 100 anni, 50 da oggi e i danni stimati saranno due o tre volte superiori. Il progetto è realizzato in collaborazione con il geologo Emiliano Oddone e l’antropologo Annibale Salsa. A cura di Carlo Sala.
Viene esposta all’interno di Villa Brandolini anche la mostra della vincitrice del Premio Fabbri 2018, sezione fotografia. Mimì Enna presenta quindi To get some air, realizzato all’interno del Villaggio Eni di Borca di Cadore (Bl). L’intento del progetto è idealmente far prendere aria al luogo, proiettando il paesaggio all’interno dell’edificio, sugli oggetti presenti nello spazio. Le proiezioni temporanee vengono documentate con delle fotografie che compongono la serie. A cura di Carlo Sala.
Si conclude con Atlante del master.
La fotografia, e l’immagine in generale, sono un formidabile strumento per raccontare gli anni che stiamo vivendo e il paesaggio che ci accoglie. A Venezia l’Università IUAV propone il Master In Photography dove si stanno formando alcuni dei migliori fotografi della scena giovane italiana. In mostra verranno presentati i fotolibri realizzati dagli studenti in questi anni, che sono uno spaccato dei vari modi di concepire la fotografia da quella di paesaggio alla neo-documentaria fino alle ricerche sperimentali. A cura di Andrea Pertoldeo.

F4
UN’IDEA DI FOTOGRAFIA
Nona edizione
19 maggio – 30 giugno 2019
Villa Brandolini, Pieve di Soligo (TV)
Piazza Libertà, 7
Finissage con visita guidata: domenica 30 giugno ore 17.30
Biglietto unico 5 euro.
Vi consigliamo la prenotazione inviando una mail a segreteria@fondazionefrancescofabbri.it



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Data e Ora
30/06/2019 / 17:30 - 21:00

Luogo
Villa Brandolini