I primi 10 numeri della rivista segno

Per accompagnare la mostra del nostro archivio al MAXXI di Roma, visitabile fino al 18 ottobre, proponiamo l’occasione di riscoprire la storia della rivista nata nel 1976 da un’idea di Lucia Spadano e Umberto Sala. In occasione del cinquantesimo anniversario abbiamo scelto di ristampare integralmente i primi dieci numeri – nove fascicoli complessivi, poiché il numero 2/3 è doppio – riunendoli in un cofanetto celebrativo. Di seguito presentiamo una sintesi dei principali argomenti affrontati dalla rivista nel periodo compreso tra novembre 1976 e gennaio 1979.

Il primo numero della rivista Segno, pubblicato nel novembre-dicembre 1976, si apre con una copertina che ritrae Albert Mayr durante una performance musicale, a sottolineare la centralità della sperimentazione sonora e visiva nel panorama artistico contemporaneo. L’editoriale di Peppino D’Emilio affronta con lucidità il tema del decentramento culturale in Italia, denunciando il rischio di qualunquismo e l’urgenza di distinguere la cultura dal turismo e dal campanilismo, ribadendo che la cultura deve servire a elevare civilmente e moralmente il cittadino e che il vero nemico da combattere è l’incompetenza e l’arrembaggio alle cariche.

Il numero propone una ricca serie di articoli: l’intervista a Giuseppe Gatt su “Orientamenti dell’arte contemporanea” analizza la dialettica tra arte concettuale e arte di comportamento e il rapporto tra artista, società e mercato; La Biennale contesa offre una panoramica sulle tensioni e le proteste che hanno animato la 37° Biennale di Venezia, con particolare attenzione alla sezione Ambiente come sociale e alle dinamiche di potere e partecipazione; l’intervista a Lucrezia De Domizio su Ampliamento di spazio operativo riflette sul ruolo centrale dell’artista nella storia dell’arte e sulla necessità di una nuova socialità; Renato Barilli firma il reportage su Blow-up a Milano, esplorando la fotografia come strumento di spaesamento e sollecitazione percettiva, mentre la sezione “Attualità internazionali” offre una panoramica sulle mostre e le tendenze in Italia e all’estero, tra cui la fotografia fantastica in Europa e le esposizioni dei Nuovi Realisti.

Giorgio Di Genova propone una Rassegna: Tipologia, topologia del figurativo in Italia, evidenziando la varietà e la dialettica della pittura figurativa degli anni ’70, mentre Italo Mussa, con “Il quadro non dipinto”, riflette sulla pittura monocroma e sulla “pittura-pittura” come fatto fisico e analitico.

Il notiziario curato da Lucia Spadano segnala mostre, performance e novità editoriali, tra cui Gina Pane, Giosetta Fioroni, Pietro Dorazio, Maurizio Osti, Luciano Ori, Alfredo Del Greco, Nello Finotti, Luca Alinari, Mario Merz, Cy Twombly, Paolo Scheggi, Gigino Falconi, Gianfranco Marchetti, Luigi Ontani e molti altri. Oscar di Paolo affronta il tema dell’architettura come comunicazione e denuncia la massificazione alienante, mentre il resoconto sul convegno di Atri invita a una partecipazione attiva nella conservazione e reinterpretazione degli spazi urbani. Lucia Spadano racconta la rassegna Musica Performance Pescara, con artisti come Fernando Grillo, Giancarlo Cardini, Giancarlo Schiaffini, Antonello Neri, Joan Logue e lo stesso Albert Mayr, sottolineando la responsabilità del pubblico nella creazione di nuovi eventi sonori. Il Teatro Stabile Aquilano viene presentato come esempio di impegno culturale regionale, Franco Solmi analizza il ruolo delle cooperative culturali in Italia e l’articolo sul cinema evidenzia la funzione del cinema come diffusione di idee e strumento di dibattito culturale.

Il numero si chiude con la striscia a fumetti di Andrea Pazienza, Le avventure dei fratelli Max: i clandestini, che aggiunge un tocco ironico e visionario, confermando la vocazione della rivista a intrecciare riflessione critica, informazione e sperimentazione.


Il numero doppio 2/3 della rivista Segno (gennaio-aprile 1977) si apre con una copertina dedicata a Joseph Beuys a Pescara, impegnato in un nuovo lavoro sperimentale sui terreni messi a disposizione da Buby Durini.

L’intervista ad Achille Bonito Oliva, Arte come produzione del diverso e come pratica del dissenso, riflette sul ruolo dell’arte come dissenso e sulla centralità della qualità nella ricerca artistica. Il notiziario curato da Lucia Spadano presenta la mostra-inchiesta Ipotesi 80, coordinata da Pietro Marino, con i contributi critici di Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Enrico Crispolti, Maurizio Fagiolo, Filiberto Menna e Lea Vergine. Efi Strousa cura Arte greca contemporanea. Mito e realtà nel neoellenismo, dedicata alla sperimentazione e alla funzione sociale dell’arte greca. Germano Celant firma “Off-Media. Il libro come opera d’arte”, una rassegna su oltre 600 volumi d’artista.

Il ciclo di conferenze Perché continuiamo a fare e a insegnare arte? vede interventi di Umberto Eco (“I due lati della barricata”), Gianni Vattimo, Tomàs Maldonado, Leonardo Ricci, Guido Guglielmi, Luigi Veronesi, Gillo Dorfles, Mario Perniola e Renato Barilli. Bruno D’Amore presenta Alcuni aspetti d’arte analitica. Rapporti tra critica analitica e ricerca nelle arti visive. Rossana Bossaglia firma Una mostra sul liberty, oggi. Plinio Mesciulam e Giulio Angelucci dialogano su “Mohammed tra scrittura e viaggio nel sottosuolo della comunicazione postale”. Gianfranco Graziani propone Il cinema dell’opacità: Andy Warhol e il testo teatrale Come la serpe di Cocullo finì alla catena di montaggio degli orologi svizzeri. Albert Mayr scrive Musica Suono/Ambiente. Il numero si completa con segnalazioni di mostre, eventi e rassegne teatrali e musicali, confermandosi come osservatorio sulle tendenze e i protagonisti dell’arte contemporanea.


Il numero 4 della rivista Segno (maggio-giugno 1977) si distingue per la copertina dedicata all’opera collettiva di Marco Bagnoli, Mario Merz, Giulio Paolini e Remo Salvadori al Teatro Gobetti di Torino, documentata da Giorgio Colombo. Il numero affronta la crisi culturale italiana e la necessità di investire nella cultura, con un’intervista a Filiberto Menna sul ruolo della critica e delle fiere d’arte. Ampio spazio è dato alle principali manifestazioni: Arte Fiera ’77, Art 8/77 di Basilea, Biennale di Venezia, Documenta 6 a Kassel, con attenzione alle nuove tendenze e alla presenza italiana.

La mostra “L’arte in Italia: 1960-77 a Torino, curata da Barilli, Del Guercio e Menna, offre tre letture critiche dell’arte contemporanea. Tra gli articoli, Nazareno Noia riflette sulla dipendenza culturale dall’America, Giuseppe Gatt analizza il lavoro di Gianfranco Marchetti, Zappettini e Cacciola presentano processi analitici tra pittura e fotografia, Antonio Faggiano discute l’incompiuto nell’arte. Il notiziario di Lucia Spadano aggiorna su mostre, eventi e artisti come Eva Klasson, Maria Teresa Corvino, Michele Perfetti, Magdalo Mussio, Loreno Sguanci, Lorenzo Predali, Adriano Altamira, Galliano Mazzon, Claudio D’Angelo, Robert Rauschenberg, Plinio Mesciulam, Gianni Gori, Enrico Garavaldi, Pino Reggiani, Francesco Lo Savio, Elio Marchegiani, Michelangelo Giuliani, Lucia Romualdi, Carlo Levi e altri. Il “Taccuino” finale offre una panoramica delle esposizioni in corso, confermando Segno come riferimento per l’arte contemporanea italiana.


Il numero 5 (ottobre 1977) si apre con la copertina di Franco Summa, Clinamen, che trasforma una piazza in una scacchiera colorata e luminosa, simbolo di libertà e deviazione dagli schemi. Il numero affronta subito il tema dei tagli alla cultura con l’articolo Quanti miliardi sottratti alla cultura?. Seguono reportage sulla Decima Biennale dei giovani a Parigi, la Biennale del dissenso, la Biennale di San Paolo e la mostra sull’arte europea a Chicago.

Germano Celant firma Disco come lavoro d’arte. Si parla delle Avanguardie storiche a Berlino, delle mostre dedicate a Brunelleschi a Firenze (con interventi di Anselmo, Chiari, Mauri, Merz, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Pisani, Scialoia, Vedova), e delle personali di Sandro Chia, Giulio Paolini e Salvo alla Galleria Sperone. Vincenzo Agnetti riflette su fotografia e didascalia nell’arte. Bruno D’Amore e Alberta De Flora curano la prima Biennale d’arte contemporanea di Riolo Terme. Tra le rassegne: Arte e impegno civile nel trentesimo della costituzione (Forni, Penelope, Turchiaro), Dossier donna (con Bentivoglio, Binga, Monselles, Rizzo, Roccasalva, Scognamiglio, Paci, Diamantini, Maranò, Mazzoleni, Sandri), Mater materia a cura di Carlo Bertocci.

Achille Bonito Oliva è intervistato sulla mostra Brunelleschi e noi. Seguono un saggio di Fernando De Filippi sull’impegno dell’artista, un reportage di Ennio Pouchard su Documenta 6 a Kassel e i giudizi critici di Bonito Oliva, Calvesi e Celant. Tra gli autori: Lucia Spadano, Luigi Paolo Finizio, Giuseppe Gatt, Adriano Altamira, Brunella Antomarini, Rino Mele, Mario Brunetti. Il numero si completa con rubriche su festival musicali, teatro, performance, convegni, mostre, recensioni e una panoramica sulle gallerie e librerie dove trovare Segno.


Il numero 6 presenta in copertina un intervento di Gilberto Zorio, una stella eseguita su muro con fiamma ossidrica il 2 dicembre 1977 nello studio Cesare Manzo di Pescara, immagine che introduce il clima sperimentale e politico della pubblicazione.

Il fascicolo raccoglie contributi critici e documentari sull’arte contemporanea, con il notiziario iniziale dedicato a mostre, fiere e attività culturali, seguito dagli articoli principali: Dal dissenso al consenso di Italo Mussa, Quattro ricette riuscite di Ennio Pouchard, Volksempfangers di Giuliana Stella, ISIA: Ha senso tentare un bilancio? di Paolo Balmas, TOGU-NA (Casa della Parola) di Viana Conti, la tavola rotonda Ipotesi sulla ricerca visiva con interventi di Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna e Tommaso Trini, oltre a Pubblico inutile di Brunella Antomarini e Pesaro 77 di Gianfranco Graziani.

Il numero include inoltre scritti e interventi di numerosi autori e artisti, tra cui Viviana Benassi, Carlo Bertocci, Mario Brunetti, Valerio Cassano, Andrea Del Guercio, Eugenio Miccini, Stephanie Oursler, Giulio Paolini, Aldo Rossi, Emilio Vedova e altri contributi che attraversano arti visive, architettura, design, cinema e riflessione teorica sul ruolo sociale dell’arte contemporanea.


Il numero 7 si distingue per la copertina Cicala-formica (courtesy Lucrezia De Domizio), simbolo di dialogo tra natura e arte. Gli articoli spaziano dalla grafica di Edvard Munch (Ennio Pouchard) alla ricerca estetica e architettura (Paolo Balmas), dal bilancio del Centre Pompidou (Balmas e Pouchard) all’azione di Joseph Beuys a Pescara (Lucia Spadano), che interpreta l’arte come scultura sociale. Rolando Alfonso riflette sul corpo e la sua proprietà, mentre Enrico Crispolti interviene sul dibattito della ricerca visiva. Italo Mussa presenta Domenico Bianchi, giovane artista che lavora sulla semplificazione linguistica e la memoria. Gianfranco Graziani analizza il cinema di Alexander Kluge, evidenziando la rottura dei codici del realismo. Tra gli autori e collaboratori: Vito Bucciarelli, Gianfranco Cavaliere, Andrea Carnemolla, Alberta De Flora, Anna D’Elia, Fabrizio Plessi, Gianni Ruffi, Angelo Trimarco. La redazione è composta da Lucia Spadano, Paolo Balmas, Umberto Sala, Patrizia Venditti, con Mario Lanci direttore responsabile. Il numero offre un panorama aggiornato e critico sull’arte contemporanea, con voci autorevoli e giovani.


La copertina del numero 8 (maggio-giugno 1978) è dedicata a un’installazione di Richard Nonas, fotografata da Mimmo Capone con la collaborazione della galleria Ugo Ferranti di Roma, scelta che evidenzia l’attenzione della rivista per le ricerche internazionali e il rapporto tra arte, antropologia e spazio.

All’interno, spiccano l’analisi di Filiberto Menna sulle “Verifiche” fotografiche di Ugo Mulas, un saggio di Ennio Pouchard su Malevich e il suprematismo, l’intervento di Mirella Bandini sulla mostra “Carrozzeria Italiana” e il racconto di Paolo Balmas su “Roma Interrotta”, con dodici architetti internazionali impegnati in una riflessione sulla città.

La sezione notiziario documenta eventi come Arte Fiera, la Biennale di Venezia, la Settimana delle performance di Bologna e numerose mostre in Italia dedicate a performance, fotografia, didattica e nuove tendenze pittoriche, presentando artisti emergenti e affermati.

Il numero include anche recensioni di libri recenti sull’arte contemporanea e contributi di vari autori, tra cui Menna, Pouchard, Bandini e Balmas. Diretto da Valentino Turchetto, con Lucia Spadano, Paolo Balmas e Umberto Sala in redazione, il fascicolo si distingue per varietà di contenuti, ricchezza informativa e attenzione alla critica d’arte europea contemporanea.


Il nono numero della rivista segno (estate 1978) si apre con la copertina di Maurizio Nannucci, Image du ciel Biennale di Venezia 1978, che sottolinea il legame diretto con la Biennale di Venezia, evento centrale di questo fascicolo.

La redazione, guidata da Lucia Spadano e Mario Lanci, propone un ampio servizio sulla Biennale con articoli di Italo Mussa, Francesco Moschini, Silvana Sinisi, Lucia Spadano e Franca Zoccoli, che analizzano criticamente la manifestazione e le sue scelte tematiche e curatoriali.

Paolo Balmas firma il servizio sul primo convegno europeo di critica d’arte, con interventi di Umberto Eco, Jean-François Lyotard, Maurizio Calvesi, Lea Vergine, Jean-Christophe Ammann, Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna. Il numero offre inoltre servizi sulle mostre in Italia e all’estero (Ennio Pouchard, Maria Torrente, Carlo Bertocci, Pierangela Rossi, Adriano Altamira, Lucia Spadano), approfondimenti su teatro (Titti Danese), cinema (Gianfranco Graziani), musica contemporanea e performance. Tra gli autori presenti anche Franca Zoccoli, Titti Danese, Gianfranco Graziani, con interviste e opinioni di critici e operatori come Amman, Barilli, Bonito Oliva, Calvesi, Celant, Cordelli, Corsetti, Diacono, Di Marca, Eco, Lyotard, Mazzali, Menna, Moscati, Prieto, Quintavalle, Restany, Torriani.

Il fascicolo si chiude con una rassegna di libri, riviste e una panoramica sulle principali mostre e iniziative culturali.


Il numero 10 (gennaio 1979) si apre con la copertina di Richard Tuttle, Titolo III, acquarello e carta su muro, presentata dalla Galleria Ugo Ferranti di Roma.

Il numero propone un dibattito tra Achille Bonito Oliva e Giuseppe Chiari sul ruolo dell’incompetenza nell’arte, un approfondimento di Adriano Altamira sul segno e l’installazione, un’analisi sulle fiere d’arte di Luigi Paolo Finizio, un’intervista a Michael Kirby sulla performance, e una riflessione di Rolando Alfonso sulla crisi e la progettualità della critica. Ampia documentazione sulle mostre in Italia e all’estero è curata da Altamira, Antomarini, Balmas, Bertocci, Moschini, Mussa, Pouchard, Spadano, Torrente, Stella. Tra gli autori dei testi: Bagnoli, Bramanti, Conti, Cortenova, D’Amore, De Flora, Diacono, Gatt, Gualco, Sinisi, Teodoro, Toroni, Zappettini. L’antologia teatrale è affidata a Danese e Antomarini, le recensioni di libri a Balmas e Graziani, mentre il notiziario aggiorna sulle principali esposizioni e iniziative. Il numero si distingue per la varietà di voci e la ricchezza di documentazione sulle tendenze dell’arte contemporanea.


La raccolta dei nove fascicoli è in vendita online al prezzo di 70,00 € (in spedizione gratuita) e in offerta a 50,00 €, solo il 18 e 19 ottobre, allo stand della rivista al miart di Milano.

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