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Luogo e Segni

Punta della Dogana presenta il progetto espositivo Luogo e Segni – a cura di Martin Bethenod e della curatrice indipendente Mouna Mekouar concepito come un imprevedibile paesaggio interiore che trae ispirazione dal linguaggio poetico femminile. Precisamente dai versi della nota poeta e artista visiva libanese-americana Etel Adnan. Gli artisti selezionati hanno messo in dialogo le proprie opere con frammenti dei testi della Adnan, fondendo le suggestioni derivate da esperienze, intenzioni, tradizioni, memorie differenti.

La mostra, che prende il titolo dalla piccola e preziosa opera di Carol Rama, riunisce autori i cui lavori stimolano corrispondenze sulle relazioni emotive tra linguaggio poetico e linguaggio visivo, intrattenendo contraddittori rapporti con il contesto politico, storico, estetico della società. Dunque, nessun tema specifico guida gli artisti, orientati unicamente dalle interazioni tra percezioni sensoriali e sentimento dei luoghi. Il respiro di Luogo e Segni è difficoltoso e vischioso, con alcuni omaggi all’inafferrabilità della luce, al suono del vento, al movimento dell’acqua e altri tributi alla misteriosa oscurità che muove il desiderio umano.

Per scoprire il percorso di corrispondenze dirette o indirette tra i lavori è necessario entrare nell’atmosfera a intarsi della mostra e superare la suggestiva parete con le tende a perline di Félix González-Torres. Proprio da quest’installazione permanente prende avvio la sequenza serrata di opere che comprende l’elegante installazione in alluminio con l’incisione di versi di Emily Dickinson di Roni Horn, e le altre altrettanto suggestive di Louise Bourgeois, Agnes Martin, Constantin Brâncusi, Vija Celmins. Il percorso espositivo continua con il profumato giardino artificiale di gelsomino notturno di Hicham Berrada, e con il Garden of Memory (conversazione tra artisti che comprende l’audio di una poesia di Etel Adnan letta da Robert Wilson e le grezze ceramiche angelicate di Simone Fattal).

Attorno alla sala centrale dove sono esposti i dieci blocchi cilindrici di vetro di varie sfumature di acquoso azzurro di Roni Horn troviamo le opere di Trisha Donnelly, Lee Lozano, Giovanni Anselmo, nuovamente Adnan, e poi la selezione per Monotype Melody di Tacita Dean e Julie Mehretu. Sul fondo le sale con la proiezione video e l’installazione nate dalla collaborazione tra Anri Sala e Ari Benjamin Meyers. Chiude Sturtevant che con un’operazione di appropriazionismo cita alla lettera, ripetendola 15 anni dopo, l’opera luminosa fatta da un centinaio di lampadine di González-Torres, intitolata America America. Al piano superiore, accanto alla piccola tecnica mista con il rebus immaginario di Rama, incontriamo le testimonianze di Rudolf Stingel, di Lucas Arruda, lo spettacolare “lampadario” di Cerith Wyn Evans, la polvere di paillettes cosparsa a pavimento da Ann Veronica Janssens. E infine: le stampe alla gelatina d’argento di Berenice Abbott e i fotogrammi di Liz Deschenes, i Guardiani di Tatiana Trouvé, evocazioni inaspettate e bizzarre della presenza umana. Seguono: il video di Philippe Parreno e i dipinti semi-visibili di Adnan; le malinconiche installazioni di Charbel-Joseph H. Boutros con i dipinti monocromi in tessuto e resina di Edith Dekyndt; le sculture modellate dal vento e i grandi pannelli con cera di candele di Alessandro Piangiamore; le sculture in legno di Stéphanie Saadé, i disegni sulla natura di Lala Rukh, il video di Dominique Gonzalez-Foerster. E, ancora, la riflessione post pittorica di R.H. Quaytman con le variazioni su astrazione e figurazione, manuale e digitale, artigianato e design. Mentre le opere disposte a pavimento, fatte di frammenti di materiali naturali e acqua, di Nina Canelle ci inducono a ripensare la lieve bellezza connessa ai temi della trasformazione. Sul belvedere la tenda in tessuto iridescente di Wu Tsang suggella in maniera dissacratoria la mostra.

Luogo e Segni

Fino al 15 dicembre 2019

PUNTA DELLA DOGANA
Dorsoduro, 2, 30123 Venezia VE

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