A Faenza, nel contesto del festival internazionale della ceramica, Argillà 2026, Palazzo Milzetti, Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna in collaborazione con il Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza, ospita la personale Presenze di Alessandro Roma (Milano, 1977), a cura di Domenico Iaracà. Per Roma, trattasi del coronamento di una trilogia che nell’estate 2026, ha visto l’artista coinvolto con la presentazione delle mostre personali, La Pelle del Paesaggio, alla galleria Yamamoto Keiko Rochaix Gallery, Londra, e L’apparente, alla Car Gallery di Bologna, trovando a Faenza il contesto ideale per un confronto con la tradizione e la classicità. Per la mostra Presenze, infatti, l’artista si è confrontato con l’eredità della grande scuola della ceramica faentina valorizzandola attraverso una serie di collaborazioni con eccellenze del luogo, suggerendo fusioni uniche tra i linguaggi della pittura, scultura, ceramica, grafica, stampa, e tessuto. Queste sinergie convergono ulteriormente nel progetto site-specific pensato da Roma per Palazzo Milzetti, esempio europeo di architettura tardo-neoclassica ad opera degli architetti Giuseppe Pistocchi e Giovanni Antonio Antolini che si contraddistingue, per l’importante registro decorativo dal tema mitologico e letterario ad opera di Felice Giani negli interni, con cui Roma entra in dialogo, riflettendo dei canoni della classicità ma rinnovandoli dall’interno al fine di superare ogni classificazione tra generi e risultando in nuove visioni contemporanee. Ne emerge una nuova idea di decoro, un’idea tratta da un ordine di natura non più di stampo antropocentrico, bensì, di un ordine che coglie l’evolversi di nuove morfologie e metamorfosi del tempo presente, evidenziate dalla presenza di pattern e cromie vivide nei suoi lavori, ridefinendo natura ed artificio in maniera simbiotica. Come sottolinea Elena Rossoni, direttrice di Palazzo Milzetti, la mostrainstaura un incontro armonico con la cornice neoclassica del museo, un incontro mai neutrale, ma sensibile e reso attivo spesso anche per contrasto, lasciando evocativamente le tracce di una presenza.

In questo contesto, l’artista configura un paesaggio immaginativo ed immersivo che conferma l’interesse da parte dell’artista nei confronti del paesaggio e della natura quali fondamento delle proprie ricerche, temi che lontano da ogni nostalgia di un ritono alle origini, si informano e rinnovano simbolicamente. Ma sulla stessa linea, la natura da sola non è mai sufficiente a spiegare le opere dell’artista; piuttosto nell’opera di Roma si coglie il desiderio di ripensare la relazione umano e non-umano, natura e artificio. Da qui, la scelta di inserirsi poeticamente nella cornice neoclassica tra piano terra e paino nobile di Palazzo Milzetti, instaurando un dialogo scultoreo che inverte l’ordine rappresentativo neoclassico iniziando dalla presenza di una figura arcana composta dal negativo di un volto in ceramica smaltata a cui si affianca il manto di una lussureggiante stampa in tessuto che ricalca la livrea di un uccello, a suggerire un’effimera presenza. Da questo invertire i codici della figurazione, emerge la ricerca cromatica, plastica, e sperimentale di Roma che supera la compostezza neoclassica, per riflettere di nuovi orizzonti poetici che traggono da visioni surrealiste, primitivismi magici, ed esotismi. La stessa cifra non figurativa si sussegue in altre presenze scultoree in mostra, molte delle quali presentate su treppiedi e decorate su entrambe i lati, presenze elusive in cui si coniugano scultura, ceramica, e stampa su tessuto, in dialogo con le decorazioni, affreschi, e stucchi delle sale del museo, configurando nuove possibili narrazioni nel complesso di una dimensione immersiva suggerita da un continuum di forme, cromie, e linguaggi. In questo alternarsi tra il recto e il verso dell’opera, Roma suggerisce ulteriormente una riflessione tra la percezione esterna di natura e la sua dimensione interiore, una riflessione tra interno ed esterno che si proietta immaginativamente anche oltre le finestre del museo in contatto con il paesaggio circostante.

Ceramica smaltata, d. 55 cm. courtesy the artist

Il percorso della mostra si articola secondo una serie di attivazioni sensibilmente ponderate in cui oltre la figura, la natura assume molteplici forme pittoriche e plastiche fino ad incontrare la stampa su tessuto, la grafica – come per il leporello presente nella sala della biblioteca – complessivamente rendendo protagonista la ceramica smaltata. Tra le opere, L’essere in trasformazione, 2024,suggerisce sullo sfondo di un notturno, una visione sospesa delle metamorfosi di natura simbolicamente suggerite dallo stagliarsi delle ali di una farfalla in volo, un’immagine anamorfica che emerge tra due figure arboree ai lati ricavandosi un posto centrale nella composizione. Sempre in ceramica smaltata è l’opera Le stelle assumono una forma, 2024, in cui l’artista rievoca il tema del notturno nello scorcio di un paesaggio sullo sfondo in cui si fondono pattern cosmologici, della flora e della fauna in una sovrapposizione di morfologie e piani di evocazione onirica. Altre opere, coniugano la postura pittorica di Roma con un interesse per la forma simbolica del vaso anche con riferimento alla più ampia serie di oggetti scultorei perseguita dall’artista. In dialogo con il registro decorativo del museo, l’opera s.t., 2025, presenta il trionfo della natura reinterpretando il genere di uno still life in cui intorno alla forma simbolica di un vaso si fondono i riflessi di un paesaggio assolato e le linee fluide e sinuose di una natura rigogliosa che sovrasta la composizione. A concludere le presenze dell’artista a Palazzo Milzetti, l’opera in ceramica smaltata, The shadow of a quiet bird, 2023,una composizione in cui sullo sfondo delle trame di un foliage, si staglia lussureggiante la livrea di un uccello, figura simbolica in movimento che si connota di uno squisito virtuosismo decorativo.
Le morfologie, cromie, e sperimentazioni di Alessandro Roma invitano a scoprire i lati più arcani della natura. Implicito in questo invito è quindi, l’idea di ripensare il rapporto tra uomo e natura in virtù di un ricongiungimento etico e poetico con essa. Ciò è stilisticamente evidente nelle opere presenti a Palazzo Milzetti in cui l’artista conferma l’interesse a ridefinire i canoni di natura e artificio fondendoli, e insieme l’idea di mimesis nell’arte.

Alessandro Roma
Presenze
Palazzo Milzetti – Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna
Dal 1° settembre all’11 ottobre 2026
https://www.alessandroromartist.com/
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