home Finissage The Erratics. Darren Harvey-Regan | Pisa

The Erratics. Darren Harvey-Regan | Pisa

Oggi è l’ultimo giorno per visitare la mostra personale di Darren Harvey-Regan, dal titolo The Erratics, presso la Galleria Passaggi di Pisa.
Come suggerisce il titolo della mostra: errare, viaggiare senza meta è una suggestione che ricorre nel lavoro dell’artista inglese a più livelli. In primis l’artista stesso ha compiuto un viaggio nel deserto, in Egitto, alla ricerca di monoliti gessosi erosi dal vento scelti esteticamente in maniera “casuale” e riportati nelle grandi stampe fotografiche (serie The Erratics (exposure)) come reportage del peregrinare nella dimensione astratta della natura. Viene fuori quella “voglia di astrazione di fronte alla schiacciante complessità del mondo” di cui ci parla l’artista, la quale però è colta nel mondo stesso attraverso un processo di “semplificazione” estetica, di lettura empatica della natura. Infatti, il saggio di Wilhelm Worringer del 1906 Astrazione e empatia ha costituito per Harvey-Regan un viatico per un viaggio verso nuove ricerche estetiche. Questo saggio non è l’unica citazione tra le righe della mostra. Fa capolino, con discrezione, all’inizio del percorso espositivo una riproduzione della Melencolia I di Durer, incisione densa di significati che in questo contesto sembra voglia educare l’osservatore ad una lettura profonda ed empatica dell’opera d’arte.

Accanto alla serie The Erratics (exposure) si inserisce un altro gruppo di fotografie, dal titolo The Erratics (wrest) però questa volta ritraenti delle sculture realizzate dall’artista con dei massi in gesso prelevati durante un viaggio compiuto lungo la costa meridionale dell’Inghilterra e successivamente scolpiti e fotografati su piedistalli. La repentina inversione di marcia nel passaggio dallo scatto naturale e casuale a quello controllato e mirato nello studio lascia sottintendere il vigore di una scelta formale che, sedotta dall’astrazione, vuole focalizzare la propria ragion d’essere oscillando tra la fissità improrogabile dello scatto fotografico e la malleabilità della forma scultorea in continua metamorfosi nel caso della prima serie e come gesto consapevole nella seconda.

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