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Alessia Bellucci

Che cos’è l’arte? Un lavoro, oppure un hobby?

Decisamente un lavoro, ma un lavoro speciale, che coincide con la vita stessa. Non è importante come il respiro, e d’altra parte il respiro è fisiologia vitale e non “lavoro”, ma io metterei l’arte al secondo posto, subito dopo il respiro.

Vissi d’arte o vissi d’amore?

Vissi di entrambe le cose. L’amore è la legge fondamentale dell’universo e siamo qui sulla Terra per imparare l’amore incondizionato. L’arte è uno strumento che ci aiuta ad avere quella mobilità di pensiero necessaria a imparare ed evolvere nell’apprendimento dell’amore. Fra arte e amore c’è qualcosa che somiglia a una relazione mezzo-fine.

Si dice che sia un tipo strano: hai mai incontrato o conosciuto un’artista?

Si, avevo un artista fra i miei amici. Tipo strano? Non so, direi piuttosto che sia un tipo particolarmente sveglio e che si pone almeno una domanda in più rispetto alla media delle persone. Non so se questo si possa chiamare stranezza, forse nel senso della rarità, sì.

Si dice anche che sia un narcisista estremo. O un caratteriale disturbato?

Senza un po’ di narcisismo non si va avanti nella vita. Con troppo narcisismo non si va avanti nella vita. No, secondo me l’artista è narcisista solo quanto basta, caratteriale disturbato sì, ma solo quanto basta. La follia è necessaria quanto la sanità mentale e ne rappresenta la faccia nascosta. L’artista usa entrambi gli aspetti come risorse e sa muoversi con destrezza fra i due estremi. L’artista ama la propria follia come ama la propria razionalità e non ha vergogna né dell’una né dell’altra. Guarendo se stesso, guarisce la società.

Perché acquistare un quadro, un’opera d’arte?

Per guardarlo ogni volta se ne abbia voglia. Per stare in buona compagnia. Per fare uno dei pochi investimenti che non nuocciono al pianeta, anzi…

In che misura è “ricco” un artista (contemporaneo)?

E’ ricco di indipendenza dal conformismo. Un bene sempre più raro nella società di oggi dove le tecniche di dominio e di manipolazione da parte dei poteri sono sempre più raffinate e pervasive. In questo mondo l’artista rappresenta sempre qualcosa di “viscido” per il potere, qualcosa che non riesce ad acchiappare e che sfugge alla sua presa. Meno male, perché in questo modo l’artista incarna la speranza anche per i poveri cristi in trappola.

Parlando di libertà, sei tentato a immaginare l’artista come un soggetto anarchico o vincolato dal sistema?

L’artista è un soggetto anarchico nei suoi desideri e nel modo di autorappresentarsi, cioè nel mito che ama diffondere su se stesso. In realtà è limitato e ingabbiato entro vincoli ineliminabili, in quanto anche l’artista, purtroppo, è un essere umano, ancora troppo umano, per quanto proiettato dai suoi stessi ideali verso uno status iper-umano. Solo gli angeli possono essere totalmente liberi e dare corpo a quell’ideale compiutamente anarchico che l’artista, incollato suo malgrado alla trama intessuta prima e intorno a lui in uno spazio-tempo che non è entità puramente astratta e matematica, ma territorio reso accidentato e “sporco” dai cascami di cultura, storia, politica, educazione, ideologia in seno ai quali è venuto al mondo ed è stato allevato e nutrito, non potrà mai incarnare in modo compiuto e libero.

Quali sono le esigenze di un’artista? Materiali o solo estetiche?

Prima di tutto estetiche, in quanto l’artista è un folle innamorato dell’arte. Se non fosse innamorato dell’arte non sarebbe artista. Se non fosse folle non sarebbe innamorato, dato che l’innamoramento è una forma di follia. Sotto sotto, però, le condizioni materiali fanno sempre sentire il loro influsso (rispolverare Marx, almeno un po’…).

Artisti o artiste, a chi daresti lo scettro?

Alle artiste. L’artista è un soggetto femmina, nel senso che l’attività cerebrale che lo contraddistingue rispetto al resto della popolazione è quella dell’emisfero destro del cervello.