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Arte Forte. La Babele di linguaggi e di simboli legati ai conflitti

 

Prendi quindici gallerie d’arte contemporanea, otto fortezze austroungariche e ventotto artisti. Proponi alla Fondazione Museo storico del Trentino e alla Provincia autonoma di Trento di inserire nella già collaudata rassegna di eventi “Sentinelle di pietra. Di Forte in Forte sul Sentiero della Pace” un progetto espositivo diffuso nelle sedi del Circuito dei forti del Trentino idonee a ospitare una mostra, coinvolgendo il Mart nella promozione dell’iniziativa. Grazie a un’idea di Giordano Raffaelli, titolare dell’omonimo Studio d’Arte di Trento nonché Delegato territoriale per il Triveneto di Angamc (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea) e vice-Presidente di Aspart (Associazione Pro Arte), ha così preso il via “Arte Forte”, la cui tematica scelta per la prima edizione è “La Babele di linguaggi e di simboli legati ai conflitti”, ripensando ai forti di guerra come a luoghi in cui storicamente si tennero scontri (e incontri) di persone dalle diverse provenienze geografiche e dalle molteplici culture e individuando, seppur a distanza di cento anni, numerosi contatti con l’attualità. La mostra è unica, le sedi sono otto, a coprire un percorso che si snoda per ben 520 km sul territorio, seguendo idealmente il “Sentiero della Pace”. I forti, che si trovano in posizioni strategiche e panoramiche, tornano così a essere punti di riferimento privilegiati per una “mappatura” storico-culturale del Trentino, testimoni silenziosi di un confine che non esiste più come divisione, ma si fa “Circuito” per veicolare nuove suggestioni, interpretazioni e stimoli sul filo della memoria. A partire dalla sinergia con cui gallerie d’arte contemporanea private del Triveneto hanno collaborato tra loro e con le Istituzioni pubbliche, fino alla risposta entusiasta degli artisti (selezionati dalle gallerie stesse) alla curatela di Mariella Rossi, che ha garantito la qualità e la coerenza delle proposte espositive, l’intento comune di tutte le parti in gioco, garantendo il successo dell’iniziativa – sia di pubblico, sia di critica – si ritrova proprio nella riattivazione di luoghi fortemente identitari favorendone una fruizione a 360 gradi. In quest’ottica gli artisti hanno lavorato a progetti in molti casi interventi site-specific, studiando le peculiarità delle sedi, certamente non usuali, ma soprattutto evidenziando in molti casi processi creativi condivisi sulla tematica proposta. “Babele”: un luogo biblico le cui origini si perdono nella leggenda, estremamente evocativo, soprattutto se rapportato alla situazione interna ed esterna ai forti durante la Prima Guerra Mondiale. Sul territorio, in quegli anni, è stata testimoniata la compresenza di ben dodici idiomi linguistici diversi, costretti a convivere nella situazione di rovesciamento del quotidiano rappresentata dal conflitto. A Babele e alla sua forza simbolica si sono ispirati l’artista Corrado Zeni (Buonanno Arte Contemporanea, Trento) a Forte Strino, che ha presentato una serie di omonime sculture di ferro i cui personaggi, uomini stilizzati, si trovano a scalare una spirale di vaga ispirazione Bruegeliana, o a passeggiare senza interagire tra loro, o ancora a occupare un mondo circolare in equilibrio precario, e l’artista Paolo Conti (PoliArt Contemporary, Rovereto), che ha realizzato a Forte Pozzacchio una vera e propria torre composita; l’idea di forte come contenitore simbolico ha mosso i progetti al Forte superiore di Nago di Linda Carrara, e di Walker Keith Jernigan (Boccanera Gallery, Trento), che nelle loro tele evidenziano con linee sottili ed eteree la presenza di luoghi “altri”, la grande fotografia di Giovanni Castell, la “città” utopica delle “Pinocchie” di Sissa Micheli (Alessandro Casciaro Art Gallery, Bolzano), ma anche i progetti di Marco Cingolani (Boxart, Verona) nei forti Corno e Larino, dove installazioni di scatole e bauli dipinti richiamano la testimoniata usanza dei soldati di decorare le pareti dei forti per ritrovare l’impressione di un’atmosfera famigliare, dello scultore solandro David Aaron Angeli (Studio d’Arte Raffaelli, Trento), a Forte Belvedere, che ha utilizzato la simbologia dell’uovo nero, che come il forte contiene la vita e la speranza, ma è foriero al contempo di un’attesa funesta, e, al Forte Pozzacchio, di Ivano Fabbri, che ha realizzato un “altro forte” all’interno di una delle sale e di Matteo Attruia (PoliArt Contemporary, Rovereto), che, con l’uso del lighbox, ha ricreato un codice morse intermittente. Anche Vlad Nancă (Boccanera Gallery, Trento) ha scelto il lightbox, ma con un intento che sfiora ironicamente la denuncia sociale; direttamente di guerra si sono occupati Michele Parisi (Paolo Maria Deanesi Gallery, Trento) con le sue tele tratte da panoramiche di città distrutte a Forte Cadine, Gjon Jakaj (Giudecca 795 Art Gallery, Venezia) con fotografie di guerriglia urbana a Forte Garda, Luciano Civettini (Studio 53 Arte, Rovereto) con fotomontaggi di esplosioni a Forte Pozzacchio e Valentina Miorandi (Boccanera Gallery, Trento) con la ricostruzione performativa del perimetro di Auschwitz nella città di Trento. A Forte Belvedere gli scultori altoatesini Arnold Holzknecht e Walter Moroder (Galleria Doris Ghetta, Ortisei) hanno ragionato sull’incompiutezza della figura umana, mentre Antonio Ievolella (Studio la Città, Verona) si è concentrato sul simbolo archetipico dello scudo. A livello di commistione di linguaggi, è interessante notare come a media più tradizionali, quali la pittura e la fotografia, siano stati accostati nelle opere di alcuni artisti supporti audio poetici e musicali: nel video di Julia Bornefeld (Antonella Cattani Contemporary Art, Bolzano) a Forte Garda un pianoforte brucia ma le sue note continuano a echeggiare nella grande sala centrale; nell’installazione multimediale di Silvio Cattani (Studio 53 Arte, Rovereto) a Forte Pozzacchio una voce narrante accompagnata dalle note di un compositore alterna brani legati alla guerra a preghiere; di fronte al grande site-specific “Il lungo assedio”, a Forte Corno, Medhat Shafik (MARCOROSSI artecontemporanea, Verona) ha collocato l’opera “Di che reggimento siete, Fratelli?” accompagnandola a una registrazione originale dell’omonima poesia recitata dalla voce di Ungaretti stesso.

Al Forte superiore di Nago gli artisti Nebojša Despotović (Boccanera Gallery, Trento), Andrea Facco e Kinki Texas e Arnold Mario Dall’O (Alessandro Casciaro Art Gallery, Bolzano) hanno affrontato, declinando la tematica autonomamente, anche la morte, quale inevitabile compagna di viaggio per tutti gli uomini in guerra. Uomini in conflitto con sé stessi prima che con gli altri: l’aspetto del confronto con la propria interiorità viene indagato da Vincenzo Marsiglia (Boesso Art Gallery, Bolzano) a Forte Strino con varianti, multimediali e non, dello specchio, e a Forte Belvedere da Italo Bressan (Casa d’Aste Von Morenberg, Trento) con un lirico autoritratto e da Fulvio Di Piazza (Studio d’Arte Raffaelli, Trento) che, partendo ugualmente dall’autoritratto, in chiave completamente diversa, ha realizzato un ciclo di lavori pittorici dove la dimensione della solitudine sovrasta tutto, come una gigantesca torre di Babele che, molto spesso inconsapevolmente, ci si costruisce da soli.

Camilla Nacci

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