T293 ospita nei propri spazi a Roma il primo capitolo espositivo dedicato interamente a Tina Dion (Teheran, 1992). La pittrice irano-americana segna con Behind Cypress Forests / پشت جنگلهای سرو un passaggio significativo nella propria traiettoria. L’appuntamento si colloca in piena continuità con la vocazione della galleria, che da oltre vent’anni si impegna a sostenere pratiche di ricerca sperimentali e concettualmente rilevanti. T293 ha costruito nel tempo, a partire da un piccolo appartamento napoletano in Via dei Tribunali fino all’apertura della sede romana nel 2010, un profilo riconoscibile a livello internazionale, capace di accompagnare gli artisti verso un riconoscimento critico duraturo.
Il titolo, Behind Cypress Forests / پشت جنگلهای سرو, attinge a uno dei simboli più radicati nell’immaginario culturale iraniano: il cipresso. La figura è ricorrente nella poesia classica persiana, nei giardini e nelle arti figurative del paese, incarnando un’idea di permanenza che trascende il mutamento storico. Non è un albero decorativo, ma emblema di chi resta in piedi quando tutto intorno cede. Sceglierlo come soglia d’ingresso alla mostra equivale a dichiarare un posizionamento etico prima ancora che estetico.
I dipinti in mostra sono tutti a olio su lino, nel formato 152,4 × 121,92 cm. All’origine del lavoro vi è il materiale d’archivio: riviste, ritratti fotografici di donne dell’aristocrazia iraniana, documenti visivi compresi in un arco temporale che va dagli anni Quaranta alla vigilia della rivoluzione del 1979. Dion non cita queste fonti né le reinterpreta in senso illustrativo ma le attraversa, le filtra, le trasporta in uno spazio pittorico che non appartiene né all’epoca da cui provengono né al momento in cui vengono osservate. Le figure che ne emergono fluttuano come immagini sospese a metà tra l’affiorare del ricordo e la sua dissoluzione.

I titoli scelti per ciascun lavoro appartengono al repertorio della canzone persiana classica e popolare, estraendo frammenti di versi che evocano lontananza, nostalgia, il peso silenzioso dell’amore e del tempo: Oh God, Why Did I Fall in Love, Our Home Is Far, Far Away, The Autumn of My Heart Is Silent and Cold. Gli strati lirici che si depositano sulla superficie pittorica aggiungono una vibrazione emotiva difficile da tradurre, ma immediatamente percepibile.
In alcuni dipinti, strisce di nastro adesivo sono applicate direttamente sul volto dei soggetti. Si tratta di un materiale che Dion impiega anche durante la lavorazione, per modulare e sottrarre pigmento dalla tela. Il fatto che questo residuo di processo rimanga nell’opera finita è una scelta precisa: il nastro non è un gesto sovrapposto all’immagine, ma qualcosa che l’immagine stessa sembra aver chiamato. Ne deriva una tensione strutturale tra le zone dipinte con perizia e quelle deliberatamente interrotte. Il volto, luogo tradizionale dell’identità e della riconoscibilità, viene sottratto; tutto il resto, con ostinazione, continua a esistere.
È in questo ribaltamento che si concentra una delle istanze più cogenti del lavoro di Dion. La capigliatura femminile, trattata con una notevole cura pittorica, non è semplicemente un soggetto formale. In Iran, i capelli delle donne hanno costituito per decenni un campo di conflitto politico e normativo, un territorio del corpo trasformato in questione di Stato. Portarli al centro dell’immagine, farli espandere oltre ogni margine di controllo mentre il volto scompare dietro una superficie opaca, significa invertire l’ordine della rappresentazione. Ciò che veniva regolamentato ha ora il potere di prendere la parola, mentre ciò che avrebbe dovuto essere visibile si ritrae.



Cresciuta tra Teheran e Los Angeles, Dion lavora oggi a New York in una condizione di consapevole doppia appartenenza. La cultura persiana non è per lei un patrimonio da custodire con reverenza, ma un linguaggio vivo con cui confrontarsi quotidianamente. L’artista continua a studiare la letteratura e la musica, cercando di entrare in quel caratteristico modo di guardare il mondo attraverso la metafora. La tensione tra questo background e il contesto nordamericano in cui opera, produce nella pittura stratificazioni di storie senza che prevalgano l’una sull’altra.
Behind Cypress Forests è una mostra che resiste alla sintesi. Non propone una lettura univoca dell’Iran, né un racconto sull’esilio o sull’identità diasporica nel senso più atteso. Chiede piuttosto allo spettatore di sostare di fronte a figure che non guardano ed in mezzo a titoli che cantano ciò che i volti non possono dire. È lì, in quello scarto tra immagine e sottrazione, che il lavoro di Tina Dion trova la propria voce, attraverso i silenzi che costruisce.
Behind Cypress Forests / پشت جنگلهای سرو
Tina Dion
T293, Piazza del Catalone 8, Roma
dal 13 marzo al 17 aprile 2026
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