COMING HOME di Sirius Alexander Venus Rose

Performer e artista concettuale sceglie -come atto di trasmutazione nella dimensione sentita propria e confacente alla propria identità- il nome d’arte Sirius Alexander (ispirato alla stella più brillante del cielo e al celebre stilista britannico Lee Alexander McQueen) e il cognome d’arte: Venus Rose (dalla canzone Venus as a boy –dove un ragazzo incarna Venere- unito al nome della persona più importante tra i familiari).

Esordiente nel 2022 in una collettiva presso lo spazio Adiacenze di Bologna, ha partecipato a diversi eventi promossi dal Collettivo Transumanza. Ha inoltre realizzato performances originali come la cruenta Carne Tremula (2023), riproposta per la XV edizione di CORPO.DOC presso la Fondazione La Rocca di Pescara, e la paziente e operosa It takes a village (2024) replicata nell’ambito il 52° Premio Sulmona 2025, entrambi a cura di Ivan D’Alberto.

COMING HOME, nello spazio Primo Piano di Montesilvano diretto da Martina Marini Misterioso -che è anche curatrice della mostra- mette in scena un ritorno a casa, dichiarato nel titolo e ribadito nell’allestimento, che accoglie e intreccia le memorie di un percorso artistico breve ma già significativo. A questo impianto si aggiungono le azioni performative presentate in apertura e in chiusura dell’evento, che ampliano e arricchiscono il racconto espositivo.

Il vano d’ingresso di Primo Piano rievoca It takes a village, la performance che vede l’artista intento a formare un cordino intrecciando filamenti di canapa e ciocche capelli tagliati ai visitatori consenzienti. L’azione performativa “ci vuole un villaggio” menziona un noto proverbio africano che attribuisce all’intero villaggio l’onere di crescere un bambino e che insiste sul coinvolgimento collettivo in un’azione corale di cure materiali, educative e affettive, capace di far maturare ogni componente della comunità, elevando la qualità della vita individuale e comunitaria. It takes a village associa la lavorazione dello spago al processo continuo e continuato di sviluppo della personalità e delle relazioni sociali. In Primo Piano il concetto è presentato in maniera sintetica ma esauriente: il filo finora realizzato scende dal soffitto all’interno del vaso di vetro poggiato sopra un cubo bianchissimo sfiorando un secondo cubo che contiene le fibre di canapa e le forbici posate accanto. L’installazione esibisce -in un’atmosfera sospesa e sacrale creata dall’illuminazione diffusa dal basso- gli elementi di una società ideale fondata sulla convivenza armoniosa: la sinergia della collettività (i capelli offerti da vari spettatori per formare la corda), il procedimento lungo evocato dal filo che pende dal soffitto, la continuità del gesto suggerita dalla materia prima e dalle forbici pronte all’uso. La stanza è in un fermo immagine che sottintende un’operazione interrotta, sospesa.

Nel vano accanto s’alza il grido silente God Where The Fuck Have U Been?, titolo di una installazione datata 2023: l’immagine di S. Gemma, protettrice di Goriano Sicoli -paese d’infanzia dell’artista- è stampata sulla cartolina sospesa a due fili, le due facciate ben visibili. Sul retro, scritto di pugno da Sirius Alexander, compare l’appello a Nostro Signore, ovunque Lui sia: un Dio atteso, chiamato, desiderato, invocato e tuttavia non ancora percepito. Signore, dove diavolo sei stato? diventa così la domanda lacerante di chi vaga nell’abbandono, la preghiera di chi lotta nell’errore o si perde nelle debolezze. È un modo spontaneo e laico di rivolgersi a una figura paterna, a un essere superiore di cui si avverte insieme il bisogno e la presenza. E di cui si ammette implicitamente l’esistenza, a tal punto che l’installazione Senza titolo (2026)lì accanto mette a disposizione (da scrivere, indirizzare, affrancare e infine imbucare nell’apposita cassetta) un plico di cartoline recanti l’immagine del santo protettore del luogo. L’esigenza e il desiderio di un essere benevolo invocato da Sirius Alexander trasmutano così dall’autore allo spettatore cui viene offerta la possibilità di tentare un contatto con il proprio Nume. La necessità, il bisogno, il desiderio di un intervento superiore attraversano entrambe le installazioni: fondono le due opere in un’unica invocazione, uniscono la voce dell’autore e quella del pubblico in un solo respiro, in una stessa tensione pronta a sciogliersi a un cenno favorevole ma destinata a inasprirsi nell’assenza di riscontro.

Dal silenzio delle mancate risposte affiora quel senso di abbandono, di colpa, di queerness, un’inquietudine che spinge verso chi ha cuore per comprendere, accettare e amare.  È il presupposto di Mum Hug Me Again, la performance che il 18 marzo 2026 apre COMING HOME. Protagonista è il letargo di Sirius Alexander, tutto coperto tranne le gambe, rannicchiato e immobile per un’oratra due pellicce della madre, sopra un letto matrimoniale addobbato con un pregiato lenzuolo, finemente ricamato. La madre, sì, risponde: prepara accuratamente il letto, il suo letto da sposa. Allarga le braccia, raduna tutto il calore possibile, accoglie il figlio nell’abbraccio caldo e avvolgente delle sue pellicce. Il ritorno a casa comincia nel lettone attraente per ogni bambino, raggomitolato nel pelame rassicurante per ogni cucciolo, perso nel sonno rigenerante per ogni persona. Il ritorno a casa di Sirius Alexander si condensa in un viaggio a ritroso nel tempo e nell’anima, un ritorno all’infanzia per fugare le negatività del presente. Si conclude con il risveglio dell’uomo rigenerato nel corpo e nello spirito quando l’artista si alza, scompare nell’altra stanza per riapparire vestito di un’eleganza impeccabile. E’ pronto ad affrontare nuove sfide consapevole che, tornando a casa, ancora chiederà God Where The Fuck Have U Been?, ancora cercherà il conforto di un Mum Hug Me Again per poi riprendere il lavoro interrotto, sospeso nel fermo immagine della prima stanza.

Il che avviene il 1° aprile, nel finissage di COMING HOME, quando Sirius Alexander, evocando l’operosità di Cloto che distende il filo della vita, riprende l’azione performativa It takes a village e torna a prolungare la corda rimasta in attesa sul piano di lavoro. Si rinnova il cerimoniale simbolico che intreccia i capelli alla canapa come lo spettatore all’artista, come il filo alle sue attese di infinito.

Sirius Alexander Venus Rose
Coming Home
Primo Piano – Montesilvano (PE)
dal 18 marzo al 1 aprile 2026

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