Si apre al pubblico la mostra My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau), presso La Boîte – Centre d’Art & d’Architecture, nel cuore della Medina di Tunisi. Il progetto presentato da Cristian Chironi rappresenta il settimo atto di un’impresa concepita nel 2015 e pensata per estendersi su dodici nazioni. A produrla sono La Boîte insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e all’Ambasciata d’Italia, con il contributo della Swiss Agency for Development and Cooperation (SDC). L’operazione si colloca anche nel quadro dei festeggiamenti per i settant’anni di rapporti diplomatici tra Tunisia e Svizzera, con il coinvolgimento della Fondation Le Corbusier di Parigi, dell’Association Tunisienne de Recherche en Architecture (ATRA), dell’École Nationale d’Architecture & Urbanisme (ENAU) e del MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile.
Chironi si è insediato nella Medina di Tunisi il 22 gennaio 2026, restandovi fino al 5 aprile. Più di due mesi di permanenza dentro un quartiere che rappresenta l’opposto concettuale del modernismo europeo: la Medina, realtà molto intensa, con abitazioni stipate e reti sociali serrate. Da lì, a qualche chilometro, sulla collina di Sainte Monique a Cartagine, si erge Villa Baizeau, edificata tra il 1928 e il 1930: unica realizzazione tunisina di Le Corbusier e unica opera del maestro franco-svizzero su tutto il continente africano. Su questa architettura e sulla sua sistematica irraggiungibilità si fonda l’intero impianto del progetto.
Il fatto che Villa Baizeau tornasse al centro dell’attenzione culturale non era del tutto inaspettato. Nel 2024 la villa aveva già animato un articolato ciclo di mostre e incontri internazionali. Tra le iniziative più rilevanti, la rassegna curata dallo storico dell’architettura Roberto Gargiani e l’esposizione Restano solo le rovine, che aveva sollecitato diversi artisti a misurarsi con la natura inaccessibile del sito. Il lavoro di Chironi si innesta in questo solco spingendolo verso territori più personali e performativi. Il programma ha preso avvio prima dell’inaugurazione con due momenti pubblici: il 24 e il 25 marzo le performance urbane di Carthage Drive, tra Tunisi e Cartagine, e il 2 aprile la tavola rotonda Villa Baizeau: un’architettura da raccontare all’ENAU, con Brigitte Bouvier, Tarek Baccouche e Chacha Atallah.
Nello spazio di La Boîte confluiscono fotografie, riprese video, oggetti e sculture. Spiccano, tra i lavori più significativi sul piano concettuale, tre sculture in altuglas plexiglass, ispirate dalle tavole contenute nel saggio Simple Architecture: Villa Baizeau in Carthage by Le Corbusier and Jeanneret di Gargiani, che rimane a oggi il riferimento critico più esaustivo sulla villa. Le forme custodiscono il ricordo di un’architettura attraverso un filtro industriale e semitrasparente: il plexiglass permette di intuire ed intravedere la villa si intravede, ma senza renderla davvero accessibile.



Il nucleo più dinamico dell’esposizione è quello che restituisce Carthage Drive, la serie di attraversamenti urbani svoltisi nei giorni precedenti l’apertura. Perno di tutto è una Fiat 127 Special alla quale Chironi ha dato il nome di “Camaleonte”, perché la sua carrozzeria è stata rivestita seguendo la gamma cromatica elaborata da Le Corbusier appositamente per Villa Baizeau. La vettura cambia aspetto a seconda dei fondi che le scorrono intorno, reagisce al paesaggio come il rettile del suo soprannome. Ogni percorso ha ospitato tre partecipanti, accompagnati dall’artista e da un co-pilota scelto tra figure della vita culturale e civile tunisina. L’interno dell’auto si è trasformato di volta in volta in un piccolo laboratorio di conversazione, uno spazio intimo in cui ragionare sul senso dell’abitare attraverso prospettive diverse. La documentazione filmata di questi tragitti è alla base della videoinstallazione esposta nella galleria.



Per comprendere a fondo il senso di tutto questo, bisogna risalire alle radici del progetto. My house is a Le Corbusier nasce nel 2015 da un’intuizione: prendere domicilio, per periodi più o meno lunghi, negli edifici residenziali firmati da Le Corbusier sparsi per il mondo. Non sfiorarli da turista, né analizzarli da studioso, ma abitarli nel senso più ordinario del termine. Fare di ogni architettura un punto di osservazione sul tempo presente, per capire che cosa è rimasto delle promesse del Movimento Moderno. Finora Chironi ha soggiornato al Padiglione de l’Esprit Nouveau a Bologna, nell’Appartamento-Studio di rue Nungesser et Coli a Parigi, nell’Unité d’Habitation di Marsiglia, al Pierre Jeanneret Museum di Chandigarh, a Casa Curutchet di La Plata, nell’Unité d’Habitation di Berlino e alla Maison Blanche di La Chaux-de-Fonds. Il percorso prevede ancora Anversa, Cambridge, Tokyo, Baghdad e Mosca. Chironi ha coniato per queste soste la formula “abitazioni pellegrine”, inquadrando la peculiarità di luoghi di transito che si fanno temporaneamente domestici.
La fermata tunisina spezza però questo schema. Villa Baizeau non è accessibile; per Chironi non c’è letto in cui dormire, non c’è soglia da varcare. Di fronte a questa situazione, il progetto si è capovolto e l’impossibilità di abitare fisicamente la villa è diventata essa stessa il contenuto dell’opera. La prossimità negata ha assunto la stessa densità che negli episodi precedenti aveva la prossimità reale. La Medina, con la sua vitalità rumorosa e imprevedibile, ha fatto da contrappeso: da un lato il modernismo irraggiungibile e sorvegliato, dall’altro la città reale che pulsa.
La scelta della Fiat 127 aggiunge un’altra piega a questa storia. All’inizio degli anni Ottanta il nipote di Nivola, Daniele, guidò quella macchina dalla Toscana fino a Orani. Nel bagagliaio e sui sedili aveva ammassato sculture e disegni di Nivola e di altri artisti, senza rendersi conto di ciò che stava trasportando: un patrimonio artistico di grande valore, spostato inconsapevolmente dentro un’utilitaria. Chironi recupera questo gesto e lo carica di significato trasformando l’automobile in vettore di un’eredità che non sa di essere tale, contenitore inconsapevole di cultura. Ribattezzarla “Camaleonte” e colorarla con i toni di Le Corbusier costituisce già un gesto; farla circolare tra Tunisi e Cartagine con artisti e intellettuali a bordo significa restituire dignità e consapevolezza a quel trasporto ingenuo di tanti anni fa.
Chironi lavora provando a stare dentro le cose, ad abitarle. A Tunisi non ha potuto farlo con la villa e ha trovato altri modi per avvicinarla, trasformando l’impossibilità di entrarvi nella necessità di raccontarla.
My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau)
Cristian Chironi
La Boîte – Centre d’Art & d’Architecture, nella Medina di Tunisi
dal 3 aprile al 17 giugno 2026
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