La terapeutica è prendersi cura di sé attraverso l’arte, con piacere. Tiziana Tacconi
Il 28 agosto 2020, un aereo decollato da Milano atterrava a Nanchino, in Cina. A bordo c’era Wang Zhongsheng (王忠升), un giovane che, dopo la formazione in terapeutica artistica all’Accademia di Belle Arti di Brera, faceva ritorno nel proprio Paese. Portava con sé il desiderio che l’«Arte Terapeutica Condivisa», avviata insieme alla sua docente, potesse mettere radici in questa terra antica. In quel momento, in Cina, il concetto stesso di «terapeutica artistica» era quasi assente dal discorso pubblico: il settore rimaneva marginale e nelle accademie d’arte non esisteva ancora un percorso curricolare strutturato.
L’11 maggio 2026, presso l’Accademia di Belle Arti del Sichuan, si è inaugurata la mostra Arte Terapeutica Condivisa — Mostra delle opere del corso di Arte Terapeutica della Facoltà di Educazione Artistica. La Facoltà di Educazione Artistica porta avanti da due anni l’insegnamento dell’arte terapeutica. Questa mostra ne presenta gli esiti e rappresenta, al tempo stesso, un momento significativo nel percorso di sviluppo dell’Arte Terapeutica Condivisa. Dall’Italia alla Cina, un approccio contemporaneo alla terapeutica artistica ha preso forma, per la prima volta nell’ambito dell’alta formazione artistica cinese, in una struttura completa e coerente, nella quale corsi, opere, esposizione e confronto accademico si sostengono reciprocamente.






La tradizione italiana della terapeutica artistica si distingue profondamente dal sistema statunitense dell’arteterapia. Quest’ultimo affonda le proprie radici nell’educazione progressista, nell’idea dell’arte come strumento educativo e nella psicologia di matrice psicoanalitica; la tradizione italiana si nutre invece di un humus culturale diverso: il pensiero greco sull’unità di corpo e anima, l’intreccio indissolubile tra arte e medicina dal Rinascimento in poi, e la convinzione umanista — presente nel metodo Montessori e nell’approccio di Reggio Emilia — che l’essere umano cresca attraverso il fare creativo. Nel contesto di Brera, l’arte non è uno strumento accessorio della psicoterapia, ma un modo per comprendere la vita, prendersi cura dell’individuo e organizzare le relazioni pubbliche.
L’Arte Terapeutica Condivisa nasce da questo stesso terreno culturale. Le sue basi teoriche affondano nel sistema di terapeutica artistica dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2004, le fondatrici di questo indirizzo — le professoresse Tiziana Tacconi e Laura Tonani — formulano tre concetti fondamentali: Arte Terapeutica, Opera Condivisa, Artista Terapista. Nel 2019, Laura Tonani e l’artista terapista Wang Zhongsheng propongono insieme l’Arte Terapeutica Condivisa, aprendo questa pratica a una prospettiva interculturale, interetnica e integrativa.
L’Arte Terapeutica Condivisa sviluppa ulteriormente questa prospettiva nel contesto sociale cinese: la forza terapeutica dell’arte non si manifesta soltanto nell’interiorità individuale, ma anche nello spazio tra le persone, nel rapporto tra persone e materiali, e nel processo attraverso cui le esperienze dell’Oriente e dell’Occidente vengono osservate, accolte, condivise e trasformate insieme.
Lo Studio di Arte Terapeutica di Wang Zhongsheng nasce nel 2019. Attraverso collaborazioni con musei, ospedali, festival artistici e spazi culturali pubblici, ha progressivamente definito un modello composito fondato sull’integrazione di conferenze, workshop e mostre degli esiti. In sette anni di attività, i progetti hanno raggiunto oltre dodici città e aree geografiche, con quasi 200 workshop realizzati, circa 4.000 partecipanti coinvolti e più di 20 articoli e interviste sui media. Si è così costruita una presenza pubblica continuativa, capace di avvicinare gradualmente il pubblico cinese all’Arte Terapeutica Condivisa.
Come fare in modo che un metodo radicato nella tradizione europea della terapeutica artistica entri davvero negli spazi dell’arte, dell’educazione, della psicologia e della cultura pubblica cinese? Questo è il nodo più difficile del radicamento. È attraverso una pratica ripetuta che Wang Zhongsheng ha individuato il problema dell’adattamento culturale. La terapeutica artistica europea privilegia l’esperienza del processo e spesso non richiede di spiegare in anticipo ai partecipanti obiettivi o significato dell’attività. In Cina, invece, le persone attribuiscono grande importanza alla praticità, alla finalità e al beneficio percepibile. Prima di intraprendere un’attività, vogliono spesso comprenderne la logica, il valore e il risultato atteso. Con il sedimentarsi della pratica locale, Wang Zhongsheng ha elaborato una struttura didattica in quattro fasi adatta al contesto cinese: introduzione teorica e orientamento, riscaldamento creativo individuale, creazione condivisa collettiva, condivisione e rielaborazione finale. Innestata sul sistema europeo, questa struttura aiuta i partecipanti cinesi a comprendere perché entrano in quel processo e, una volta conclusa l’attività, a riportare più facilmente l’esperienza dell’arte terapeutica nella vita quotidiana. Dopo anni di coltivazione e radicamento, il percorso pratico dell’Arte Terapeutica Condivisa in Cina si è fatto via via più nitido.
Nell’anno accademico 2024–2025, la Facoltà di Educazione Artistica dell’Accademia di Belle Arti del Sichuan attiva per la prima volta il corso di Arte Terapeutica. Wang Zhongsheng ne è il docente principale in qualità di esperto esterno, mentre chi scrive ricopre il ruolo di co-docente, consolidando la centralità del sistema dell’Arte Terapeutica Condivisa nella progettazione del corso. Nell’anno accademico 2025–2026, il corso entra nel suo secondo ciclo: chi scrive ne assume la docenza principale, mentre Wang Zhongsheng svolge il ruolo di docente collaboratore e consulente. Si compie così la crescita autonoma del corso all’interno dell’Accademia. Il secondo ciclo integra la medicina tradizionale cinese e le risorse locali dell’educazione artistica nell’impianto originario dell’Arte Terapeutica Condivisa, tentando di costruire una struttura curricolare capace di coniugare la specificità accademica cinese con una visione contemporanea.
Nell’impostazione dei corsi e dei workshop, la nostra didattica prosegue la tradizione di Brera. All’inizio del corso, gli studenti conoscono spesso l’espressione «terapeutica artistica» solo per sentito dire. Alla fine del percorso, guardano all’applicazione della terapeutica artistica nei contesti dell’educazione artistica con entusiasmo e, al tempo stesso, con un profondo rispetto per questa professione. Un insegnamento rigoroso li ha trasformati: da osservatori esterni alla terapeutica artistica, sono diventati futuri operatori capaci di comprenderne metodi, etica e confini professionali. In due anni, circa 100 studenti dell’Accademia di Belle Arti del Sichuan sono diventati nuovi germogli dell’Arte Terapeutica Condivisa in Cina.
La mostra raccoglie quindici nuclei di opere nati tra il 2024 e il 2026 all’interno dei corsi e dei workshop di arte terapeutica dell’Accademia di Belle Arti del Sichuan. Di questi, undici sono esposti in forma materiale. Sono, al tempo stesso, elaborati degli studenti e parte integrante della metodologia dell’Arte Terapeutica Condivisa.
La caratteristica più importante dell’Arte Terapeutica Condivisa è la trasformazione dell’espressione individuale in relazione pubblica. Le emozioni, i ricordi e le sensazioni corporee di una persona — attraverso materiali, gesti, colori e segni — escono dallo spazio psichico privato ed entrano in un campo di osservazione condivisa. Le opere diventano testimonianza di un’esperienza accaduta; la mostra diventa un prolungamento della struttura terapeutica: l’essere osservate, accolte e comprese sono tutti momenti in cui la relazione si rigenera.
Durante la mostra, i visitatori sono stati toccati dal processo creativo e dalla forma finale di queste opere. Presentate insieme in forma condivisa, esse hanno prodotto una particolare alchimia: nella varietà dei formati e nella pluralità delle espressioni artistiche, hanno generato una risonanza condivisa impossibile da ottenere osservando le singole opere separatamente. La mostra non è un momento aggiuntivo: è essa stessa la struttura terapeutica. Quando le opere escono dalle mani di chi le ha create ed entrano nello spazio pubblico, il processo terapeutico non si conclude, ma entra in una nuova fase.
Nell’aprile 2026, il Ministero dell’Istruzione della Repubblica Popolare Cinese ha ufficialmente incluso l’arteterapia nel catalogo delle discipline per la formazione universitaria di primo livello. La pratica didattica dell’Arte Terapeutica Condivisa all’Accademia di Belle Arti del Sichuan offre alla Cina un modello di riferimento di respiro internazionale e dalla visione contemporanea.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale entra rapidamente nella produzione di immagini e di sapere, il valore fondamentale dell’educazione artistica è chiamato a una ridefinizione radicale. Ciò che l’Arte Terapeutica Condivisa sottolinea sono proprio quelle qualità umane che la tecnologia non può sostituire: il tocco, l’ascolto, l’attesa, la co-creazione, lo sguardo e la comprensione. Non si tratta di rifiutare la tecnologia, ma di riaffermare ciò che significa essere umani.
Più di sette secoli fa, Marco Polo immaginò la Cina con lo sguardo di un viaggiatore. Oggi, l’Arte Terapeutica Condivisa raggiunge questa terra per una via interiore. La comprensione olistica della civiltà italiana — arte, medicina, educazione e vita pubblica come unità organica — incontra il pensiero della cultura tradizionale cinese sull’unità di corpo e spirito, sull’armonia del soffio vitale qiyun (气韵), sulla coltivazione interiore e sulla coesistenza armoniosa hexie gongsheng (和合共生): un incontro che avviene in aule reali, con studenti reali, attraverso emozioni reali.
Dall’Accademia di Brera all’Accademia del Sichuan, dall’Italia alla Cina: questo cammino richiede non solo la creatività dell’artista, ma anche una fede capace di sostenere una lunga traversata — la fede che l’arte possa davvero toccare la vita degli esseri umani, e che un metodo possa lentamente mettere radici, germogliare, fiorire e ramificarsi in una terra straniera.
La mostra dell’Accademia di Belle Arti del Sichuan è un momento significativo lungo questo cammino. È anche un fiore che la terapeutica artistica di Brera fa sbocciare in Oriente.
Nota sull’autrice: Sun Haiyan (孙海燕) è professoressa presso l’Accademia di Belle Arti del Sichuan, in Cina, e dottore di ricerca in studi artistici. I suoi ambiti di ricerca comprendono la pratica e la storia dell’arteterapia, nonché la pratica e la storia del teatro educativo. Attraverso ricerche e scritti dedicati a numerosi pionieri dell’arteterapia, ha contribuito in modo pionieristico alla formazione, in Cina, del campo degli studi storici sull’arteterapia.
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Dall’Italia alla Cina: l’Arte Terapeutica Condivisa fiorisce all’Accademia di Belle Arti del Sichuan