HIC ET NUNC-IBI ET NUNC|Roma

unnamedNon stiamo cadendo continuamente? All’indietro, da un lato, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un sopra ed un sotto? Non stiamo vagando come attraverso di un niente infinito? Non ci sfiora il soffio del vuoto? Non fa più freddo adesso che prima?Non scende costantemente la notte, ed ogni volta più scura?Friedrich Nietzsche, La gaia scienza.HIC

ET NUNC ( su paradossi democratici ) Hic et Nunc è un progetto curatoriale che accoglie una selezione di artisti che permette di delucidare come l’arte si erge ad azione simbolica di resistenza di fronte ai danni che caratterizzano la nostra società. Hic et Nunc (Qui ed ora in latino), propone di guardare e vedere senza filtri. Dodici opere audiovisuali che danno risposta ad un cumulo di disuguaglianze sociali ed umiliazioni politiche, offrendo un’interpretazione aperta del politico, partendo dall’accezione dello zoón politikón (animale politico) aristotelico. Questa considerazione che porterebbe a parlare del posto del cittadino come pubblico attivo, è anche l’opportunità per parlare del presente. Un’esigenza che è cosciente della parte imperfetta che costituisce la democrazia e che ci situa in uno spazio senza visibilità, evanescente e rovinato. Neoliberalismo, nazionalismo, stato, economia, sono solo alcuni dei concetti che designano il nostro tempo attuale. Un dispotismo illuminato elevato all’ennesima potenza, radicato nella coscienza individuale, ha diretto e dirige il nostro divenire, da ieri e oggi.La somma di tutte le opere risponde in modo diretto alla proposta concettuale. Ognuna di esse si dirige ad uno spazio temporale riconoscibile, familiare. Da lavori di stampo poetico come quello di Eugenio Ampudia, passando per azioni concrete come quelle di Núria Güell, Jordi Colomer, Pelayo Varela, Mateo Maté o Daniel G. Andújar, fino ad alcune opere che propongono paradigmi su questioni relative alla teoria dello stato come Chus García-Fraile o il gruppo artistico PSJM. Altri, come Avelino Sala e Jorge García, si stringono intorno all’individuo e alla sua fede perduta. Non esenti di ironia, i lavori di Marta de Gonzalo e Publio Pérez o María Cañas, propongono una riflessione che riunisce storia e quotidianità. Il connubio, permette anche di estrarre tre linee di riflessione dissezionate a partire da un’analisi sull’uomo e il suo circostante: memoria e storia, stato ed economia, individuo ed alterità. La situazione attuale ci conduce ad una specie di strada senza uscita nella quale la questione finale sembra sbilanciarsi tra la scelta di un caos libertario e l’ordine dogmatico. Ma come suggerisce Tzvetan Todorov nel suo saggio I nemici intimi della democrazia, l’interrogante si incontra a favore di altre categorie che permettono di riflettere senza pregiudizi e sotto un prisma che apre nuove vie risolutive. Il cammino richiede di mettere in dubbio proprio gli agenti che protagonizzano l’errata proposta iniziale. Conviene -e questo si persegue mediante la visione integrale della mostra- riconoscersi in una geografia anonima e legittima. Da lì, segnalare crepe ed errori, del passato ed attuali, per portare a compimento il cambio che suggerisce etimologicamente l’unico concetto che si presenta come bandiera della situazione attuale, ed è, crisi, cambio. Tornando ad aristotele, rimembrare come nella Poética, la ragione attua separando, rompendo e decidendo la consistenza della sua tela. La ragione diventa, krinein, fa crisi, diventa critica. Riconoscere la crisi come necessità di un cambio, pensare considerando la ricostruzione, creare ed intendere l’arte come atto di resistenza, realizzando, sempre, sotto l’influsso della critica. Imma Prieto Carrillo

IBI ET NUNC L’ arte con la vita

Ibi Et Nunc: su paradossi democratici è un progetto curatoriale che accoglie una selezione di dodici opere audiovisuali di artisti latinoamericani. Ibi Et Nunc (lì ed ora in latino) è il risultato di un lungo itinerario per il continente americano (Ecuador, Stati Uniti, Messico, Repubblica Dominicana, Paraguay e Guatemala) e propone una riflessione circa la situazione di crisi e fragilità socioeconomica che si vive in alcuni dei contesti politico-sociali di eredità capitalista. Il progetto nacque a Barcellona nel maggio del 2013, nella cornice del festival di video arte Loop Screen Festival sotto il titolo di Hic Et Nunc (qui ed ora), e accoglieva il lavoro audiovisuale di dodici artisti spagnoli: Daniel G. Andújar, Avelino Sala, Jorge García, Jordi Colomer, María Cañas, Pelayo Varela, Núria Güell, Eugenio Ampudia, Chus García-Fraile, Mateo Maté e il gruppo artistico PSJM. Il filo concettuale di questo primo stadio del progetto, proponeva una riflessione intorno alla situazione di crisi economica, politica e sociale che caratterizzava specialmente Stati Uniti ed Europa. Tale situazione, trova parte della sua origine nei fatti avvenuti nelle borse internazionali nel 2008 come conseguenza delle azioni compiute da banche ed entità finanziarie. Dopo quasi cinque anni di negoziazioni tra governi ed entità finanziarie, il risultato non è stato altro che il malessere generalizzato dei cittadini. Durante questi anni hanno avuto luogo molte manifestazioni mediante le quali la voce del popolo si è alzata con l’obiettivo di esigere qualcosa così basico come i propri diritti. A radice di ciò si selezionarono alcuni lavori che permettono delucidare che l’arte attua come azione simbolica di resistenza davanti ai problemi che caratterizzano la nostra società. Dal momento in cui si propose insieme all’ AECID la possibilità di itinerare l’esposizione per il continente americano, specialmente attraverso i paesi Sudamericani, si volle aprire la proposta curatoriale a visioni di altre geografie con il fine di condividere il dialogo fondante del progetto.Duranze l’itineranza si sono andati sommando lavori di artisti latinoamericani con lo scopo di ampliare e proporre la riflessione in un modo più vicino. In ognuno dei luoghi nei quali si portò Hic Et Nunc, si invitarono artisti locali a collaborare con il progetto sia involucrandosi in tempo reale nell’esposizione, sia mantendendo un dialogo vivo, durante e dopo l’evento. Il risultato accoglie dodici nuove proposte che, dal continente latinoamericano, analizzano la situazione socioeconomica europea attraverso questi lavori. Non ci sono soluzioni in proposito. Ci sono risposte ed affermazioni che stabiliscono un forte nesso di unione di fronte a ciò che ogni volta si presenta come una necessità di prim’ordine: terminare con la tirannia del potere. Ibi Et Nunc permette di portare avanti questa riflessione iniziale a partire dalla sensibilità di artisti che partendo da altre coordinate geografiche e storiche, si avvicinano al contesto europeo apportando una lettura che apre nuovi interrogativi e permette di riconoscere nuovi errori. Se per un lato, a causa della globalizzazione e della difficoltà di scappare dal capitalismo, molte delle problematiche sono condivise, per altro lato, ci incontriamo con situazioni nelle quali alcuni dei mali endemici che caratterizzano l’occidente sono stati, in alcun momento, imposti. Una specie di ‘saper fare’ (ovviamente erroneo ed eurocentrista) occidentale è stato trasportato ad altre latitudini senza rispettare identità, culture e contesti che ne sono estranei. Si condivide a livello mondiale un malcontento generalizzato che da visibilità, sempre con più forza, all’abisso esistente tra politici e cittadini, tra politica, forse malintesa, e vita, che è indiscutibilmente politica. Dal lì insieme a centinaia di manifestazioni politico-sociali di indole distinta, incontriamo anche decine di manifestazioni artistiche che prendono posizione e rivendicano, mediante un discorso visuale, giustizia e verità. L’obiettivo è comune. Latitudini e meridiani restano fuori. La volontà è quella di condividere e invitare ad altri contesti per far sì che analizzino dalle loro latitudini e storie la situazione attuale attraverso un nuovo spettro. Una situazione che a tutti è familiare, una precisione che richiede l’apporto di ognuno per fare in modo che tutto possa essere scoperto. Tale e come ci si proponeva con la prima parte del progetto, attraverso questa esposizione, si vuole, di nuovo, stabilire un vincolo con il pubblico, invitandolo a partecipare mediante il suo avvicinamento e dialogo in relazione alle tematiche esposte. Il progetto legittima la necessità di multipli punti di vista per stabilire, mediante il dialogo, quel nesso di unione imprescindibile per dibattere senza filtri.

I dodici lavori che adesso si presentano, nello stesso modo che lo fecero i dodici anteriori, propongono e denunciano in forma chiara e diretta. Fanno uso del loro essere politico per denunciare mediante la pratica artistica. Come ben evidenzia Iván de la Nuez nel suo libro Inundaciones. Del Muro a Guantánamo:invasiones artísticas en las fronteras políticas, l’arte prende la parola, diventando piattaforma dalla quale avvicinare le voci: Dato che la politica sta sempre più lontana dalla vita, la più recente arte politica assume, quindi, il dovere di avvicinarsi ad essa per qualsiasi strada. L’arte con la vita. A questo secondo giro del progetto, si somma la visione di Alex Brahim, curatore e critico d’arte colombiano, con la volontà di incorporare una testimonianza che analizza la situazione attuale da una posizione che permette parlare di quel lì e qui con cognizione di causa a partire dal linguaggio verbale. Della stessa maniera, si incontrano rinomati artisti di alcuni paesi nei quali l’esposizione non ha potuto ancora essere vista. Questo risponde al dialogo ed interesse comune che il progetto ha suscitato. D’altra parte, tutti i lavori selezionati si trovano nella cornice concettuale che la mostra presenta. Il nucleo del progetto è, quindi, sapere di essere in uno spazio comune dal quale si prende atto delle differenze e si riaffermano diritti e necessità. Un luogo che sappiamo che si trova nel limite, nel limite di quello che può essere permesso. Uno stadio al quale ci hanno portato gli abusi causati dal potere, il demos. E che il cratos, il popolo, risponde con riflessione, critica e azione. Pratica politica nel senso più ampio della parola. Pratica che ci avvicina ad un poter tornare a pronunciare il concetto di democrazia. In questo caso, dal linguaggio artistico di María José Argenzio, Gina Arizpe, Pedro Barrail, Monika Bravo, Iván Candeo, Regina José Galindo, Ximena Labra, Adrian Melis, Jorge Méndez Blake, Tomás Ochoa, Patricio Palomeque y Wilfredo Prieto.

Imma Prieto Carrillo 



Sto caricando la mappa ....

Data e Ora
01/12/2015 / 18:30 - 23:00

Luogo
Real Academia di Spagna