ZORAN MUSIC

La mostra alla Galleria d’Arte Maggiore G.A.M., a cura di Flaminio Gualdoni, ripercorre il lavoro di Zoran Music attraverso un ricco e consistente gruppo di quaranta opere, esempi significativi degli svariati cicli pittorici che hanno reso Music un artista riconosciuto a livello internazionale: dai paesaggi dalmati a quelli italiani, dai ritratti alle nature morte fino all’orrore dei campi di concentramento, affrontato nella serie “Nous ne sommes pas les derniers”. Le opere coprono così un arco cronologico di quasi cinquant’anni, dagli anni Quaranta fino alle ultime creazione degli anni Novanta, restituendo un ritratto completo ed interessante di una ricerca artistica ancora oggi attuale.

Zoran Music nasce a Gorizia nel 1909 e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Zagabria fino al 1935, anno in cui termina gli studi e intraprende i suoi numerosi viaggi per l’Europa: soggiorna a Madrid e Toledo, dove viene a contatto con la pittura di Goya e di El Greco, sull’isola di Curzola e in Dalmazia. Nel 1943 si reca per la prima volta in Italia: risiede a Venezia, dove conosce la moglie Ida, mentre nel 1944 viene arrestato e deportato nel campo di concentramento di Dachau. Lo strazio e gli orrori della prigionia, ripresi attraverso disegni e schizzi elaborati in segreto e a fatica, rimarranno per sempre impressi nella sua memoria. Una volta liberato dalle truppe americane, nel 1946, Music soggiorna per un breve periodo a Gorizia per poi ritornare nuovamente a Venezia, dove si stabilirà in modo definitivo.
Il ritorno nel capoluogo veneto sancisce in qualche modo il suo ritorno alla libertà: è l’inizio di una nuova vita. Qui Music si concentra sul paesaggio veneziano, del quale abbiamo degli esempi in Chiesa del Redentore del 1947 e nelle varie versioni del Canale della Giudecca, ed inizia il famoso ciclo dei Cavallini, altro tema distintivo dell’opera del pittore e ben rappresentato in mostra. Animali fluttuanti, ipnotici, che evocano un luogo senza tempo e rompono il silenzio ovattato del paesaggio. Sono gli anni in cui l’artista partecipa alla Biennale di Venezia: nel 1948, anno del debutto, e, successivamente, nel 1950, anno in cui vince il premio Gualino, nel 1956 e nel 1960, anno in cui viene insignito del premio Unesco per l’arte grafica.

Risale, invece, al 1970 Nous ne sommes pas les derniers (trad. “Noi non saremo gli ultimi”), la serie dedicata al periodo di prigionia nel campo di concentramento di Dachau. Il linguaggio pittorico di Music cambia considerevolmente dopo tale vicenda: i toni, qui, si fanno più scuri e macabri e si percepiscono a fondo il dolore e le atrocità patite dai deportati.
Il percorso della mostra prosegue poi mettendo in scena i tanti paesaggi italiani e dalmati che hanno segnato profondamente la vita del pittore, ricordi d’infanzia, visioni di un passato che l’artista non ha mai dimenticato. È proprio grazie alla riscoperta della terra natia che Music riesce a superare l’atroce esperienza della prigionia, potendosi così dedicare a pieno a ciò che lo circonda: le vedute veneziane, tema ripreso tra il 1981 e il 1982, ma anche ai ritratti della moglie Ida: due gli esempi in mostra, datati 1982. Risale, poi, al 1984 il ciclo degli Interni delle cattedrali, tema trattato inizialmente nel 1944 ma opportunamente approfondito soltanto in questi anni.
Tutta la vita di Music confluisce, dunque, nelle sue opere, luoghi e momenti che l’artista continua a rievocare costantemente fino all’ultima serie degli Autoritratti, intrapresa a partire dal 1987, in cui ad essere indagata per la prima volta è la propria figura, un modo, forse, per siglare definitivamente l’intera sua produzione.

Galleria d’Arte Maggiore G.A.M.
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Data e Ora
18/11/2017 / 18:00 - 21:00

Luogo
Galleria d'Arte Maggiore G.A.M.