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I BoCs Art Cosenza e la residenza artistica della Città del sole

Non è da sottovalutare che il terzo appuntamento del ciclo di residenze dei BoCs Art di Cosenza si firmi con il titolo “La città del sole”  del celebre calabrese Tommaso Campanella. Infatti, al di là della consanguineità territoriale, il carattere fondante del pensiero di Campanella fu sempre e comunque il riporre nel gesto e nella parola riformiste le più esaustive ed elementari forme dell’esistenza umana. Attraverso il moto di un processo “rivoluzionario”, il pensiero dell’uomo riesce ad esplicarsi in azione, metabolizzando culturalmente i ribaltamenti di uno status quo percepito come perturbante, quindi atto ad un twist ‘nd turns esistenziale. Immutandosi nell’oggetto, per dirla alla Campanella, quindi immergendosi interamente in una profondità di campo, allo “spirito caldo e sottile” dell’essere umano è permesso sentire, in senso stretto, cosa si pone di diverso nel mondo del pensiero altrui e come lo si lasci divenire parte di se stessi, senza per questo costringersi entro un paradigma stagnante di puntuale identificazione.

Con la curatela di Giacinto Di Pietrantonio affiancato da Giovanni Viceconte e,  i quattordici artisti dei BoCs Art cosentini  hanno scelto di “immutare” le proprie opere in una realtà attenta alla tradizione e alla cultura territoriale calabrese, ispirati dalla ricerca di una pietra filosofale  personalmente esperita  ed interpretata durante i giorni di residenza artistica in città. Così l’originalità dei BoCs Art ha saputo intensificare e ripercorrere  il fascino delle ricchezze, tangibili o meno, di una Regione che da anni decide, coraggiosamente e mediante l’Arte, di allontanare la pochezza di un Sistema globalizzante mirato verso l’appiattimento delle coscienze e lo sbarramento di finestre, che sarebbe preferibile vedere aperte sul mondo. Non ultimo, focalizzandosi sul disegno e sulla parola, quali originarie forme di linguaggio, l’esperienza dei BoCs Art ha saputo scavalcare ancora una volta e sapientemente le aberranti logiche di un emporio dell’arte, riformando, letteralmente,  l’idea di un museo diffuso, immutato nell’oggetto della comunicazione e dell’incontro.

Rebecca Agnes e i suoi  “Quando i dinosauri non avevano le piume” (2018) e “Diario cosentino” (2018), ha permesso di conferire un effettivo segno della residenza cosentina scegliendo, nel  primo, la via di un  diario  antologico-ritrattistico, “ricamato” secondo un’antica tecnica usata su stoffa e, nel secondo,  un vero e proprio diario illustrato. Giulio Alvigini con “Quando devi realizzare un’opera per BoCs Art”(2018) ha dimostrato quanti e quali usi possono riservare le nuove tecnologie digitali, social network inclusi. L’artista tedesca  Karin Andersen con  l’installazione “Licantropia Consentia”(2018),  è riuscita a condurre il pubblico nella dimensione immaginifica popolata da maschere/sculture e fotografie tese a creare una connessione tra dimensioni, che appaiono inconciliabili e per questo rifuggite a priori. Cristina Gardumi con “De rerum natura” (2018) ha  ripreso l’antropomorfismo  favolistico della donna-animale, ricreando un’alchemica armonia tra il disegno e il suono. Gabriele Arruzzo ha  fatto conoscere al pubblico la filosofia teologica di Gioacchino da Fiore con il suo “Pensatore gioachimita” (2018), accentuando, mediante la pittura, l’intuizione del monaco sulla linea temporale, che unisce la vita degli uomini sulla terra e la vorticosa aspirazione al Regno della Salvezza.  Marco Pace  con l’istallazione performativa dal titolo “Andromeda” (2018), ha ridonato uno spazio per la poesia dell’essere di Angelo Fasano, ritagliando per lo spettatore una dimensione mite e insieme provocatoria, atta a interrogare un silenzio interiore imprigionato tra le spesse pareti dell’Ego.  Sabrina D’Alessandro e Francesco Fusi hanno guardato da vicino la cultura calabrese con “IXV Censimento Peculiare”(2018) della prima e “Le gemelle” (2018) del secondo;  all’evento-performativo di Sabrina, fedelmente attenta alla rigenerazione del dialetto/lingua calabrese, il dipinto di  Francesco ha accostato e  riconferito energia agli  arbëreshë, secolarizzati in territorio cosentino. Ancora rivolto al territorio, “Consenso” (2018) di Elisa Mossa, una proposta artistica che, tra il  disegno e la scultura, ha donato valore al primordiale legame animico tra la figura femminile e il ventre di una dimensione naturale e incontaminata; al contempo Luca Matti e il suo “Cosenza Novel” (2018), come la collega Mossa, ha  accentuato e organizzato su una scala di grigi il dialettico passaggio tra l’istinto e la razionalizzazione, ovvero tra le differenti condizioni di libertà o di adattamento, che l’essere umano assume o può assumere se inserito nella spirale dell’urbanizzazione. La tensione dell’attimo e dello “scatto” in avanti è stato suggerito anche dalla video-istallazione di  Danilo Sciorilli con  “(Not yet) Raging Bull – Toro non ancora scatenato” (2018), che ha scelto la figura dinamica di un atleta, per decretare da lì a poco il seguito di una lotta -non del singolo, ma della collettività-, giocata entro la sfera aeriforme dello spirito d’ immaginazione dell’osservatore stesso. Ha fatto seguito il fumetto installato entro un armadio-scultura “Dove lo porto?”(2018) di Dario Guccio, che con una geniale intuizione ha lasciato che i personaggi rappresentati in serie riuscissero a trasmettere la concreta percezione di uno scambio di energia, tradotto mediante l’espressività e la gestualità simbolica di un Io-Mondo. Parimenti “discorsiva” e coinvolgente, l’opera-fumetto “Corleone Poetico” (2018) di Marco Pio Mucci, che ha deciso di illustrare le scene tratte dall’intimità familiare del padrino Don Vito Corleone, permettendo al canale artistico scelto di veicolare con immediatezza un’emotività del tutto originale e inaspettata. In ultimo “Lingotti Fileja” (2018)  di Gabriele Picco, una scultura che nasconde gelosamente materiali raccolti dal territorio, assemblati e ricoperti di colore oro, atti a sottolineare quanto la terra calabrese abbia da preservare e, al contempo,  lasciare conoscere.  .

Illuminando il celebre lungofiume Crati, i BoCs Art della Città del solehanno sviluppato su due piani le macro-aree concettuali proposte in mostra con il più leale intento di resettare quello spirito di osservazione che, invece di nutrirsi di un’effettività contemporanea pur sempre grata alla tradizione, ne fagocita i risultati, scartando troppo spesso l’essenzialità della memoria.

BoCs Art Cosenza Presentazione delle opere –III sessione- 13-25 settembre 2018

A cura di Giacinto Di Pietrantonio con Giovanni Viceconte 

Artisti in mostra:

Rebecca Agnes, Giulio Alvigini, Karin Andersen, Cristina Gardumi, Gabriele Arruzzo, Marco Pace, Sabrina D’Alessandro, Francesco Fusi, Elisa Mossa, Luca Matti, Danilo Sciorini, Dario Guccio, Marco Pio Mucci, Gabriele Picco